Il MISTERO di GIUSEPPE MENGONI, l’architetto della Galleria Vittorio Emanuele

Il tragico incidente proprio il giorno prima dell'inaugurazione

Credits: pinterest.com (@marinaferlini) Milano prima

La galleria Vittorio Emanuele è uno dei simboli di Milano. Ogni anno milioni di turisti in visita alla città, recandosi al Duomo, non possono esimersi dall’ammirare e dal visitare quella che viene definita il “salotto dei milanesi”. Eppure, nonostante tutto, nonostante la sua bellezza e maestosità, è sempre stata oggetto di discussione, perché molti la vedono come un’opera d’arte troppo sabauda e poco meneghina. Infine c’è dell’altro, c’è un mistero e ci sono segreti ancora poco chiari.

Il MISTERO di GIUSEPPE MENGONI, l’architetto della Galleria Vittorio Emanuele

# Una breve storia

@marinaferlini
Milano prima

Milano è sempre stata una città fatta di portici, Bonvesin de la Riva aveva individuato circa una sessantina di porticati, ma col passare degli anni si avverte quasi la necessità di cambiare totalmente l’aspetto di piazza Duomo, abbattendo palazzi e porticati e costruendo una via che collegasse Piazza Scala e Piazza Duomo. Numerose furono le opposizioni cittadine, ma il 3 aprile 1860, ottenuti i permessi, venne bandito il concorso per la realizzazione a cui parteciparono diversi architetti. tra cui Giuseppe Mengoni che in un primo momento propose una via ispirata ai palazzi comunali. L’architetto poi modificò il progetto prevedendo una galleria a croce che incontrò gli entusiasmi della società inglese appaltatrice (City of Milan Improvements Company Limited) e finalmente nel 1865, alla presenza di molte autorità, del sindaco di Milano Antonio Beretta e del primo ministro Alfonso La Marmora, venne messa la “prima pietra”.


# Un tragico “incidente”

La Galleria Vittorio Emanuele venne inaugurata nel 1877, ma il destino beffardo giocò un brutto tiro all’architetto Mengoni che l’aveva progettata, perché proprio la sera prima dell’inaugurazione cadde da una cupola della sua creatura e morì all’istante. Ci troviamo di fronte, forse, al primo cold case milanese, perché da allora non è mai stata fatta luce se la tragedia fosse avvenuta per un errore umano o più semplicemente dal suicidio dell’architetto. E se fosse quest’ultima la verità, quali sono le ragioni?

# L’assenza di Vittorio Emanuele II e la mancata consegna finita


Galleria vittorio emanuele II

Nonostante la galleria fosse intitolata al re d’Italia, Vittorio Emanuele II non partecipò all’inaugurazione e per molti questa mancanza fu l’ennesimo smacco alla fragile personalità dell’architetto che per anni aveva subito pesanti critiche al suo progetto. Fu definito troppo avveniristico, troppo piemontese, troppo sabaudo, una costruzione che stonava accanto al Duomo e alla Madonnina. Mengoni non seppe mai che la mancanza del re era dovuta alle reali gravi condizioni di salute del monarca che morì qualche giorno dopo.

La costruzione della galleria fu anche attraversata da diversi problemi non solo di natura artistica, ma anche di ripensamenti dell’ultimo minuto e quando fu inaugurata, in realtà, mancavano ancora delle parti da ultimare e a causa di questo fu recapitata all’architetto una forte penale da pagare.



# I dubbi sulla morte dell’architetto


Mengoni

L’architetto Mengoni, dopo la sua caduta “accidentale” da un ponteggio, morì all’istante sotto gli occhi degli operai che si trovavano con lui in quel momento. Furono interrogati e alcuni dichiararono che Mengoni aveva spesso espresso giudizi negativi e perplessi sulla costruzione. Altri incolparono uno stretto collaboratore con cui aveva avuto una forte discussione per una questione di donne. Qualunque sia la ragione, tanti furono i misteri e tante furono le ragioni per evitare di indagare più a fondo. L’architetto morì e l’inaugurazione si fece senza alcun clamore sulla tragedia avvenuta.

# I simboli esoterici

Galleria Vittorio Emanuele II

Volontariamente o involontariamente la galleria, già nel progetto di Mengoni, prevedeva simbologie misteriose che hanno affascinato per anni gli studiosi. Ad esempio l’Ottagono è una forma geometrica che ritorna molto nel simbolismo dei Templari, basti pensare che la medesima forma la troviamo nel simbolo dei Cavalieri di Malta, come a Castel del Monte, in Puglia, e a Collemaggio, in Abruzzo. Una leggenda vuole che ci sia stato un patto col diavolo perché altrimenti non si spiegherebbe come un progetto così osteggiato, soprattutto dalla borghesia benpensante, sia diventato con gli anni il ritrovo del ceto stesso.

Nonostante tutti i misteri legati alla galleria e al suo realizzatore, l’architetto  non è stato dimenticato dai milanesi. Appena entrati nella galleria provate a guardare in alto a sinistra e troverete una targa commemorativa che ricorda non solo la sua figura, ma anche la sua tragica e mai chiarita fine. La sua salma riposa al Cimitero Monumentale e sopra alla sua tomba si erge una scultura di Francesco Barzaghi, un omaggio alla versatilità e alla complessità dell’architetto.

Continua la lettura con: 6 cose che vi stupiranno sulla GALLERIA Vittorio Emanuele

MICHELE LAROTONDA

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Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Da sempre appassionato al mondo della scrittura partecipa a un corso di scrittura creativa che lo fa avvicinare al mondo del cinema scrivendo sceneggiature per alcuni cortometraggi che hanno avuto visibilità in rassegne specializzate a Milano e a Roma. Scrive e conduce il programma radiofonico I 2 della Stangata andato in onda su Radio 2.0. Nel 2018 esordisce con il romanzo IL SOGNOSCURO (Link edizioni) e il 2020 è la volta di DA UN’ALTRA PARTE (PAV edizioni). Collabora con i portali Sul Romanzo e RockShock.