I segreti del RIOCONTRA, il gergo della Milano di periferia

Uno slang del tutto particolare, tipico milanese, rispolverato dal rapper Nerone dopo essere stato già portato sui grandi schermi da "Il Ras del quartiere" dei Vanzina e reso popolare dal Dogui

credit: rapburger.com

Non molti sanno che a Milano si parla da anni uno slang del tutto particolare, il Riocontra. Per essere precisi, sin dalla fine degli anni ’70, anche se solo recentemente grazie al rapper milanese Nerone e a una pubblicazione dei fratelli di Bruno o meglio, Di Nobru, dal titolo “Il Riocontra illustrato”, questo singolare gergo ha catturato l’attenzione dei curiosi fuoriuscendo dal semianonimato. Vediamone dunque la nascita, lo sviluppo e qualche regola base.

I segreti del RIOCONTRA, il gergo della Milano di periferia

# L’origine in un film dei Vanzina: svelata la regola base

credit: youtube.com

Siamo nel 1981, e prima che i Vanzina iniziassero a raccontare le storie matte degli Yuppies milanesi con l’infinita serie di Vacanze di Natale e affini, nelle sale esce il film i Fichissimi. Ovvero, la cronaca degli antipodi. Ragazzi squattrinati che vagano per le periferie di Milano, inscenando rivalità fra bande di spacconi molto buffi e poco temibili, che si fronteggiano alle fermate della metropolitana. Jerry Calà, Diego Abatantuono e Mauro di Francesco, i più celebri. Proprio questi ultimi due, in un altro cult di vanziniana memoria “Il Ras del quartiere” del 1983 si scambieranno in metrò le prime parole utilizzando il Riocontra: “Goger!”, anziché gergo, esclama di Francesco a un Abatantuono ancora in versione ‘terrunciello’.


Da qui, la prima intuibile regola. Il Riocontra si parla prevalentemente scambiando le sillabe. Ecco allora che grano diventa nogra, madre diventa drema e messaggio diventa giomessa.

# Il Bauscia e la supercazzola alla milanese

credit: remember8090.it – Guido Nicheli

Dal cinema alla periferia reale e viceversa, la contaminazione è veloce, e il Riocontra diventa ufficialmente la lingua di chi voleva nascondere le proprie faccende di quartiere soprattutto quelle meno lecite o semplicemente prendere in giro qualcuno senza farsi capire. Una vera e propria supercazzola alla milanese. Sbarcata e diffusasi poi nell’immaginario dei quartieri alti: Dogui, infatti, è il soprannome di Guido Nicheli alias il Bauscia milanese per antonomasia, che non deriva da altro che dal Riocontra. Continuando con i cenni storici, si narra poi che il Riocontra sia stato portato ai massimi livelli nei pub di Lambrate/Città Studi, accogliente periferia melting pot nella zona centro-orientale della città.

# Linguaggio tamarro detestato, casualità o innovazione?

Doverosa precisazione: il Riocontra non è mai stato per tutti. Oggi molti lo detestano, altri lo ignorano, altri ancora pensano sia solo un linguaggio tamarro/giovanile non considerando però l’aspetto sociale realmente interessante. Lo sviluppo di un gergo, un ceppo o famiglia linguistica che dir si voglia, ha come regola base quella della divulgazione casuale all’interno di una determinata classe sociale: qualcuno un giorno per caso scambia una sillaba, gli altri sorridono approvando e da lì diventa virale. Esattamente come è stato per il Verlàn marsigliese, secondo molti il vero antenato del Riocontra. Per quanto riguarda le altre regole, è presto detto.



# Giomessa in diceco, via alla creatività!

Testimonianze dirette e personali riportano distorsioni fra plurale e singolare, o grezze storpiature di lettere, nomi e cognomi. Quindi ad esempio, uno sbirro è un rosbi ma due sbirri sono sempre due rosbi (suona meglio), Luca diventa il Kalu anche sulle maglie di calcio (perché fa più figo, pardon più gofi) e Profili è Filippo, che al Riocontra sarebbe stato PPofili, ma con quella r in mezzo diventa più robusto. Giusto per elencare il grosso della grammatica del Riocontra, ogni gergo che si rispetti non può essere svelato del tutto, altrimenti lo scopo per cui è nato va a farsi benedire, e si rischiano seriamente i foschia. Termine che, se avete letto bene l’articolo, avrete già tradotto.

Continua la lettura con: Il favoloso linguaggio idiomatico dei milanesi

CARLO CHIODO

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