L’età dell’oro delle CITTÀ STATO: nel passato e nel futuro

La città stato è un modello amministrativo molto più antico dei grandi stati nazionali. Ma è anche il modello più proiettato sul futuro e che potrebbe costituire una soluzione alla crisi delle moderne democrazie


La città stato è un modello amministrativo molto più antico dei grandi stati nazionali. Ma è anche il modello più proiettato sul futuro e che potrebbe costituire una soluzione alla crisi delle moderne democrazie. Vediamo qual è il principale punto di contatto tra città stato del passato e quelle del presente. 

L’età dell’oro delle CITTÀ STATO: nel passato e nel futuro

Le città stato hanno un’origine molto antica: hanno più di cinquemila anni. Risalgono infatti ai tempi della civiltà sumerica, nel terzo millennio avanti Cristo. Nell’antichità erano quasi sempre le città a estendere la loro azione e a esercitare il loro dominio anche su territori molto vasti. 


Il principale riferimento politico e filosofico parlando di città stato è l’antica Grecia con le sue polis.

# L’età dell’oro delle città stato: le polis greche e Roma

Nelle città greche nasce di fatto la politica che prende il nome dalla polis e che era incentrata sull’individuazione e sulla messa in atto della volontà della comunità. Secondo Aristotele era proprio nella polis che si poteva svolgere l’attività politica più autentica.
Nell’antica Grecia la politica era filosofia, aveva lo scopo di garantire il “bel vivere” e si esercitava attraverso la dialettica e il costante confronto tra le parti.



Il diritto di cittadinanza non veniva assegnato semplicemente in base alla presenza sul territorio, ma seguiva criteri più complessi: per esempio c’erano abitanti che non godevano pieni diritti, come le donne o gli schiavi.
Lo status di cittadino consentiva diversi vantaggi, tra cui l’accesso alle cariche elettive o a forme di sussidio o di supporto da parte dell’autorità. Oltre a rispettare le tasse e a pagare i tributi, i doveri fondamentali del cittadino erano difendere la patria e rispettare la legge.

Tra le città esisteva una grande competizione, anche militare. Si creavano e disfacevano alleanze, ci si sfidava in rivalità che a volte sfociavano in vere e proprie guerre, come quelle celebri tra Atene e Sparta. Era una società a tratti sanguigna e spietata, dove spesso il più forte otteneva tutto e per lo sconfitto non c’era pietà, ma la competizione tra città è stata anche lo strumento per avere una crescita nella civiltà e nel pensiero.

La massima espressione di città stato nella cultura ellenica fu l’Atene del V secolo che uscì vittoriosa dalla guerra con Troia e raggiunse la sua età dell’oro sotto il governo di Pericle.
L’età di Pericle viene ricordata come dell’oro a sottolineare le vette raggiunte dalla comunità ateniese in ogni ambito, culturale, economico e politico. 

La cultura ellenica divenne diffusa nel mondo grazie a un’altra città stato che si espanse fino a diventare impero: Roma. Anche se conquistò e organizzò un territorio immenso, riuscì a esportare ovunque il suo sistema e si può dire che l’antica Roma riprodusse su vasta scala ciò che aveva realizzato con successo tra le proprie mura.

# Il Rinascimento: la nascita del cittadino moderno

La linea di demarcazione tra mondo antico e mondo moderno avviene tra l’XI e il XII secolo con la nascita dei comuni in Italia e in altre zone d’Europa, come il nord della Germania e le Fiandre.
I comuni presentano numerose caratteristiche tramandate fino ad oggi, come il significato di cittadino e il suo modo di rapportarsi con la comunità e con chi la amministra.
Il Rinascimento segna la massima espressione delle città stato, come potere e progresso per la civiltà, e in questo periodo l’Italia raggiunge forse la sua massima gloria come capacità di influenza sul resto del mondo, specie in ambito artistico dove si raggiunsero le vette più alte dell’espressione estetica. Città stato come Genova, Firenze, Milano, Ferrara e Venezia furono le punte di diamante della società del tempo, conquistando a volte ampi territori, in particolare isole e zone costiere del Mediterraneo.

# Il tramonto del potere politico delle città stato: dalla scoperta dell’America a Campoformio

Proprio nel periodo di maggiore successo culturale, economico e politico delle città stato italiane ebbe luogo l’avvenimento che fu alla base del loro declino: la scoperta dell’America. Con il nuovo continente vennero rivoluzionati gli orizzonti, dal mare nostrum si passò agli oceani e le città cedettero progressivamente il passo agli stati nazionali che avevano la dimensione adatta per operare su scala mondiale. L’Italia in declino politico proseguì, come in parte anche la Germania, la tradizione delle città stato, spezzettandosi in numerosi staterelli che erano sempre emanazione di una città dominante. Il tramonto definitivo del modello di città stato rinascimentale avvenne con il trattato di Campoformio che segnò la fine di Venezia, ultimo baluardo di città capace di esercitare un’influenza internazionale.

# I grandi stati nazionali e le nuove città stato 

Credits: mywowo.net

Da allora gli stati nazionali hanno assunto il monopolio del potere politico, ma le città stato non sono finite con Napoleone: hanno sviluppato un modello di autonomia che da politico è diventato di gestione delle risorse.
Le città stato hanno smesso di avere un ruolo determinante sulla scena della politica internazionale ma hanno iniziato a ritrovare importanza, specie dalla seconda metà del XX secolo quando economia e finanza hanno assunto una estensione globale, senza più frontiere. Ma la nuova era di città stato non è stata determinata solo da una modalità più efficiente nella gestione dell’economia del territorio. C’è un altro fattore fondamentale che ne spiega il successo. La libertà.

# Le città stato contemporanee: il luogo della libertà

Lo strapotere politico dei grandi stati nazionali ha portato guerre, lotte di potere e grandi sconquassi nel mondo, ma non sempre ha segnato una maggiore libertà per i cittadini. Anzi. I grandi e potenti stati nazionali hanno spesso esercitato la loro autorità limitando quella dei loro cittadini, attraverso sistemi fiscali e legislativi che ne hanno ridotto il campo di azione.

È l’esigenza del singolo di poter essere libero verso l’autorità statale che è alla base della forma delle moderne città stato. San Marino, il principato di Monaco, Andorra e, per certi aspetti, i cantoni svizzeri o il Liechtenstein che sono assimilabili alle città stato, garantiscono a chi ci vive molta più libertà di quello che offrono le grandi burocrazie nazionali in tutto l’occidente.

Si tratta di una libertà innanzitutto economica: nelle città stato indipendenti in Europa il cittadino può gestire le proprie risorse in libertà, senza l’oppressione di un fisco che in molti paesi ha praticamente diritti illimitati sui contribuenti. Ma non c’è solo la motivazione fiscale, nelle città stato moderne quello che emerge è la filosofia di base: più potere al cittadino rispetto a quello dell’autorità.

In un periodo storico in cui il cittadino sta diventando sempre più impotente nei confronti dell’autorità forse l’unica via di uscita per un progresso individuale e di civiltà potrebbe essere costituito proprio dalle città stato. Il più probabile argine a una deriva totalitaria delle grandi burocrazie occidentali. 

Continua la lettura con: Il potere costruisce la verità

ANDREA ZOPPOLATO

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