L’antenata della mascherina: l’inquietante MASCHERA A BECCO contro la peste

La maschera del medico della peste è entrata ormai a far parte della cultura popolare e dell’immaginario collettivo. Ma qual è la sua storia?


Nell’Europa del Diciassettesimo secolo, il medico della peste era una figura comune. Si prendeva cura delle vittime colpite da questo morbo doloroso e mortale, indossando un costume distintivo che è entrato oggi a far parte della nostra cultura popolare. Particolarmente d’impatto la maschera con il lungo becco, come mai questa strana forma?

L’antenata della mascherina: l’inquietante MASCHERA A BECCO contro la peste

# Il costume e la maschera distintiva a forma di becco che rendevano subito riconoscibili i medici della peste

credits: it.wikipedia.org

I cosiddetti medici della peste, che di medico avevano ben poco, indossavano un particolare abbigliamento per proteggersi dall’epidemia. L’abito era composto da una lunga tunica nera, da guanti, scarpe, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco. Quest’ultima funzionava come una sorta di respiratore: aveva due lenti trasparenti sugli occhi e un naso, a forma di becco appunto, lungo una ventina di centimetri che veniva riempito con un composto profumato. Il particolare dispositivo aveva due piccoli buchi in modo da permettere il passaggio dell’aria che veniva inalata mischiandosi con l’effluvio delle erbe contenute lungo il becco.


I medici credevano infatti che la malattia si trasmettesse tramite il cattivo odore, si pensava quindi che i profumi dolci e pungenti contenuti nel becco potessero disinfettare l’aria proteggendo chi la respirava.

# L’origine del costume risale ad un medico francese

credits: wikidata.org

L’invenzione di questo costume distintivo è attribuita solitamente a Charles de Lorme, un medico che riuscì a curare dalla peste molti reali europei. De Lorme sosteneva che la particolare forma della maschera potesse fornire all’aria il tempo sufficiente per impregnarsi del profumo delle erbe, prima di colpire le narici e i polmoni dei dottori.

Oltre a questo, il medico francese progettò anche un lungo cappotto ricoperto di cera profumata, calzoni alla zuava legati agli stivali e cappello e guanti di pelle di capra. De Lorme raccomandava inoltre di portare con sé una verga che potesse allontanare gli appestati, questo rendeva decisamente ancor più inquietanti le macabre figure. Effettivamente, i medici della peste portavano sempre con sé un bastone, non tanto per scansare gli ammalati, quanto per poterli visitare e spogliare senza avvicinarsi troppo e senza toccarli, insomma un precursore del distanziamento sociale.



# Alcune curiosità: la maschera entra a far parte del folklore italiano

credits: camacana.com

Il composto con cui i medici riempivano i becchi delle loro maschere variava. Il più diffuso era la teriaca, una miscela di 55 erbe e altri ingredienti, tra cui polvere di carne di vipera, cannella e mirra. Ma non tutti usavano questo miscuglio, alcuni si limitavano solo all’uso di spugne impregnate d’aceto ed erbe più comuni come la menta, la lavanda e l’aglio.

Un altro fatto sicuramente curioso è che, nonostante i medici di tutt’Europa si vestissero in questo modo, il costume divenne particolarmente iconico in Italia, entrando a far parte della nostra cultura popolare. Diventò così una vera e propria maschera del carnevale veneziano, vista inizialmente come una semplice goliardata, divenne poi un’usanza e un monito dei terribili anni della peste.

Ovviamente il peculiare abbigliamento non forniva una reale protezione contro la malattia. Per fortuna la medicina e la scienza hanno fatto grandi passi avanti, altrimenti al posto delle mascherine chirurgiche forse oggi indosseremmo tutti la maschera dal lungo becco.

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CHIARA BARONE

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