🔴 Galli (Ospedale Sacco): va fatto il massimo sforzo per aumentare i tamponi e PROTEGGERE MILANO

Va fatto il massimo sforzo per “evitare il peggio in una zona di grande concentrazione di popolo come l’area metropolitana"

Credits: ilsecoloxix.it - Massimo Galli
Credits: ilsecoloxix.it - Massimo Galli

Anche i dati diffusi dalla Regione Lombardia il 15 marzo confermano che il focolaio più violento in Italia resta quello delle province di Brescia e Bergamo. Al momento Milano città sembra colpita in modo minore con un totale di 711 (1750 nell’area metropolitana) a fronte dei quasi 6.000 contagi delle due province più colpite.

Il responsabile delle Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano si è detto favorevole a far seguire anche alla Lombardia la strategia, adottata prima in Corea e Vo’ Euganeo e a breve in tutto il Veneto, dei tamponi a tappeto anche agli asintomatici soprattutto per quella che lui considera una priorità: proteggere l’area metropolitana di Milano dal virus. 

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Galli: aumentare i tamponi, la priorità per proteggere Milano

La strategia veneta e coreana è quella corretta, controlli anche agli asintomatici

Aumentare il numero dei tamponi, da fare anche agli asintomatici, e proteggere Milano per “evitare il peggio in una zona di grande concentrazione di popolo come l’area metropolitana. Su questo va fatto il massimo sforzo” sono le parole del medico Massimo Galli, che senza troppi giri di parole lancia l’allarme e traccia la via da seguire in un’intervista a Repubblica.

La ricetta è dettata anche dagli ultimi 2 giorni a zero contagi nel primo focolaio veneto nonché comune in cui si è registrato il primo decesso italiano da Covid-19: Vo’ Euganeo. In questa località veneta infatti, in seguito al primo contagio, è partito un controllo su tutti gli abitanti per contenere l’epidemia oggi diventata pandemia.

Il medico aggiunge che facendo i tamponi esclusivamente a chi ha sintomi importanti vengono individuati solo la fasce più grave degli infetti con la percentuale di mortalità che può salire fino al 15%, mentre il modello veneto sarebbe migliore perché simile a quello coreano che ha registrato un tasso di letalità inferiore al 1%.

L’unica soluzione è arginare il contagio, perché il limite di sopportazione del sistema sanitario è vicino, e quindi usare dei tamponi con tempi di analisi rapidi per scovare tutti gli asintomatici insieme all’assistenza in telemedicina per chi si trova in quarantena domiciliare può essere di grande aiuto nel ridurre pazienti in terapie intensiva e decessi.

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Intervista a Galli 

 

FABIO MARCOMIN

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