FCA produrrà 27 milioni di mascherine al giorno: dal conflitto di interessi al rischio di disastro ambientale

Verschlimbessern. Significa in tedesco "peggiorare le cose nel tentativo di migliorarle". Una parola così servirebbe al vocabolario italiano, soprattutto in tempo di emergenza Covid. Un esempio è quello che si sta compiendo con le mascherine nelle scuole.

Credits: oceanasian.org - Mascherine recuperate in mare

Verschlimbessern. Significa in tedesco “peggiorare le cose nel tentativo di migliorarle”. Noi abbiamo l’espressione “la toppa è peggio del buco”, ma non rende l’idea. L’idea è proprio quella di affrontare un problema e prodigarsi di sforzi eccessivi e così sbagliati che alla fine i danni sono ancora maggiori. Una parola così servirebbe al vocabolario italiano, soprattutto in tempo di emergenza Covid. Un esempio è quello che si sta compiendo con le mascherine nelle scuole.

FCA produrrà 27 milioni di mascherine al giorno: dal conflitto di interessi al rischio di disastro ambientale

La notizia era stata accolta quasi con entusiasmo da gran parte dei cittadini italiani. Quando il commissario Arcuri ha dichiarato che per garantire un ritorno in classe in sicurezza avrebbe distribuito nelle scuole 13 milioni di mascherine usa e getta ogni giorno. Pagate dallo Stato, cioè dai contribuenti avrebbe dovuto precisare come fanno ad esempio nel nord Europa. Da loro non sono i soldi dello Stato ma sono i soldi dei contribuenti, ma questa è tutta un’altra storia. Torniamo ad Arcuri.

Mascherine e banchi rotanti per un ritorno in sicurezza. Anche se…

13 milioni di mascherine al giorno per garantire il ritorno in sicurezza. E siccome la sicurezza non è mai abbastanza ci sono anche i banchi rotanti. Altri 3 miliardi di soldi dello Stato, cioè dei contribuenti, cioè nostri. Però in fondo, la sicurezza non ha prezzo, o no?
Però ancora non basta. Mascherine e banchi paiono non essere sufficienti perchè in caso di contagi ci sarà la quarantena per tutta la classe, forse per l’intera scuola. C’è chi si chiede ma, scusate, i banchi rotanti e le mascherine non sono fatti apposta per evitare i contagi? E se si mette in quarantena una intera classe se c’è un contagiato, allora a che servono banchi e mascherine? Ma sono domande da “negazionista”, quindi lasciamo perdere, la sicurezza prima di tutto.

Dalle auto alle mascherine

Però c’è un’altra domanda: chi produrrà i banchi? E chi le mascherine? I banchi sono coperti da segreto militare ma sulle mascherine si è iniziata a fare luce. Come hanno titolato alcuni giornali e siti, la produzione dei 13 milioni di mascherine al giorno verrà garantita dalla FCA, cioè dalla Fiat. Dalla Fiat? Quella delle automobili? Sì, avete capito bene. Perchè la Fiat non è solo automobili.

Il Tempo, 24 agosto

L’azionista di rilevanza del gruppo FCA è la Exor, holding della famiglia Agnelli che direttamente o attraverso altra partecipate possiede anche GEDI, gruppo editoriale di cui fanno parte giornali come Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, 13 testate locali, L’Espresso e altri periodici. Fanno parte del gruppo anche tre radio nazionali (Radio DeeJay, Radio Capital e M2o) e tramite la holding possiedono il 43% del settimanale Economist. Capite che significa?

Il business delle mascherine per il nuovo leader di mercato

Per capirlo proviamo a fare due conti del business delle mascherine per il gruppo FCA. Produrre 27 milioni di mascherine al giorno (di cui almeno metà garantite dallo Stato con i soldi dei contribuenti) significa, calcolando 50 centesimi a mascherina, un giro d’affari di 13 milioni e mezzo di euro al giorno. Cioé circa 400 milioni al mese e quasi 5 miliardi all’anno. Si tratta di un giro d’affari pari a circa il 70% del reddito operativo attuale dell’intero gruppo FCA. Un business considerevole, anche perchè la garanzia della copertura degli ordini da parte dello Stato azzera di fatto il rischio imprenditoriale.
Quindi ricapitolando: il governo affida la produzione di mascherine obbligatorie per le scuole a una società che possiede i principali organi di informazione nazionali. Questa decisione comporta tre conseguenze possibili, di cui una certa dal sapore di beffa.

Prima conseguenza: il conflitto di interessi per chi fa informazione

Prima conseguenza: il conflitto di interessi.
La società che produce più della metà del fabbisogno nazionale di mascherine possiede alcuni dei principali mezzi di comunicazione, generando da questo business una consistente fetta dei suoi guadagni, per un giro di affari che rischia di sfiorare i 5 miliardi di euro. Come tratteranno questo argomento gli organi di informazione del gruppo? Quando parleranno di mascherine c’è da aspettarsi che rimarranno neutrali trattando del prodotto del loro proprietario? E non c’è possibilità che questa commistione di interessi possa anche influenzare i toni di tutte le notizie sulla questione Covid? Ossia, non ci può essere un incentivo di 5 miliardi di euro ad alimentare notizie allarmistiche sul Covid che possano indurre all’acquisto se non all’obbligatorietà dell’uso delle mascherine?

Non sarebbe più corretto inserire in ogni articolo sull’emergenza Covid la dicitura “questo giornale fa parte del primo gruppo produttore di mascherine in Italia”? Per capire il conflitto di interessi basterebbe immaginare se invece delle mascherine si parlasse di automobili Fiat: capite che in quel caso il conflitto di interessi sarebbe evidente visto che sarebbe difficile immaginare giornali del gruppo parlare male di automobili dello stesso gruppo? Tra l’altro l’unico punto in comune è che si tratta di due prodotti inquinanti. E arriviamo alla seconda conseguenza.

Seconda conseguenza: il disastro ambientale

Credits: oceanasian.org – Mascherine recuperate in mare

Seconda conseguenza: il disastro ambientale.
Italiani, popolo di incivili“. Scommettiamo che questo sarà il mantra della prossima estate quando saremo sommersi dal pattume di mascherine? Mascherine nel mare, mascherine nei fiumi, sui prati, ovunque. Che incivili che siamo. Ma anche in questo caso, chi sono i veri incivili? Per capirlo anche in questo caso facciamo due conti.

Ogni giorno verranno distribuite nelle scuole 13 milioni di mascherine usa e getta. 13 milioni. Poniamo che una cifra irrisoria, appena l’1% vada buttato in giro, per diverse ragioni, per bambini che le perdono in strada, per errati smaltimenti nelle scuole, per rottura o, perchè no, per comportamenti incivili dell’1% dei nostri ragazzi. 1% di 13 milioni significa 130 mila. Ogni giorno se appena l’1% dei nostri ragazzi si comportasse in modo incivile si avrebbero 130mila mascherine che inquinano l’ambiente. Significa 1,3 milioni al mese. Più di 15 milioni in un anno di mascherine in giro per il nostro povero Paese. Ma ancora non basta. FCA produrrà 27 milioni di pezzi per il mercato interno. Se anche qui applichiamo l’1% di tasso di inciviltà sarebbero 270 mila mascherine che inquinano ogni giorno. E stiamo applicando un tasso di inciviltà ridicolo: l’1%, da campioni del mondo di civiltà. E allora chi sono gli incivili: gli italiani che al 99% stanno rispettando l’ambiente o chi ha deciso questa produzione immensa di materiale inquinante, senza preoccuparsi della loro gestione e del loro smaltimento?

E che diritto abbiamo noi per inquinare così l’ambiente? In nome di una protezione che FORSE potrebbe evitare che i ragazzi si possano contagiare, anche se risulta difficile immaginare che non riescano comunque a contagiarsi stando sempre insieme. E che una volta contagiati FORSE potrebbero contagiare i loro genitori che FORSE potrebbero ammalarsi e che FORSE questa malattia potrebbe rivelarsi per loro grave. Per tutti questi FORSE abbiamo invece delle certezze: la certezza di inquinare l’ambiente producendo tonnellate di rifiuti, la certezza di avere un incentivo perchè l’informazione sia allarmistica, la certezza di aumentare il nostro debito pubblico destinando le nostre tasse a un paradiso fiscale. Già, arriviamo all’ultima conseguenza dal sapore di beffa finale.

Terza conseguenza: i soldi degli italiani finiscono nel paradiso fiscale

Terza conseguenza: i soldi degli italiani finiscono nella “famigerata” Olanda.
Riassumendo: lo Stato usa i soldi dei contribuenti per comprare 13 milioni di mascherine da dare ogni giorno nelle scuole. Queste mascherine sono prodotte da FCA Group. Dove vanno a finire i soldi spesi dagli italiani? All’estero. Sì, perchè FCA ha sede legale in Olanda e sede fiscale in UK. Non solo, è società olandese anche la Exor, la holding che detiene la partecipazione di rilevanza di FCA così come di tutte le partecipate del gruppo, editoriali e non. Proprio quell’Olanda accusata da molti di essere il paradiso fiscale che sta “strozzando” l’Italia con la sua concorrenza fiscale, alla fine sarà l’unico Paese a guadagnarci. Mentre in Italia resteranno le casse vuote nello Stato e un mare di monnezza.

Cosa possiamo fare?

Mi appello a tutti quelli che, come me, hanno un’esigenza semplice e naturale: vivere in un ambiente il più pulito possibile. In primis dobbiamo rivolgerci al governo, il primo responsabile: responsabile non solo per la decisione di rendere obbligatorie le mascherine nelle scuole, cosa che ad esempio non accade in quasi tutti gli altri paesi europei, in particolare quelli del Nord Europa che, anzi, riescono a gestire i contagi Covid senza più alcun obbligo di mascherine. Ma soprattutto per l’imbarazzante decisione di affidare la produzione di mascherine acquistate dai contribuenti a un’azienda che è proprietaria di alcuni dei principali organi di informazione del Paese. Un compito prioritario di un governo dovrebbe essere proprio quello di evitare commistioni di interessi di questo livello. Mi auguro che in chi fa parte del governo, ci sarà qualcuno che ha cuore il bene del Paese, che ci tiene all’ambiente, che non vuole trasformare l’Italia in un immondezzaio, e che potrà così intervenire per scongiurare questo disastro.

Così come mi auguro ci saranno giornalisti del gruppo editoriale di FCA, ci saranno azionisti, ci saranno lettori o semplici persone che capiranno che tutti i soldi del mondo non valgono la distruzione dell’ambiente in cui stiamo. Chiedo a ognuno di fare la sua parte, perchè non abbiamo nessun diritto, in nome di un FORSE, di inquinare il nostro pianeta e, perchè quando vedremo una mascherina in mare, o in strada o su un prato, ognuno di noi dovrà sentirsi l’unico responsabile di questo scempio se non avrà fatto nulla per impedirlo.

Economist su Instagram, 24 agosto: “Come l’uso delle mascherine ci renderà più ricchi”

ANDREA ZOPPOLATO

 

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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