Milano deve far nascere aziende di SUCCESSO MONDIALE

A Milano non nascono imprese di rilievo a livello internazionale e non è un caso

unicorni

L’unicorno è definita, in gergo finanziario, quella startup (generalmente in ambito tecnologico e digitale) che è riuscita a capitalizzare un miliardo di euro o di dollari.

L’unica azienda che è riuscita a diventare un “unicorno” in Italia nel nuovo millennio è Yoox Net-A-Porter Group S.p.A. acquisita dalla Compagnie financière Richemont; la società è nata a Zola Predosa (BO), ma da anni ha sede e suo HQ a Milano, dove era quotata in Borsa prima del dilisting successivo all’acqusizione da parte del colosso svizzero.

MILANO PIAZZA OTTIMALE IN TEORIA, NON IN PRATICA

La città con il Pil più alto in Italia e quarto in Europa non riesce a sviluppare un hub economico in grado di generare aziende che possano primeggiare nel mondo alla pari di Facebook & Co. e diffondere la cultura imprenditoriale italiana.

Università e imprese hanno realizzato incubatori di startup, addirittura Tsinghua University di Pechino ha scelto Milano come sede del proprio hub europeo per l’innovazione in collaborazione con TusStar, il più grande incubatore al mondo, e il Politecnico in Bovisa.

Tutto questo non è sufficiente perché è assente un sistema che metta realmente in rete tutti i soggetti, pubblico compreso, il quale deve essere messo nelle condizioni di liberare risorse e favorire attraverso una legislazione coerente il famoso “ecosistema delle startup” per far diventare Milano una capitale europea delle startup e delle imprese in generale.

QUINDI PERCHÉ L’AMMINISTRAZIONE NON INTERVIENE?

Semplicemente perché non può, ha le mani legate.
Non ha il potere di costruire sistemi di politiche del lavoro adatte al territorio, che quindi consentano di avvicinare le retribuzioni al livello delle altre città-stato europee e mondiali, oppure di introdurre agevolazioni fiscali alle imprese e incentivi atte a far nascere startup internazionali, come ad esempio ZES (zone economiche speciali) che invoglino a mantenere Milano come loro HQ per espandersi nel mondo.

Il potere legislativo, in queste e altre materie, è demandato a Stato e Regione e quindi non può essere cucito su misura per le esigenze di Milano e delle aziende e lavoratori che ambiscano a sviluppare progetti innovativi e disruptive e creare l’ambiente più fertile possibile per far nascere una vera competizione internazionale.

CHE COSA CHIEDE MILANO?

Milano chiede di poter essere libera di creare le migliori condizioni ai lavoratori in quanto a retribuzione e autodeterminazione e agevolare gli imprenditori a investire sul territorio per rendere la città un faro a livello mondiale nei settori in cui eccelle: chimica, biomedicale, tecnologia, digital, comunicazione, farmaco, food, fashion, design, industria 4.0 etc…

Il doppio obiettivo di attrarre i migliori “cervelli”, lavoratori e studenti, dalle altre città del mondo e di costruire la base per un ecosistema paragonabile alla Silicon Valley è possibile esclusivamente ad una condizione: gestirsi in autonomia, con annesse competenze e risorse, e quindi vedendosi riconosciuto lo status di Regione previsto all’articolo 132 della Costituzione Italiana.

Solo con l’autonomia si possono creare le condizioni di regole e risorse necessarie per rispondere all’esigenza tipica delle nuove aziende che nascono a Milano: poter competere sui mercati internazionali. Un orizzonte che è proprio di Milano, specie per le startup tecnologicamente più avanzate, mentre lo è di meno tra le aziende che sorgono nel resto del territorio lombardo.

FABIO MARCOMIN

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