Ricordiamo il futuro: il TEATRO ELFO compie 50 ANNI

Il teatro non è morto e l’Elfo è la dimostrazione che ha ancora tanto da dire e dare nel mondo della cultura

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Credits federicacolamaria_scrittrice IG - Teatro Elfo Puccini

Sin dall’origine dei tempi, l’uomo ha avuto sempre il bisogno di rappresentare, mettere in scena, eventi che non avevano niente a che fare con la vita di tutti i giorni. Vuoi per svago, vuoi per vanità, il genere umano ha sentito subito la necessità di trovare e creare spazi dove si potesse recitare. La realtà teatrale attraversando ere, epoche, spettacoli di ogni genere, è arrivata ai giorni d’oggi con centinaia di teatri aperti in tutto il mondo.

Milano non è da meno: ci sono teatri di ogni genere e alcuni di loro hanno fatto la storia. Basti pensare alla Scala, il Piccolo, il Manzoni, il Dal Verme. Infine c’è un teatro che ha una storia molto particolare e che proprio recentemente ha festeggiato i cinquant’anni della sua nascita. Si tratta del Teatro Elfo.

Ricordiamo il futuro: il TEATRO ELFO compie 50 ANNI

# Una storia innovativa

Credits federicacolamaria_scrittrice IG – Teatro Elfo Puccini

La storia del teatro Elfo inizia agli inizi degli anni Settanta, quando un gruppo di attori e registi decide di aprire un proprio spazio e trasformarlo in un teatro. L’idea principale è quella di distinguersi dagli altri palcoscenici milanesi coinvolgendo registi di teatro off quali Ferdinando Bruni, Elio de Capitani e Gabriele Salvatores e attori come Claudio Bisio, Silvio Orlando e Paolo Rossi. Gli inizi non furono dei più semplici: trovare uno spazio, avere le concessioni comunali sembrano ostacoli insormontabili. Difficoltà che porta la compagnia embrionale a usare i palcoscenici del centro sociale Leoncavallo per mettere in scena le prime rappresentazioni.

La svolta arriva nel 1978, quando la compagnia riesce ad accaparrarsi una sala in disuso in via Ciro Menotti ed è proprio qui che il futuro premio Oscar, Gabriele Salvatores inaugura la stagione con lo spettacolo Sogno di una notte d’estate, un’opera liberamente ispirata a Shakespeare, il tutto in chiave rock (lo spettacolo diverrà nel 1983 anche il film d’esordio del regista napoletano, ma milanese doc d’adozione nda). Sempre nello stesso periodo, Elio De Capitani e Ferdinando Bruno si rifanno alla migliore drammaturgia straniera mettendo in scena Visi Noti, Sentimenti Confusi di Botho Strauss, ma è nel 1984 con L’Isola di Athol Fugard che la compagnia teatrale vince il prestigioso premio UBU per la migliore rappresentazione drammaturga contemporanea.

Negli anni Novanta, l’Elfo inizia una partnership con il Teatro Porta Romana e in questi anni diventa un punto di riferimento per la cultura teatrale milanese. Infine, dal 2010, il teatro si è spostato definitivamente in corso Buenos Aires nel rinnovato Teatro Puccini. Un rinnovamento sotto diversi aspetti non solo tecnologici, ma anche di varietà degli spettacoli essendo dotati di ben tre sale, foyer, caffetteria, guardaroba e archivio mediatico.

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# Un teatro che guarda alle nuove generazioni

Credits teatroelfopuccini IG – Edipo Re

Sin dalla sua nascita il Teatro Elfo ha puntato sui giovani, basta pensare che Salvatores, ai tempi della fondazione, aveva solo ventidue anni. La compagnia teatrale (attori e registi) vivono in simbiosi e ai tempi della loro nascita erano fiduciosi sul loro futuro data la loro giovane età e oggi dopo cinquant’anni non hanno smesso di guardare al domani, non hanno smesso di guardarsi attorno, stringere collaborazioni con la Scuola Civica Milanese e infine il cinema. Sì perché la settima arte ha giocato un ruolo fondamentale all’Elfo. Chi di noi non ha riso con occhio nostalgico guardando Marrakesh Express? Chi di noi non ha mai desiderato vivere una vita alla Turnè? Chi di noi non ha mai desiderato fuggire come in Mediterraneo? Chi di noi non ha amato la rappresentazione moderna di Amleto di Ferdinando Bruni? Sono tutte idee partorite e sviluppate all’Elfo.

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# I festeggiamenti

Logo 50 anni Teatro Elfo

Per i cinquant’anni dell’Elfo si è mosso tutto il mondo artistico milanese. Mimmo Palladino ha disegnato il nuovo logo del teatro. La direzione ha organizzato spettacoli, podcast, libri, mostre e una ventiquattr’ore di poesia. In programma il progetto “RICORDARE IL FUTURO”, dove la compagnia si impegnerà a riproporre i successi passati del teatro con lo scopo di puntare i riflettori sul “dialogo” tra generazioni, passate, presente future. Un progetto che nasce a favore soprattutto dei giovani che, al giorno d’oggi, trovano numerose difficoltà a esprimersi attraverso il teatro. Difficoltà che quelli dell’Elfo hanno provato ai loro tempi e con “RICORDARE IL FUTURO” desiderano mettere la loro esperienza a uso delle nuove promesse teatrali.

Tra gli altri progetti, il 20 marzo, presso il teatro, Ira Rubini e Gianmarco Bachi di Radio Popolare (che trasmetterà in diretta) rievocheranno le atmosfere culturali e politiche degli inizi anni Settanta, periodo in cui nacque l’Elfo.

Infine, per settembre è prevista l’esposizione su tutta via Dante di alcuni ritratti teatrali.

Il teatro non è morto e l’Elfo è la dimostrazione che ha ancora tanto da dire e dare nel mondo della cultura.

 

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MICHELE LAROTONDA

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Michele Larotonda
Direttore de Il BARNABÓ, un blog d’informazione di attualità e cultura pop. Ha scritto e diretto cortometraggi che hanno avuto visibilità in manifestazioni specializzate a Milano,Roma e Varese. Autore del format I DUE DELLA STANGATA andato in onda su Radio 2.0. Ha scritto tre romanzi, Il Sognoscuro (Link Edizioni, 2018), Da un’altra parte (Pav Edizioni, 2020) e Tutto quello che non ti ho detto (Pav Edizioni. 2023). Sito web: www.ilbarnabo.it