Le TASSE più ASSURDE che si pagano in Italia

Nessun aspetto della vita è salvo. Ecco le tasse più assurde

bandierine atm
Le cinque giornate

Se dovessimo fare una lista delle certezze della vita di ogni individuo, possiamo elencare la nascita, la crescita – di conseguenza la vita produttiva e il tempo libero – un giorno (speriamo lontano) anche la morte. E le tasse. A Milano potemmo giocare un ruolo da protagonisti in positivo, se solo lo chiedessimo tutti: lottare contro le tasse assurde e quelle ingiuste. Come un tempo si faceva con le cinque giornate. 

Le TASSE più ASSURDE che si pagano in Italia

# Balzelli d’Italia

Credits: consumatori.it

Questo il nome di un rapporto redatto da Confersercenti nel 2021, che spiega nel dettaglio le trappole fiscali in cui è imbrigliato ogni cittadino, indipendentemente dal lavoro che fa o dal reddito che percepisce. Il campione francese di ciclismo Hinault, che nella sua carriera ha vinto tutto ciò che si può vincere nella sua disciplina, una volta ha dichiarato: «Ogni 4 colpi di pedale che tiro, 3 sono per lo Stato, uno è per me». È così anche in Italia? Ovviamente sì, anzi peggio. Nel bel paese le tasse, come le definiamo normalmente, sono in numero infinito ma la più inesauribile delle variabili, è la fantasia che lo Stato applica per inventarsi nomi e modi per tassare qualsiasi cosa. Non ci credete?


# Tassa sull’ombra, sul tricolore, sulle fasi della vita

Bandiera italiana

Riusciamo a tassare perfino l’ombra. Se un locale mette una tenda per dare ombra ai tavolini dei propri clienti, e questa tenda proietta la sua funzione sul suolo pubblico, ecco che scatta l’occupazione dello stesso e il gestore del locale dovrà pagare l’apposita tassa.

Parliamo dei tricolori, che chiunque di noi, si è abituato a vedere appesi ai balconi. Attenzione, perché esporre il tricolore è costato caro ad un cittadino di Desio, che qualche tempo fa si è visto appioppare una sanzione pari a 280 Euro, per riconoscere allo stato italiano i diritti di pubblicità sul vessillo nazionale. Questa abitudine di esporre il tricolore potrebbe cambiare radicalmente, dopo aver approfondito questo paragrafo.

Tra le certezze della vita, come la nascita, la vita stessa e la morte, ognuna è accompagnata da un’imposta: ogni documento, ogni certificato, necessario per accedere a qualche altro servizio, è abbinato alla fila in un ufficio pubblico e alla sua tassa. Il matrimonio, ad esempio: i futuri sposi sanno che il matrimonio è una spesa ingente a prescindere. Cosa vuoi che sia, da parte degli enti locali, pretendere l’imposta per consentire il matrimonio nei locali comunali? Con i migliori auguri per i novelli sposi, più poveri ma più uniti. Non c’è pace neanche in caso di morte, che è un’odissea fiscale infinita. In caso di decesso si inizia col tassare il certificato di constatazione della morte, poi si continua con le tasse sulla tumulazione, quasi sempre in territorio comunale, o perfino sui lumini e la decorazione delle tombe.



# La tassa per uscire di casa

Credits: @monicafumagalli2561 IG

Sulla casa, diritto primario garantito dalla Costituzione e, senza nasconderlo, desiderio di ognuno di noi, le tasse sono creative. Credete ci sia soltanto quelle che tutti conosciamo come IMU e Tassa Rifiuti? Ovviamente no!

C’è la tassa per uscire di casa. Si chiama TOSAP ed è la tassa di occupazione di suolo pubblico, da versare se si vuole occupare in qualsiasi modo una sede stradale di proprietà del demanio statale. Se il passo carraio, che permette ingresso e uscita da una proprietà privata, sbocca su una strada che ha queste caratteristiche, ecco il balzello senza il quale non si può uscire di casa con il proprio veicolo. Che dire poi dei gradini? Tutti coloro che hanno una casa, la quale preveda dei gradini di ingresso da una strada o un marciapiede pubblico, devono versare un’imposta ogni anno per potervi accedere. Qualche anno fa il Comune di Agrigento ha vessato i propri cittadini con una tassa sui ballatoi, da versare per tutti coloro la cui casa ha una balconata che affaccia sulla pubblica via. C’è anche la tassa sui membri canini delle famiglie: ripetutamente torna a galla la voglia di richiederla. Si tratta di un tributo locale, che alcuni comuni possono imporre per tenere cani in famiglia e consisterebbe nel pagamento annuale di una quota che può variare, da Comune a Comune, dalla taglia del cane e che vale per ognuno dei cani tenuti, per importi compresi tra i 20 e i 50 Euro.

# Le tasse sugli hobby

Pesca alla mosca

Se avete degli hobby, nessun problema, anche quelli sono tassati. Se vi piace andare a pesca o andar per funghi, lo Stato si prende un tributo anche per farvi svolgere questo tipo di attività. A Milano, superando un po’ le fantasie perverse di tutti, abbiamo Area B e Area C che – seppur pensate per mettere un limite agli ingressi in città dei veicoli privati – assomigliano al fiorino medievale richiesto a Massimo Troisi e Roberto Benigni nel film “Non ci resta che piangere”. Entrare a Milano con un’auto datata, anche al sabato e alla domenica per fare un po’ di shopping, richiede il versamento di “uno scudo”, che è un po’ il segno della svalutazione dal fiorino del Medio Evo ad oggi. Tassare gli hobby significa imprimere per sempre il concetto che il tempo (libero) è denaro.

Credits natalecangemi IG – Canone Rai

# La “tassa sulla memoria”

Lo dimostrano tutti i balzelli legati all’intrattenimento: la “tassa sulla memoria”, dovuta alla S.I.A.E. per imprimere dati come musica e film, su CD e memorie fisiche esterne. SIAE si appropria anche di versamenti dovuti per la riproduzione della musica dal vivo, al bar, dal parrucchiere ed eseguita dagli artisti di strada. Nessuno può scampare al mantenimento degli storici cantautori italiani. La classe giornalistica, di cui anche milanocittastato.it è esponente, in ottima compagnia di tutte le testate giornalistiche italiane, ha il suo contributo da versare: ogni giornalista, per poter operare nell’ambito dell’ordine professionale, deve pagare 100 Euro all’anno. Il canone RAI, infine, è un dazio annuale da versare obbligatoriamente per usufruire della TV di stato. L’introito è regolato da un rigido protocollo anti evasione, perché viene versato insieme alla già onerosa bolletta energetica, la quale merita un trattamento a parte.

# Paghiamo ancora l’accisa per la guerra in Abissinia (del 1935)

Credits: money.it – Accise

La bolletta energetica è un’istituzione a parte. Lasciando stare i fantasiosi meme che girano sul web, alcuni fatti apposta per cavalcare il giusto malcontento dell’utente medio, il costo di energia e carburanti è qualcosa di leggendario. Sopravvive tutt’oggi, sul carburante per auto, la vecchia tassa istituita nel 1935 per finanziare la guerra in Abissinia. Nessun italiano di oggi sa cosa sia, non sentitevi in difetto: quella guerra è finita, anche se la tassa non è mai stata cancellata. Una misteriosa Efficienza Energetica, che compare in bolletta sotto forma di EF-EN, denota l’uso efficiente dell’energia. Cosa vuol dire e a cosa serve? Nessuno lo sa, ma l’erario intanto incassa. Nella bolletta elettrica, infine, si paga una tassa sulle centrali fantasma, un fondo percepito come premio da quei comuni che hanno sul proprio territorio una centrale nucleare. La tassa equivale a circa 1 Euro ogni 5.000 kWh di produzione, anche se dai referendum sul nucleare che si sono succeduti nel nostro paese dal 1988 in poi, le centrali italiane hanno smesso di produrre energia e sono in avanzato stato di spegnimento.

# Le fantasie perverse dello Stato

Lo stato e i cittadini italiani, vivono grazie ai proventi del proprio lavoro. Una delle industrie più fiorenti, almeno in tempi cosiddetti normali, è quella del turismo la quale è, ovviamente, coinvolta nel gioco delle tasse. Come non ricordare la reintroduzione dell’imposta sui forestieri, influenzata dalla classe alberghiera del soggiorno e scritta per farsi trovare pronta anche in caso di riforma fiscale federale: a seconda del territorio, la tassa di soggiorno potrà essere più o meno alta, regolata dalla giunta regionale della zona in cui si va in vacanza. Infine due episodi solo per spiegare fin dove arriva la perversione della burocrazia italiana. Vige tutt’ora l’obbligo di versare un contributo per la bonifica delle paludi, una tassa istituita nel 1904 e che ha fortemente spinto alla conquista di terre coltivabili. Sicuramente un’opportunità che nel 1904 ha iniziato a sfamare sempre più cittadini, ma che oggi è del tutto superata. Poi diamo un’occhiata alla tassa sulla tassa, con un focus attento alla tassa rifiuti, la quale non viene versata al netto di altri tributi ma è aggravata dall’IVA, introdotta dopo innumerevoli rimbalzi e che la Corte Costituzionale ha sancito come legittima nel 2020.

# Il terzo Paese per pressione fiscale e Milano prima al mondo per residuo fiscale

L’Italia è il terzo paese dell’area OCSE con la maggiore pressione fiscale su cittadini, lavoratori e imprese. Il prelievo fiscale, solo quello statale, si aggira oltre il 43% e – tra altre imposte locali e IVA su tutti i beni acquistati – il prelievo fiscale ”percepito” supera il 60%. L’unico fatto positivo di tutto questo gioco delle tasse, è realizzare che Milano genera il più alto residuo fiscale del mondo, quindi siamo autorizzati a sognare e volare se solo pensiamo a quanto una Milano libera di gestirsi e autonoma, potrebbe realizzare trattenendo una parte di questi tributi. Quanto potrebbe, ad esempio, calare il prelievo fiscale per i milanesi in una Milano amministrata come una moderna Città Stato, al pari di Parigi, Londra, Zurigo, Berlino, Francoforte e tante altre in Europa?

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LAURA LIONTI

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