Perché Milano può essere l’occasione perduta di Berlino

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Gli amici mi prendono in giro, dicono che se ogni volta che gli cito Berlino dessi loro 5 euro, li avrei resi ricchi. La verità è che Berlino non solo mi ha segnato molto ma è un ottimo spunto di analisi per Milano: per capire cosa potrebbe fare e cosa non dovrebbe fare Milano per costruirsi un grande futuro.

Mi sono trasferito a Berlino nel 2004. Ero attratto dal sensazione che tutto potesse accadere e dal fatto che sembrasse una città più europea che tedesca. Anzi, quello che aveva di tedesco sembrava lo tenesse nascosto, quasi se ne vergognasse. Chi la abitava diceva cose tipo: “vivo a Berlino perchè non potrei vivere in nessun’altra città tedesca” oppure “la mia unica paura è che Berlino diventi una città tedesca”.

Chi la abitava diceva cose tipo: “vivo a Berlino perchè non potrei vivere in nessun’altra città tedesca” oppure “la mia unica paura è che Berlino diventi una città tedesca”.

Quando sono arrivato Berlino era completamente diversa da quella di oggi. Non c’erano imprese, la disoccupazione e i debiti erano alle stelle. Poi si è trasformata, diventando una mecca per le startup e affermandosi come capitale tedesca. Già. E questo a mio avviso ne ha segnato la sua fine.

Fine come sogno di una città senza frontiere, come terra di libertà che non appartiene a nessuna nazione. Fine come emblema di città europea.
Quando l’ho lasciata, all’inizio del 2011, Berlino era diventata quello che temevano molti dei suoi pionieri di inizio millennio. Berlino ora è Germania, espressione della mentalità tedesco-occidentale con una spruzzata di esotismo orientale. Da simbolo d’Europa è diventata emblema dell’unificazione tedesca, il cuore tedesco all’interno di un’Europa che molti hanno paura che diventi quello che è diventata Berlino: troppo tedesca.

Molti hanno paura che l’EUROPA DIVENTI QUELLO CHE E’ DIVENTATA BERLINO: TROPPO TEDESCA

Berlino continua ad attrarre giovani di ogni nazione. Ma il suo appeal è molto diverso da quello di dieci anni prima. Prima attirava idealisti, romantici, creativi, anche scappati di casa che volevano vivere in totale libertà una città in trasformazione. Oggi il richiamo esercitato dalla capitale tedesco è soprattutto di potenza economica. Ci si trasferisce perchè è la città che offre di più in termini di lavoro e di sicurezza per il futuro.

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Berlino ha vinto in Germania ma sta perdendo in Europa. Nessun paese oggi accetterebbe di consegnare a Berlino il ruolo di capitale europea. Sarebbe un atto di resa verso la supremazia germanica, non un tributo per una città che ha saputo rinascere dalle sue ceneri. Per questo mi sento di dire che Berlino ha perso la sua grande occasione, quella di diventare la prima città realmente europea.

Berlino ha perso la sua grande occasione, quella di diventare la prima città realmente europea.

Per lo stesso motivo per cui avevo scelto Berlino nel 2004, oggi punto fortemente su Milano. Non c’è nessun’altra città in Europa, forse al mondo, che mi attira così tanto in questo momento storico.
Quello che poteva essere Berlino lo sta diventando Milano. E’ infatti Milano oggi ad essere una città in grande trasformazione, un’avanguardia di cambiamento nazionale ed internazionale, un luogo che sta mettendo in dubbio ogni tipo di sovrastruttura e che ispira l’idea che tutto possa accadere. Ma soprattutto Milano sta ritrovando la sua grande originalità storica, quella di essere l’unica città a poter affermare una sua identità nel mondo che va al di là della nazione a cui appartiene.

Quello che poteva essere Berlino lo sta diventando Milano. essere l’unica città a poter affermare una sua identità nel mondo che va al di là della nazione a cui appartiene.

A chiunque di noi sarà capitato viaggiando all’estero di vedere che impatto ha dire di provenire da Milano. Ovunque c’è un grande rispetto per la nostra città e si stendono lodi per una città che si è affermata nel mondo per le sue eccellenze in diversi settori. Ma se rispondiamo agli stessi che veniamo dall’Italia le cose cambiano, anche in maniera opposta. L’Italia ha infatti altra immagine rispetto a Milano e allora si viene giudicati come spensierati, superficiali se non truffaldini e con scarsa voglia di lavorare.

Milano non è Italia, Milano è Europa. Sì, perchè questa sua percezione è figlia di una straordinaria unicità della nostra città. Milano è l’unica grande città ad essere stata governata da tutte le principali potenze continentali. Milano è stata fondata dai celti, poi città romana, quindi sotto popolazioni germaniche di origini scandinave, i longobardi. E’ stata parte del sacro romano impero germanico, governata dagli spagnoli, parte dell’impero asburgico e per un breve ma intenso periodo è stata la capitale in Italia di Napoleone.

Milano non è Italia, Milano è Europa. Sì, perchè questa sua percezione è figlia di una straordinaria unicità della nostra città. Milano è l’unica grande città ad essere stata governata da tutte le principali nazioni continentali.

In un’epoca in cui l’Italia sta implodendo e in cui l’Europa è alla ricerca di una sua anima, Milano ha la possibilità di cogliere l’occasione più grande, quella stessa occasione che Berlino ha perduto: porsi come prima città autenticamente europea del nostro continente.
Per farlo occorre imparare da Berlino, nel bene e nel male.

Nel bene è quello di accentuare il più possibile l’autonomia dallo stato centrale. Berlino ha una sua Costituzione ed è una città stato, con la possibilità di trattare direttamente con il governo le competenze da amministrare e la possibilità di avere suoi rappresentanti al Parlamento tedesco e in quello europeo.
Nel male è quello di avere più coraggio di Berlino, il coraggio di rigettare logiche anacronistiche che parlano di “stati” e di “sovranità territoriale” per cavalcare invece un nuovo modello di cultura e di comunità con orizzonti più vasti rispetto ai confini nazionali. Ecco perchè per la Milano di oggi ho una sola paura: che diventi una città italiana.

ANDREA ZOPPOLATO


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Andrea Zoppolato
Più che in destra e sinistra (categorie ottocentesche) credo nel rispetto della natura e nel diritto-dovere di ogni essere umano di realizzare le sue potenzialità, contribuendo a rendere migliore il mondo di cui fa parte.