La guerra del Comune contro MOTO E MOTORINI

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Detto in parole povere, i Comuni hanno bisogno di soldi. Tanti. Continuamente.

La guerra del Comune contro MOTO E MOTORINI

Entro il 31 dicembre di ogni anno, i Comuni devono approvare il bilancio previsionale. E’ l’assalto alla diligenza: da una parte gli Uffici che tirano per avere i fondi necessari per svolgere le proprie attività, dall’altra i politici e i gruppi di pressione che devono fare o mantenere promesse elettorali, sdebitarsi di favori ricevuti e procurarsene di nuovi. Risultato, la coperta è sempre troppo corta.
Dall’altro lato, le entrate dei Comuni diminuiscono costantemente. Meno contributi di urbanizzazione se non si costruisce, meno trasferimenti da parte dello Stato (molto presente quando deve acchiappare soldi, ma quando si tratta di cacciarne diventa evanescente come un peto in una tempesta), meno residenti e quindi meno tasse: il matrimonio coi fichi.
Su queste dinamiche svetta, con la comprensione e la pacatezza di un Dissennatore di Azkaban, il Patto di Stabilità, che punisce piuttosto severamente i Comuni che spendono più di quanto incassano: cosa che ad un certo punto dell’anno si rischia inesorabilmente.
Sicché, a settembre e a novembre di ogni anno, i Comuni hanno a disposizione uno strumento, che si chiama “delibera di riallineamento di bilancio”.

Il casus belli: la delibera di riallineamento di bilancio

Funziona grossomodo così: il funzionario Pinko, responsabile delle finanze comunali, s’accorge che manca la fresca, e che andando avanti di questo passo si buca il Patto, quindi lampioni spenti, asili chiusi, tariffe alle stelle e una inestricabile foresta di cazzi da affrontare. Quindi il buon Pinko chiama il suo collega Panko, responsabile della Polizia Locale (la cara vecchia Municipale), e con un giro di parole gli fa capire che gli servono X centinaia di migliaia di Euro per rimettere la baracca in carreggiata: da procurarsi, ovviamente, con le multe, che sono la nuova tassa sul macinato.
Questo, tra l’altro, spiega perché, tra settembre e novembre, gli autovelox del comune di Sbavate sul Mento e di Legnate sul Dito macinano numeri che neanche le slot machine del Casinò di Campione a capodanno. Ma questa è storia antica.
Poniamo che questo accada a Milano.

Il funzionario Panko, che non è nato ieri e che ha una laurea ed una figlia adolescente, sa usare il tablet. Fin troppo bene. E così, tra le pieghe del Codice della Strada, s’accorge che la contestazione immediata, a pensarci bene, non è mica obbligatoria, se non sei lì a riceverla: ti scriviamo noi, baby. Ovviamente a spese tue.
Ed ecco raddrizzato il bilancio.

Le truppe d’assalto

E così, magari in borghese, da un po’ di tempo a questa parte, circola un plotone di Mangiamorte armati di tablet, mandati in giro per la città a stracciare le palle agli scooter e alle moto parcheggiati alla cazzo di cane o, più frequentemente, mollate in quelle no man’s land che sono gli spartitraffico, le banchine dimenticate dei tram, i marciapiedi che neanche le signorine di vita usano più, i rimasugli tra un parcheggio blu e uno giallo, tra uno bianco e uno stinto, nei coni ciechi dei passi carrai, tra le radici dei platani, insomma dove c’è un buco che sia un buco.

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Tra il lusco e il brusco, questi signori ti fanno qualche foto alla moto col tablet, se li hanno ti lasciano dei biglietti fatti col ciclostile (se no, no) e se ne vanno. Dopo qualche giorno arriva la mitica bustina verde. E tu non sai nemmeno di cosa stiano parlando. Magari t’hanno pure beccato in un posto che, insomma, tua moglie proprio non è che debba saperlo, e invece lo sa prima di te, che non hai avuto la possibilità di pagare subito e chiuderla lì.

Lecito o illecito? In amore e in guerra tutto è permesso

E’ lecito? E’ illecito? Non ve lo dico. Ci sono 25mila avvocati a Milano, 25mila bocche da sfamare (tra cui la mia): chiedetelo a loro. Io adesso sono troppo incazzato per ragionare.
Potrei andare avanti ore. Sono uno di voi. Guido una splendida Kawasaki W650 che amo più di una sorella, ma che talvolta mollo in giro dappertutto manco fossi il suo magnaccia. Di norma la lascio su una banchina abbandonata del 14, sotto l’ufficio, dove non dà fastidio a nessuno: molto peggio le biciclette ancorate per il lungo agli archi d’acciaio.

Ma questo non m’ha salvato dai Mangiamorte. Mi son trovato il bel bigliettino, ho pensato ad uno scherzo, e quando è arrivata la busta verde è venuto giù tutto il calendario.
In più, leggo che il Comune avrebbe l’intenzione di mungerci con l’introduzione dell’Area B, non so bene in base a quali criteri. Non ci siamo. Beppe: NON-CI-SIAMO.

I 20 minuti del motociclista

Il motociclista, ma anche lo scooterista, è autonomo e individualista per natura. Gli puoi mettere sessanta tram all’ora, ma lui sul tram non ci sale neanche se grandina sterco di pecora. Al limite può prendere in considerazione la metro, ma solo perché non ci sono tunnel sotterranei in cui viaggiare in moto. Altrimenti nisba. Un cavaliere solitario.

Il motociclista ha un’unità di misura universale: 20 minuti. E’ il tempo che ci si mette ad andare da una parte qualunque di Milano all’altra, in qualunque condizione di traffico o meteo. Ciò che è oltre i 20 minuti non è a Milano. Noi siamo i globuli bianchi di questa città, arriviamo dove serve sempre prima degli altri, non ingombriamo, filiamo via svelti. Ci fermiamo alle strisce pedonali. Non ci permetteremmo mai di rubare il posto ad un disabile. Gli scooteristi poi sono tutti elegantissimi. A noi motociclisti ci frega ancora il calzino bianco di spugna, bisogna ammetterlo. Nei limiti del ragionevole, rispettiamo pure i ciclisti, proprio come se fossero degli esseri umani anche loro. (Domanda: perché i ciclisti non li multa mai nessuno?)

Ma noi non ci arrenderemo mai

Beppe: non siamo noi le pecore da tosare. Non ci piace che, per compensare ciò che Milano deve mollare allo Stato (e che lo Stato non rende M-A-I), si debbano colpire proprio noialtri che siamo belli bravi e buoni. Ad esempio: c’è un sacco di gente che viene a lavorare a Milano, un cristiano per macchina, che pur essendo sempre qui paga le tasse altrove: andate a zanzare loro, come i loro Comuni zanzano noi quando andiamo in gita sul lago con la fidanzata a 55 km/h sulla circonvallazione di Vergate sul Membro e l’autovelox ci fa ahi ahi col ditino.

Beppe, ti sia chiaro: noi combatteremo sulle banchine. Combatteremo sugli spartitraffico. Combatteremo sulle corsie preferenziali della circonvallazione. Combatteremo con crescente fiducia in ogni spazio non delimitato. Difenderemo le nostre moto qualunque sia il costo. Non ci arrenderemo mai!

ANDREA BULLO

(Post scriptum: A proposito dell’Area B, è un’istituzione a mio avviso sacrosanta. Spero seguiranno l’area A, l’area 51, l’area relax e soprattutto l’area Palline colorate. Se dal mucchio di palline vedrete sbucare il faro cromato dalla mia adorata Kawa, saprete dove trovarmi)

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Andrea Bullo
Andrea, milanese, avvocato, tanto dovrebbe bastare