A Trento bonus spesa sul CONTO CORRENTE: questo significa diventare una città-stato

Trento sceglie la sua strada: "Non vogliamo che i trentini siano in difficoltà a dar da mangiare i propri figli". Milano invece si deve accodare agli altri comuni italiani

Credits: 10cose.it - Trento

A un mese da dal fermo dell’attività economiche i cittadini in difficoltà non hanno ancora ricevuto un sostegno per acquistare beni di prima necessità, così come i bonus per le varie categorie. Al contrario di quanto avvenuto in Germania pochi giorni dopo la decisione di Angela Merkel di fermare le attività lavorative con sussidi immediati alla popolazione. Lo stesso è accaduto in Svizzera dove già i cittadini e le imprese hanno ricevuto soldi sui loro conto correnti.

In Italia in uno degli ultimi decreti il Governo ha anticipato il 60% del fondo di solidarietà comunale agli enti locali nell’ordine di 4,3 miliardi e in aggiunta 400.000 milioni da destinare sotto forma di buoni spesa alle fasce più deboli. Come si sono mosse le città italiane?


A Trento bonus spesa sui CONTI CORRENTI: questo significa diventare una città-stato

Fugatti: “Non vogliamo che i trentini siano in difficoltà a dar da mangiare i propri figli”

A Trento il bonus spesa arriva sui conti correnti, una delle 3 modalità previste inizialmente dal governo per l’erogazione insieme a buoni pasto e ricarica tessera sanitaria. Ma è arrivata l’indicazione contraria dell’Anci: visto che sia il Governo che la Regione Lazio prevedono l’impiego delle risorse solo per fini alimentari o per beni di prima necessità, con semplice bonifico si sarebbe rischiato il danno erariale, questa la decisione presa dai comuni italiani. 

Trento, che gode dello status di provincia autonoma, ha scelto di andare avanti sulla sua strada discostandosi da quanto previsto per gli altri comuni italiani. Ha potuto definire il proprio modello di gestione dell’emergenza decidendo come comunicato dal Presidente Fugatti: “con una Giunta straordinaria, di mettere subito in moto questa prima risposta. Prevederemo un meccanismo di distribuzione che sia il più veloce possibile, non vogliamo che i trentini siano in difficoltà a fare la spesa e a dar da mangiare ai propri figli». Quindi in attesa di predisporre le tessere elettroniche caricate con gli importi settimanali previsti in base al numero delle persone nel nucleo famigliare, da 40 a 100 euro, gli importi per i primi 15 giorni saranno accreditati direttamente sul conto bancario per consentire sia a chi già riceve il welfare sociale e chi non lavora più di acquistare i generi alimentari.

Fonte: lavocedeltrentino.it



L’aiuto varia da comune a comune della provincia, così come i parametri per beneficiarne, mentre le pratiche invece sono all’incirca identiche per tutti: sarà richiesta una semplice autocertificazione in cui si dichiari la perdita del lavoro o mancato reddito nei mesi precedenti, con indicazione delle disponibilità bancarie, previa verifica dell’ente, ma con la differenza che il modulo della Provincia di Trento prevede l’indicazione del proprio conto corrente per l’accredito dei primi importi. In attesa di altre modalità e strumenti di corresponsione di buoni spesa i cittadini saranno subito soddisfatti.

Milano non ha scelta

Milano si muove invece come tutti gli altri enti locali italiani. Non può fare altrimenti, per mancanza di autonomia amministrativa che la potrebbe portare a sperimentare altre pratiche di welfare sociale per rispondere meglio alle esigenze dei suoi cittadini, sia nella gestione ordinaria che nelle crisi economiche come quella in atto. Trento che ha l’ordinamento simile a quello di una città-stato può farlo.

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FABIO MARCOMIN

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