“Draghi dovrà trattare con Milano”. Intervista a GIANLUIGI PARAGONE

Abbiamo incontrato Gianluigi Paragone, uno dei candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del Comune di Milano


Abbiamo incontrato Gianluigi Paragone, uno dei candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del Comune di Milano. 

“Draghi dovrà trattare con Milano”. Intervista a GIANLUIGI PARAGONE


Che cosa significa fare il sindaco di Milano in questo periodo? Che cosa può ottenere il sindaco di Milano dal governo di diverso da ora?

Il sindaco di Milano a differenza di questo governo è eletto dai cittadini. Avrà un potere negoziale enorme per trattare con un governo che è presieduto da un nominato mai votato, ha un ministro della salute che è bollito e un ministro dell’Economia che è un altro burocrate.

Milano non è una città qualunque. Noi faremo il pieno di democrazia, da sindaco comincerò andando dal ministro Franco e gli dirò: il conto della crisi non lo pagheranno i cittadini. È una crisi che avete creato voi e voi la dovete pagare. Noi vogliamo ridare un futuro a Milano: Milano non accetterà di essere minore, una Cenerentola di altre capitali europee dove tutte queste restrizioni non hanno vigore.



Noi vogliamo ridare un futuro a Milano: Milano non accetterà di essere minore, una Cenerentola di altre capitali europee dove tutte queste restrizioni non hanno vigore.

Il mio obiettivo è lasciare più soldi in tasca a cittadini, famiglie e imprenditori, la mia fiscalità sarà abbattuta. Loro che sono amici delle banche e del sistema trovassero loro i soldi per coprire questa esigenza fondamentale per rilanciare Milano.

Invece di dare la caccia ai no vax che “invadono” le stazioni o che avrebbero delle armi o che sarebbero spacciatori di fake news, alla Lamorgese dirò di venire con noi alla stazione Centrale, in piazzale Corvetto in via Argelati e in mille altri posti dove i delinquenti sono veri e gli spacciatori di droga continuano a vendere merda e veleno. Basta con le bugie della propaganda draghiana.

Come Milano Città Stato ci battiamo perché Milano possa avere poteri all’altezza delle grandi città europee, tutte caratterizzate da un tipo di autonomia che Milano non vede neppure con il binocolo. Come agiresti perché Milano possa avere più potere?

Oggi Milano è nelle mani di chi ha costruito gli immobili come asset dei bilanci e non come fulcro della società, insomma è nelle mani di poteri non milanesi. Un tempo la casa era la mattonella di appoggio della gente comune, Milano dava possibilità anche ai figli degli operai di scalare la società, oggi gli immobili sono asset drogati dei bilanci dei fondi. Questo sistema di relazioni Sala ce l’ha in casa, letteralmente, a Milano vedi che le multinazionali hanno tutti i vantaggi del mondo e questo non è lo spirito di Milano.

oggi Milano è nelle mani di poteri non milanesi

C’è anche da dire una cosa importante in questo momento: non accetto il discorso di discriminare i milanesi e di dividere la città. Tra Green Pass sì, Green pass no, tra vaccinati e non, tra strisce blu e strisce bianche (tante le prime, poche le seconde), tra zone residenziali gold e lotterie sugli alloggi popolari, tra commercianti penalizzati e multinazionali che si prendono le migliori vetrine del centro, tra area B e area C. Milano è sempre stata la grande Milano quando non negava la possibilità a nessuno e il futuro di Milano si ricostruisce ricostruendo il senso di vera comunità e dando a tutti le stesse chance.

non accetto il discorso di discriminare i milanesi e di dividere la città

Una delle cose che si amano di Milano è che è una città con il futuro negli occhi. È sempre stato così anche se mai come ora questo sguardo risulta appannato. Sembra quasi che alla Milano di oggi sia stato rubato il futuro.

Per Sala e quelli del suo circoletto il futuro è rappresentato dal Bosco Verticale, che è un’idea contronatura. I boschi sono sempre stati orizzontali, in cui devi curare il verde e la sicurezza di chi li frequenta. Questi hanno come idea del futuro quella di uno skyline invece che un orizzonte.

Tu sei sempre stato critico dell’Unione Europea. Però Milano ha il cuore in Europa: come vedi il rischio che questa Europa si sgretoli o che la gestione di questa crisi renda Milano renda sempre più staccata e periferica rispetto al cuore dell’Europa?

Milano è sempre stata internazionale. Già all’inizio del Novecento con l’esposizione universale era già internazionale. Il liberty è espressione di una architettura internazionale. Oggi Milano non è internazionale, è globalista: vogliono standardizzare Milano ed elidere la sua forza. Non ho bisogno della patente che usa Sala con l’Expo perché Milano sia internazionale. L’internazionalità di Milano è un’altra. La gente pensa che la brugola sia un arnese invece era il nome del commendator Brugola che l’ha inventata e che è l’esempio del milanese che con la valigetta va a conquistare i mercati. Il futuro di Milano è ridare la possibilità ai milanesi di andare con la valigetta a conquistare i loro mercati nel mondo, una libertà che oggi gli viene negata. Perché i commercianti devono perdere il negozio perché arriva la multinazionale con la sua vetrina unica. La storia di Armani non inizia come sarto ma come vetrinista. La forza di Milano è sapere mettersi in vetrina. Ma se le vetrine sono tutte uguali, standardizzzate, Milano non è più la vetrina del made in Italy ma resta una città globalista. Sala è un sindaco globalista.

Il futuro di Milano è ridare la possibilità ai milanesi di andare con la valigetta a conquistare i loro mercati nel mondo, una libertà che oggi gli viene negata.

Sala è spesso un tuo bersaglio. Come giudichi la sua linea green con cui sta caratterizzando la sua campagna elettorale?

Sala è interscambiabile con la destra. Lui fa le piste ciclabile per dire che ha realizzato x chilometri, ma non gli interessa la sostanza. Io nella ciclabile devo sentirmi sicuro, paradossalmente quando vado in bici mi sentirei più sicuro fuori dalle piste ciclabili. Non puoi restringere le carreggiate nelle arterie più importanti perché altrimenti incanali il traffico. Vuoi fare il sindaco green con le ciclabili però aumenti il traffico e l’inquinamento.

Intendi che la politica di Sala per Milano sia una politica di facciata, ma che dietro nasconda il vuoto?

Oggi si guarda molto al senso estetico di ogni cosa. Questo immobile di via Antonini era figo perché assomigliava a una vela. Compriamo ormai le cose solo per senso estetico. Un paese che chiede il green pass per andare a mangiare, che chiede mille firme per fare una minima attività, consente di costruire un palazzo in cui il cappotto è ignifugo e nessuno ne risponde. Andiamo a vedere la case di una volta. Stanno ancora in piedi. Erano case semplici, ma sode. La casa di ringhiera ha dentro il Dna del futuro di Milano. Questa è Milano. La casa di ringhiera che si nasconde dietro la facciata, non la facciata molto figa con dietro il nulla.

Questa è Milano. La casa di ringhiera che si nasconde dietro la facciata, non la facciata molto figa con dietro il nulla.

In un periodo in cui ltalia ci sembra caduta vittima del suo peccato originale che ne ha determinato i suoi numerosi disastri, il centralismo, noi proponiamo invece un ribaltamento dell’amministrazione e dei poteri, con un modello centrato su una forte autonomia locale, il cui centro di potere diventino le città e le aree omogenee. Un modello che riprende alcuni aspetti della Svizzera. Come ti pone rispetto a questa idea?

La forza dell’Italia e del made in Italy è la forza della somma delle sue identità. È impossibile replicare una città, un paese, un’area con quella vicina. Anzi si sono sempre sfidati a chi fa meglio. Nelle nostre stesse città le famiglie si sfidavano a colpi di case, di torri, di monumenti. O liberiamo la forza di questo Paese, che è l’identità, oppure perdiamo. La forza di Milano è che ha la testa in Europa. Palermo ha la testa nel Mediterraneo. Venezia, Torino o le altre hanno ognuna caratteristiche profondamente diverse.

Le città devono essere libere di avere una voce di spesa proporzionale alla forza del loro status. La possibilità di generare una politica che fa bene alle città fa bene anche all’Italia. Possiamo scontrarci sul lambrusco di Sorbara o di Reggio Emilia, però viene venduto il lambrusco nel mondo anche se qui ci scontriamo su quale sia il migliore. Se tu chiedi a Rotterdam un chilo di pane ti dà quella roba qua, se lo chiedi in Italia ce ne sono infiniti tipi. Lo stesso per il vino, per la pasta. O ci riappropriamo di questa forza del made in Italy oppure saremmo le vittime della globalizzazione. E Sala è il sindaco della globalizzazione.

Le città devono essere libere di avere una voce di spesa proporzionale alla forza del loro status. La possibilità di generare una politica che fa bene alle città fa bene anche all’Italia

Tornando al potere del sindaco, con Milano Città Stato intendiamo un sindaco che sia come quello delle metropoli europee che, di fatto, ha lo status di un ministro e tratta alla pari con il presidente del consiglio. Al momento invece il sindaco di Milano ha una grande visibilità ma di fatto è uno dei tanti sindaci che deve passare tramite l’ANCI o la Regione Lombardia per vare valere ogni suo diritto al governo.

Boris Johnson ha potuto guidare il processo della Brexit perché ha fatto il sindaco di Londra. Sala vorrebbe guidare il rinnovamento nazionale nel tema del green ma è solo una trovata di comunicazione che non ha alcun nesso o impatto nella vita politica della nazione.

Il palazzo deve capire che l’autonomia fa bene all’Italia. Se io ti do autonomia io to do la possibilità di accrescere il PIL italiano. Sappiamo bene che il made in Italy è uno dei brand più popolari del mondo. Il made in Italy la somma di food, experience, stile di vita, non è una singola cosa, ma la somma di cose diverse che creano una unità unica. Milano è tanto, la puoi guardare sull’aspetto turistico o industriale. Però, industriale: guardiamo come abbiamo assistito al declino della grandi famiglie industriali milanesi. È mai possibile che la Pirelli sia salvata da un fondo cinese? E ancora, pensiamo alla storia dei vecchi capitani di impresa: Rusconi o Del Vecchio uscivano dai Martinitt. Fateci fare quello che sappiamo fare. Però senza soldi non si canta messa.

Il palazzo deve capire che l’autonomia fa bene all’Italia

Quindi uno dei cambiamenti che ti poni di apportare è un diverso rapporto di Milano con il governo, esatto?

Draghi dovrà trattare con Milano. Perché tutti i soldi che Milano dà a Roma devono essere funzionali a Milano. I soldi che Draghi prende dai mercati lui li deve riportare a Milano ma non per fare le cose che vuole Bruxelles. Questi sono stati capaci di mettere Milano una succursale di Bruxelles, una città dove non ci spenderei un’ora. L’idea di Draghi non c’entra nulla con lo sviluppo d’Italia, ma soprattutto non c’entra nulla con lo sviluppo di Milano. Lo stesso vale per Torino o per Napoli: le città devono essere responsabili dello sviluppo dell’Italia.

L’idea di Draghi non c’entra nulla con lo sviluppo d’Italia, ma soprattutto non c’entra nulla con lo sviluppo di Milano

Tre priorità dei tuoi primi 100 giorni da sindaco?

  1. Via area B e area C. Tutt’e due
  2. Piano parcheggi: 33% strisce bianche, 33% blu, 33% gialle
  3. Tutte le scuole avranno tamponi gratuiti fatti dal personale sanitario che Roma ha sospeso

Nei primi 100 giorni un terzo del tempo lo impiegherò nei cantieri, con la polizia locale e nei mercati. Perché mai come nel momento della ripartenza devi dare fiducia agli operatori. I controlli non devono essere penalizzanti ma dove effettivamente ci sono problemi. Poi metteremmo la tassa di soggiorno proporzionale al livello degli alberghi.

Hai la possibilità di un appello finale ai cittadini

Invito gli elettori di centro destra a ricordarsi che i pezzi principali dello stesso stanno governando con Speranza, Draghi, Lamorgese e Di Maio.

Continua la lettura con: I torti della maggioranza

ANDREA ZOPPOLATO

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