EDILIZIA SOCIALE: 5 spunti internazionali per migliorare la realtà milanese

Vediamo 5 diversi scenari di trattare l’edilizia pubblica partendo dalla suggestione del ritorno ai borghi di Boeri passando per Vienna, Singapore, Berlino e New York

Vediamo 5 diversi scenari di trattare l’edilizia pubblica partendo dalla suggestione del ritorno ai borghi di Boeri passando per Vienna, Singapore e New York e una nuova versione berlinese di recente concezione che potrebbe essere interessante in cui privato e pubblico hanno trovato un perfetto equilibrio.

EDILIZIA SOCIALE: 5 spunti internazionali per migliorare la realtà milanese

#1 Boeri “Dare più importanza a borghi o rioni”

Ho deciso di iniziare l’articolo partendo dalle ultime parole dell’architetto Boeri, noto soprattutto per il suo Bosco Verticale, su Milano che dovrebbe rinascere dando più importanza ai suoi numerosi borghi o rioni. Ogni borgo dovrebbe avere una sua specifica realtà in modo tale che la città possa continuare a riflettere e mantenere il suo tessuto urbano eterogeneo ed unico.Tuttavia, uno dei tanti quesiti è come i quartieri possono essere migliorati al fine di mantenere o sviluppare ulteriormente la loro identità architettonica, sociale ed economica?


Oggigiorno, il quartiere deve mantenere un suo equilibrio e ciò può essere garantito sia da investimenti pubblici che privati, anche se notiamo uno sbilanciamento sempre più a favore di quest’ultimi. L’anima dei borghi è garantita soprattutto dal benessere residenziale e sociale, sia l’edilizia pubblica che privata dovrebbero coesistere in modo da sviluppare una sinergia perfetta ma la realtà è leggermente diversa e nota a tutti.

A Milano, la bilancia non è in equilibrio, infatti uno dei settori in sofferenza cronica è senza ombra di dubbio l’edilizia sociale gestita dalle società pubbliche ALER e MM. È noto che l’accesso ad un social housing di qualità migliora la salute pubblica e l’educazione civile e se è vicina al luogo di lavoro migliora la produttività delle persone. Tuttavia, il caso milanese, ma in generale quello italiano, si trova a metà tra il tipo americano e quello di città regioni come Vienna e Singapore.

#2 Singapore: 90% case di proprietà, non in affitto

A Singapore, l’housing development Board ha sempre incoraggiato i residenti all’acquisto degli immobili. In gestione ne contiamo circa 900.000, a differenza di Milano dove per l’ultimo progetto di San Siro si prevede esclusivamente l’affitto. A Singapore, 9 persone su 10 possiedono la loro unità, le rimanenti 50.000 unità sono destinate per coloro che non hanno altre possibilità perché possiedono un reddito prossimo alla fascia di povertà.


L’edilizia pubblica per Singapore rappresenta un metodo per promuovere la crescita economica perché pone il benessere dell’individuo al centro, fornendoli uno spazio esaustivo con i minimi servizi e collegamenti. In Italia, l’edilizia pubblica dovrebbe rientrare agli stessi livelli in cui ad ogni crisi economica si lanciano nuovi piani infrastrutturali come ponti, autostrade per garantire il livello occupazionale.

Tornando a Singapore, il comune offre fino a 60.000 dollari di incentivi per il primo acquisto di un’unità HDB. Il Singaporean social security program permette una riduzione dei canoni mensili, sia sul costo dell’appartamento che sulle installazioni essenziali, e l’80% dei residenti non paga direttamente la rata ma l’importo viene prelevato dal CPF ossia il Central Provident Fund, un fondo di previdenza dove vengono dirottati i contributi sia personali che del datore di lavoro.

Fonte: mom.gov.sg


#3 Municipal Department 50, Vienna: un quarto delle case nelle mani del Comune

Il concetto dell’housing sociale viennese può essere espresso in questa frase: “l’edilizia sociale è un diritto umano e non dovrebbe essere soggetto a meccanismi di libero mercato “.Da questa frase si può capire perché il comune di Vienna possiede oltre un quarto degli dei condomini in città. L’edilizia sociale viennese ha inizio dopo gli anni 20 ed è sempre rimasta un elemento importante per la città. Il dipartimento è finanziato prettamente da fondi federali, circa 450 milioni di euro all’anno, formati dalle corporate taxes e dai contributi pagati da tutti i lavoratori in Austria.

Tuttavia, il vero punto di forza dell’housing viennese è che riesce a modulare il mercato privato. Avere oltre un quarto degli immobili in città funziona come un margine contro l’inflazione dei cannoni d’affitto rallentando così l’effetto speculativo immobiliare da parte dei privati.

Il suo obiettivo è quello di mantenere un social mixing che è la base essenziale per la vita in ogni quartiere e quindi nella la città stessa. Il rischio è lo svuotamento sociale del quartiere lasciando spazio solo ad un’economia immobiliare basata su affitti brevi e prezzi al metro quadro fuori dal reddito medio della popolazione, innescando un vortice negativo come la diminuzione dei servizi essenziali e un’economia di quartiere basata sempre di più dalla domanda esterna. Venezia, a causa del Covid-19, si è trovata completamente priva della fonte di reddito principale ossia il turismo portando alla luce tutte le fragilità del suo sistema dipendente completamente dalla domanda esterna.

#4 New York: l’idea di destinare il 20% di ogni nuovo progetto al social housing

Il tema delle case popolari a New York è un tema particolare. In generale le case popolari in USA sono viste come un modello di assistenza sociale scorretto e spesso associato alla povertà senza capirne gli effetti positivi come avviene a Singapore. A causa dell’inflazione eccessiva del mercato immobiliare e la mancanza di edilizia pubblica per le fasce deboli, ovvero coloro che si trovano sotto i 23.150 dollari l’anno di reddito lordo, il sindaco De Blasio ha portato alla stipula di un nuovo piano di edilizia pubblica.

Il comune non avendo più alloggi metteva gli abitanti negli alberghi arrivando comunque a non soddisfare la domanda. Il problema principale è che gli edifici di questo tipo a New York sono visti come un elemento di decrescita per il quartiere. Il social housing è considerato come una soluzione che non rende profitto non tanto per l’edificio in sé ma per l’impatto negativo che può avere per il quartiere e ne rallenta lo sviluppo portando un peggioramento della vita sociale.

Nonostante ciò, recentemente ha suscitato da un lato scandalo e dall’altra stupore, la proposta di costruire un condominio con 274 appartamenti, di cui 55 in social housing, con due entrate separate. Potrebbe essere un’alternativa logica per evitare la ghettizzazione di quartiere e se per ogni nuova costruzione, il 20% fosse social housing per legge al di sopra di numero specifico di unità. Idea troppo socialista o estremamente sensata?

Fonti:
Politico.com
Casaeclima.com

#5 Baugruppen, Berlino: modello di edilizia sostenibile co-creato dai residenti

Baugruppen

Per concludere, ecco un’alternativa privata nata a Berlino dove l’intesa tra privato e pubblico ha trovato una nuova soluzione.

Nato in Germania, il Baugruppen è un modello sostenibile di edilizia sociale co-disegnato, co-creato e co-posseduto dai suoi stessi residenti che formano una specie di comunità. Il modello è nato a Berlino. Ogni progetto si differenzia in base all’esigenza del gruppo sostenendo soluzioni green e di condivisione comune, la cui più grande sfida è l’acquisizione del terreno. Tuttavia, il governo di Berlino può consentire il differimento del pagamento su un terreno fino a quando i gruppi non saranno completamente formati e avranno l’approvazione della pianificazione.

Fonte: sharebale.net

MATTIA GAVA

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