Nuovi studi: l’INQUINAMENTO aumenterebbe la diffusione del Coronavirus

Alcuni studi rivelano un nesso causale tra smog e diffusione dei contagi. Preoccupa il fatto che nonostante il traffico quasi azzerato a Milano il PM 2.5 e PM 10 sia tornato alle stelle

Livelli di inquinamento da PM2.5 Arpa Lombardia 18-03-2020

Con oltre il 50% di decessi nel mondo per Covid-19 negli ultimi giorni l’Italia detiene un triste primato con la Lombardia in testa a questa classifica. Le altre regioni maggiormente interessate dai contagi sono Veneto, Emilia Romagna e Piemonte che assieme alla Lombardia fanno parte del bacino padano, l’area più inquinata d’Europa. Un dato in comune tra il bacino padano e la Cina in particolare Wuhan, dove il virus è partito e dove i contagi hanno registrato il numero più alto mondo, è proprio l’alto tasso di inquinamento atmosferico. Esiste un nesso causale?

Covid-19 diffuso nelle zone più inquinate d’Europa: esiste un legame oggettivo?

# Roberto Boffi, medico oncologico “il virus si aggrega ai PM (poveri sottili) e al loro aumento corrisponde una maggiore facilita di trasporto”

Il medico Roberto Boffi medico dell’Istituto dei Tumori impegnato contro vari tipi di inquinamento oltre che quello da fumo di sigarette ha analizzato i risultati dei campionamenti effettuati a Wuhan da medici cinesi ed americani, i quali evidenziano come “il virus si aggrega ai PM (poveri sottili) e al loro aumento corrisponde una maggiore facilità di trasporto e della trasmissione SARS – CoV-2 . A prescindere dal fatto che non si è ancora a conoscenza della durata del virus attivo nel PM” si può aggiungere “che l’inquinamento induce infiammazione cronica nelle mucose delle vie respiratorie e rappresenta quindi un fattore di rischio aumentato per le complicanze polmonari indotte dal virus” sia che si tratti di coronavirus o altri ceppi.


# Società italiana di medicina ambientale: “relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19”

Uno studio curato da una dozzina di ricercatori italiani e medici della Società italiana di Medicina Ambientale (Sima) hanno incrociato i dati registrati nel periodo tra il 10 e il 29 febbraio dalle centraline di rilevamento delle Arpa e i dati del contagio da Covid19 riportati dalla Protezione Civile, aggiornati al 3 marzo ovvero in lasso temporale utile visto il ritardo dovuto al periodo di incubazione di 14 giorni del virus. La conclusione è che si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni di Pm10 e PM2,5 e il numero di casi infetti da Covid-19.

Nel bacino padano si sono infatti misurate crescite anomale nelle curve di espansione dell’infezione in evidente coincidenza con le più elevate concentrazioni di particolato atmosferico registrate nelle due settimane precedenti: a conferma di questo fatto Roma che ha visto manifestarsi i contagi negli stessi giorni del nord Italia non ha avuto nessuna esplosione del fenomeno, mentre Brescia insieme a Bergamo sono i casi più drammatici nonché i focolai attualmente più estesi.

Leonardo Setti, medico e professore ordinario dell’Università di Bologna conclude che le alte concentrazioni di PM 10 “registrate nel mese di febbraio in Pianura padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”.



Fonte: Il Sole24ore

# Dopo una settimana d’aria pulita, Milano è tornata nella morsa dello smog, dobbiamo aspettarci un picco di contagio?

A seguito del decreto di 10 giorni fa che che ha forzato lo smartworking in Lombardia e in seguito in tutta Italia, l’aria di Milano ha avuto una settimana di condizioni ottimali con le centraline Arpa a segnalarlo. Il risultato è stato determinato dalla riduzione del traffico e dallo spegnimento dei riscaldamenti degli uffici per: la mancanza di dipendenti in ferie forzate o a casa per lavorare da remoto, l’azzeramento del traffico sulle principali arterie stradali e le benevoli correnti di aria sulla città.

Questa settimana è iniziata con le stesse immutate limitazioni alla circolazione, escluse deroghe per motivate esigenze indifferibili, con strade, tangenziali e autostrade deserte fatto salvo il trasporto pubblico e i trasporti merci e con buona parte dei riscaldamenti spenti complici delle temperature primaverili. I risultati però non sono affatto incoraggianti, infatti come dimostra l’immagine di copertina le centraline regionale hanno registrato per tutta l’area metropolitana milanese, nella giornata di oggi martedì 18 marzo, aria scadente o pessima sia per PM 2,5 che per PM 10.

Posta la validità di questi e altri studi che certificano il legame tra diffusione di virus e inquinamento, e che non sappiamo ancora se Milano abbia raggiunto il massimo numero di contagi giornalieri, dobbiamo aspettarci il picco di infezioni da Covid-19 nei prossimi 14 giorni in costanza di questi livelli di inquinamento?
Se così fosse, prima di preoccuparsi di qualsiasi altro batterio circolante nell’aria, non sarebbe il caso di mettere in agenda una drastica strategia per ridurre al minimo l’inquinamento nell’area europea con il numero più alto di decessi per smog?

FABIO MARCOMIN

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