Il QUARTIERE ARCOBALENO: la NOTTING HILL MILANESE?

Le origini, lo sviluppo e il futuro del più variopinto fra i quartieri di Milano

Cape Town, Milano
Cape Town, Milano

Le origini, lo sviluppo e il futuro del più variopinto fra i quartieri di Milano.

Il QUARTIERE ARCOBALENO: la NOTTING HILL MILANESE?

A Milano esiste una zona che da qualche anno a questa parte sta vivendo una vera e propria fioritura. Dalla nostra redazione sono usciti articoli che vi hanno anticipato un suo assaggio, ad esempio quando di recente vi abbiamo parlato delle zone delle villette, o dello sviluppo delle stazioni ferroviarie milanesi che, indirettamente, avrebbero portato al suo concepimento. Oggi però ci dedichiamo solo a questa zona, alla sua storia e al presente di tutto rispetto che sta conoscendo.


Stiamo parlando del comprensorio di ville e palazzi strette fra via Franklin e via Lincoln, meglio conosciuto, appunto, come “Quartiere Arcobaleno”.

# Gli esordi del Quartiere Arcobaleno: da bruco a splendida farfalla

La Burano milanese nasce e si sviluppa in un contesto storico di architettura operaia. Nella fattispecie, ferrovieri. Siamo nel XIX secolo e la cooperativa edilizia Seao (Società Edificatrice Abitazioni Operaie) aveva come obiettivo la realizzazione di alloggi popolari a prezzi più che abbordabili. Verso il 1880, l’area dismessa a seguito della demolizione della stazione di Porta Tosa fu lo spazio ideale per l’idea originaria del gruppo edile, ovvero quello di costituire una sorta di Città Ideale nelle aree adiacenti a Corso XII Marzo. Riccardo Pavesi, presidente della Seao nonché deputato e avvocato, mise a segno l’acquisto di 100 mila metri quadri della zona, che ben presto sarebbe cresciuta grazie al contributo in affitto degli stessi operai che l’avrebbero poi abitata. Fondi preziosi che avrebbero costituito il capitale di partenza, autoalimentando la crescita di un quartiere bruco di lì a breve diventato splendida farfalla.



# Il dopoguerra “spopolarizzò” il quartiere, che si tinse di vari colori

Villaggio Lincoln

Con il passare delle decadi, infatti, come era lecito aspettarsi nel secondo dopoguerra, la zona ha conosciuto un progressivo accrescimento di infrastrutture e ristrutturazioni, anche di un certo gusto. Si è insomma gradualmente “spopolarizzata”, seguendo lo stesso destino di altre parti celebri della città come ad esempio Isola o Casoretto. La Seao vendette pian pianino tutte le abitazioni, che furono acquisite e colorate una ad una come le conosciamo oggi, grazie al buon gusto di Poggi, Mazzocchi e Cerruti, gli ingegneri-capo del periodo. 

Col tempo qui si sarebbe poi diffuso anche un alone di mistero, che aleggia attorno alla “Casa 770” di via Poerio, di cui esistono altre 12 sorelle nel mondo (quella di Milano è l’unica europea). L’edificio custodisce una storia complessa e curiosa che risale ai tempi del secondo conflitto mondiale, quando la dinastia della famiglia ebrea dei Lubavitcher la acquistò come accoglienza contro le persecuzioni naziste. 

# Al centro dei tour turistici: sarà la nostra Notting Hill?

Cape Town, Milano
Cape Town, Milano

Attualmente, del gruppo originario di villette sono rimaste quelle di via Lincoln, diventate in breve un’originale attrazione turistica. C’è già da un anno buono chi ha pensato di organizzare tour privati per la zona, che passano anche nei pressi di Casa Cambiaghi e Palazzo Balzarini, altre perle della zona. Tour sospesi per ciò che tutti sappiamo, ma che permetteranno un domani di tornare ad ammirare i colori tonalità pastello, di sentire il profumo delle decorazioni floreali e di deliziarsi di fronte ai giardini (privati) di quei pochi fortunati che all’epoca riuscirono ad assicurarsi queste case. Inoltre, le visite sono agevolate dal fatto che, pur a dieci minuti a piedi da corso Buenos Aires, le abitazioni si trovano ben protette da parcheggi selvaggi e dal frastuono del traffico, smistato attraverso piazzale Novelli. 

E il futuro? C’è chi giura che il Quartiere Arcobaleno diventerà la nostra Notting Hill, dato che già da tempo ha acquisito una certa notorietà di pari passo con la ricerca di posti insoliti, abitudine sempre più diffusa presso il turista moderno che non cerca più soltanto i monumenti ma un’esperienza e un’esplorazione urbana maggiormente completa. Naturalmente c’è solo da aspettarsi che altri tipi di colori non continuino a danneggiare non solo il turismo, ma buona parte dell’economia italiana quanto se non più di ciò che sta succedendo. 

Auguriamoci che presto zone rosse, arancioni e gialle siano un lontano ricordo, perché vorrebbe finalmente dire che la pandemia sarebbe sul viale del tramonto, e che la libertà che ormai manca a tutti come l’aria ritornerà a far parte della nostra vita.

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CARLO CHIODO

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