🔴 BREAKING NEWS. Milano sempre più inaccessibile: il 9% dei milanesi si spartisce oltre 1/3 della ricchezza

La stragrande maggioranza dei cittadini non sta riuscendo ad aumentare il suo reddito in modo da compensare l'incremento del costo della vita in città

L’osservatorio di Assolombarda, arrivato al terzo anno, è uno studio che misura l’attrattività e la competitività di Milano nel confronto internazionale, in base ad una serie di indicatori.
Come riporta il corriere, i dati dell’analisi certificano che nell’ultimo quinquennio mentre l’Italia arretra, Milano aumenta la sua quota sul PIL nazionale, passando dal 4,6% al 9,7%, e quello procapite supera i 49mila euro rispetto ai 26mila della media del Paese”.

In un Paese che in confronto internazionale pare precipitando, Milano sembra resistere. Emerge però un dato preoccupante: nello stesso periodo aumenta la forbice tra chi è più ricco, sono sempre meno ma hanno sempre di più, e chi è più povero. Il 33% della ricchezza è detenuto da solo il 9% della popolazione. I dati mostrano pertanto che l’età dell’oro di Milano rischia di riguardare solo una ristretta oligarchia di milanesi, tenendo la maggioranza alla finestra.

Il problema chiave: l’inaccessibilità

Il problema di Milano non sembra tanto la ricchezza in sè, quanto l’accessibilità economica a 360 gradi per vivere la città. I dati mostrano che la maggioranza dei cittadini non sta riuscendo ad aumentare il suo reddito in modo da compensare l’incremento dei costi ad esempio legati all’acquisto o affitto di un’abitazione, ai divertimenti, ai servizi, alla mobilità, all’istruzione o fiscali.
L’attrattività crescente verso i giovani, universitari o comunque under 35, anche dovuta al peggioramento delle condizioni del resto d’Italia, rischia di esaurirsi in fretta complice il costo della vita elevato, che permette solo ai benestanti di godere delle opportunità più importanti.

la maggioranza dei cittadini non sta riuscendo ad aumentare il suo reddito in modo da compensare l’incremento dei costi ad esempio legati all’acquisto o affitto di un’abitazione, ai divertimenti, ai servizi, alla mobilità, all’istruzione o fiscali

Una soluzione all’esclusione dei più deboli: una rivoluzione immobiliare

L’abitazione sta diventando un lusso, anche solamente per uno studente che intenda prendere in affitto una stanza, rendendo di fatto la vita difficile per molti che decidano di vivere in città.
Il prezzo a metro quadro, che si riflette sia sulla locazione che sulla compravendita, sta raggiungendo vette insostenibili anche nei quartieri periferici con una media di 1.300 euro per un bilocale. E questo accade in una situazione economica che difficilmente consente a chi entra nel mondo del lavoro di avere uno stipendio che gli copra affitto e spese di base per vivere.

Milano dovrebbe innanzitutto ridefinire una strategia del settore immobiliare che tenga conto di tutte le fasce sociali, sia per immobili di nuova costruzione che per immobili abbandonati da ripristinare o ristrutturare.

In questo articolo avevamo espresso alcune nostre proposte: Nuovo record degli AFFITTI. Tre soluzioni per evitare che Milano diventi inaccessibile

Solo una Milano Città Regione potrebbe agire concretamente

La mancanza di autonomia e libertà d’azione anche a livello legislativo, e altresì la scarsità di risorse economiche limitano fortemente l’azione di Milano che sia a livello comunale che di Città Metropolitana sono impotenti.
Tutto passa quindi dal referendum, previsto all’art. 132, che consente di trasformare le città, con almeno 1 milione di abitanti, in regioni: di conseguenza il nostro capoluogo avrebbe le stesse funzioni, competenze e risorse previste per questi enti, in questo caso verrebbero assegnati quota parte i trasferimenti statali della Lombardia, ovvero tra i 7 e gli 11 miliardi a seconda del calcolo utilizzato.

Con le regole attuali Milano corre un grosso pericolo, nel giorno in cui i titoli di stato italiani a dieci anni sono stati superati perfino da quelli greci, quello di sprofondare insieme al resto dell’Italia invece che guidarla al rinnovamento attraverso la sperimentazione di un nuovo modello economico e sociale. 

FABIO MARCOMIN

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