La storia del BOTTONUTO, il quartiere malfamato nel centro di Milano

Il quartiere risalente all'epoca romana di certo era conosciuto per la presenza di numerose case di tolleranza. Facciamo un passo a ritroso nella storia della nostra città per scoprire le curiosità di questo luogo scomparso

Credits: pinterest - Bottonuto

Per molti era solo un luogo malfamato, sporco e dedito alla prostituzione, per altri invece era un quartiere dove convivevano le classi sociali più diverse, dal semplice artigiano al nobile, dall’operaio al proprietario di bottega. Ripercorriamo le vicende del Bottonuto, il quartiere con le case chiuse di Milano.

La storia del BOTTONUTO, il quartiere malfamato nel centro di Milano

# Perchè si chiamava Bottonuto?

Credits: milanoneltempo.it – Slargo Bottonuto

Prendeva il nome dall’opera idraulica di convogliamento delle acque del Seveso “butin-ucum”, un’opera talmente importante da venire ricordata per secoli come aumatium. Il Bottonuto era una pusterla aperta nelle mura romane, con i vicoli delle Quaglie e del Cantoncello rimasti a segnare l’andamento delle mura. Prima ancora, sempre in questo quartiere, si trovava il porto fluviale di Mediolanum, che era il primo della città, dove le imbarcazioni potevano attraccare in prossimità di Via Larga. Probabilmente il butinucum venne costruito quando questo laghetto-porto venne prosciugato.


Credits: milanoneltempo.it – Mappa Bottunuto

Il Bottonuto era situato subito a sud di Piazza del Duomo in corrispondenza dell’attuale Piazza Diaz ed era compreso nel perimetro disegnato dalle attuali vie Cappellari, Rastrelli, Larga, Velasca, Corso di Porta Romana, Piazza Missori, Via Mazzini.

# La cattiva fama del luogo secondo gli scrittori dell’epoca

Credits: manoxmano.it – Bottonuto anni ’30

Il quartiere non godeva certo di buona fama, anzi tutt’altro. Ecco come lo descriveva Paolo Valera nel 1922 nel suo libro “Milano Sconosciuta Rinnovata”, dove dedica un capitolo alla prostituzione di basso livello dando del quartiere e delle sue vie una descrizione decisamente negativa :  “Bisogna turarsi il naso. E’ un ambiente di case malfamate. Vi si vende di tutto. E’ una fogna, una pozzanghera. In certi momenti il vicolo delle Quaglie e un pisciatoio. Sovente c’è una ressa di soldati che lascia intendere che vi siano nascoste moltitudini di vergini. Le finestre sono sporche, diffuse su muri più sporchi di loro (…) Il sudiciume traspira dalle muraglie. Tutto è abominevole. La gente che vi vive è fradicia come le vecchie abitazioni del luogo. La demolizione sarebbe un salvagente. E’ una zona pestilenziale. Tutti fanno pancia, direttamente o indirettamente sulla prostituzione”. 

# La demolizione del Bottunuto negli anni ’30 del novecento

Credits: manoxmano – Foto demolizione Bottonuto

Già alla fine dell’Ottocento, nonostante la vicinanza con Piazza del Duomo, il quartiere era degradato e la presenza di numerose case di tolleranza accentuava questa condizione. Il Comune di Milano quindi sia per porre fine al degrado, ma soprattutto per avere una zona ampia per realizzare edilizia di lusso e uffici, decise di espropriare l’intera area e sottoscrivere una convenzione per la costruzione di un nuovo quartiere. Dagli anni ’30 del 900 è iniziata l’opera di demolizione. Purtroppo anche la Pusterla del Bottonuto, una delle porte minori poste sul tracciato medievale delle mura di Milano, fu demolita insieme a tutto il quartiere di cui oggi rimangono solo testimonianze fotografiche.



Credits: wikipedia.org – Ponticello dei poveri e Pusterla del Bottonuto

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Publiée par Milano Città Stato sur Mardi 2 juin 2020

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