La rivoluzione di Milano: modello di CITTA’ IBRIDA dove arti e scienze si fondono

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Foto di Andrea Cherchi/Semplicemente Milano

Ad un Novecento caratterizzato dalla massima specializzazione delle discipline, Milano oggi risponde con una “rivoluzione concettuale” in cui si riprendono i principi rinascimentali della multidisciplinarietà e della contaminazione. A Milano sta nascendo un modello di città ibrida dove arti e scienze si fondono.

4 LUOGHI DA VEDERE DOVE ARTI E SCIENZE SI FONDONO

# 1. Bosco Verticale: una meraviglia architettonica per un progetto di riforestazione metropolitana

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Due edifici a torre nel quartiere Isola sui cui balconi sono state piantate più di 2000 specie arboree.

Obiettivo: conciliare l’estetica architettonica con un progetto ecologico all’avanguardia per  incentivare l’espansione del verde, essenziale per la salute del corpo e della mente, nell’area metropolitana.

Risultato: una proposta così audace da vincere nel 2014 l’International Highrise Award e potersi vantare del titolo di “grattacielo più bello e innovativo del mondo”.

 

# 2. Torre Unicredit: architettura e finanza sopra Piazza Gae Aulenti

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Unicredit ha scelto il grattacielo più alto d’Italia ed uno dei più fotografati di Milano come sede di rappresentanza. Non è un caso. Qui la finanza gioca il ruolo da protagonista e sfrutta l’architettura per dare vita ad una magia che affascina ed intimorisce allo stesso tempo (provate a passarci sotto!). Il messaggio di Unicredit, una delle più importanti banche italiane operante anche a livello internazionale, è forte e chiaro.

 

#3.  Palazzo della Borsa: un contrasto concettuale tra arte vs borsa

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Il Palazzo della Borsa, o Palazzo Mezzanotte , è spesso oggetto di accesi dibattiti. Soprattutto dopo il 2010, quando una provocatoria scultura dell’artista Maurizio Cattelan raffigurante una mano di marmo di Carrara con il solo dito medio alzato è stata posta di fronte alla facciata. Ma sorge un dubbio: il dito medio è rivolto alla Borsa, o è la Borsa che lo fa a tutti noi?  Milano è pronta ad accogliere le sfide  che si giocano tra diverse discipline e questo ne è un chiaro esempio.

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#4.  Lambrate: il design district come modello di inclusione e rigenerazione urbana

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Posizione periferica, edifici industriali e atmosfera informale non spaventano  il quartiere di Lambrate che in pochi anni è diventato una delle mete imperdibili per gli amanti del design. Se il “Salone del Mobile” è il momento clou in cui centinaia di mostre e installazioni si insediano negli spazi a disposizione (capannoni industriali, loft, ex officine, locali commerciali), la ricostruzione del quartiere è attiva tutto l’anno soprattutto grazie all’azione di numerosi writer e artisti. I loro graffiti decorano muri spogli e cadenti, dando a Lambrate un’altra faccia e un’altra vita. La street art  sembra essere il  partner perfetto  per il risanamento della zona.

UNA FINESTRA SUL FUTURO   

Ma cosa può fare ancora Milano per diffondere l’approccio ibrido e giocarsela con le migliori città al mondo in termini di efficienza, sostenibilità e innovazione?

#1.  Tecnologie innovative dappertutto

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Se nella contaminazione tra arti e scienze Milano ha il coltello dalla parte del manico, perché non sfruttare questa sua visione multidisciplinare anche in altri ambiti? Per esempio la gestione della città richiede ancora tanto lavoro di svecchiamento. Parcheggi, traffico, rifiuti e sanità non tengono passo ai ritmi milanesi. La soluzione:  Intelligenza Artificiale, Cloud e Data Center, 5G.  Il futuro di Milano è ibridare la tecnologia al tessuto urbano per vedere risultati efficaci nel più breve tempo possibile.

 

#2. Trovare coraggio!

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È innegabile che tanta tecnologia spaventi un po’ tutti. Già ci immaginiamo passeggiare sereni per le vie del centro quando all’improvviso un drone taxi ci sfiora la testa. Beh… non sarebbe proprio questo il futuro tanto auspicato. Ma siamo sempre un po’ troppo pessimisti. Quello che conta è invece che Milano si metta in gioco ed elabori modelli sempre nuovi per crescere e migliorare, anche sbagliando se necessario. Perché se l’ibridazione di scienze e arti l’ha portata così lontano, lo farà ancora di più la tecnologia. Ci vuole solo un pizzico di coraggio.

    

LETIZIA DEHÒ

 

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