Štivor: nei boschi della BOSNIA si trova un VILLAGGIO ITALIANO

Nel nord della Bosnia-Erzegovina esiste un villaggio dove quasi 300 abitanti hanno origini trentine e, dopo 130 anni, ancora conservano le tradizioni dei loro antenati


Nel nord della Bosnia-Erzegovina esiste un villaggio dove quasi 300 abitanti hanno origini trentine e, dopo 130 anni, ancora conservano le tradizioni dei loro antenati.

Štivor: nei boschi della BOSNIA si trova un VILLAGGIO ITALIANO

# Štivor: un villaggio singolare in mezzo ai boschi della Bosnia

Ci troviamo nel nord della Bosnia-Erzegovina, a 70km circa dalla città di Banja Luka e a ben 450km dal confine tra l’Italia e la Slovenia. Qui, in mezzo ai boschi della Repubblica di Srpska, si nasconde un villaggio molto particolare, Štivor. Si tratta di una comunità di circa 400 abitanti di origine trentina, i cui antenati sono sopravvissuti a più di 130 anni di storia ed eventi, tramandando una cultura che nel corso del tempo è rimasta la stessa.


# Štivor: un pizzico di storia

Nel 1882 la Valsugana, zona pedemontana a sud est del Trentino, fu colpita da una terribile alluvione, che come sempre spazzò via case, terreni coltivati e le speranze di chi qui viveva. Futuro cancellato improvvisamente per chiunque. La soluzione per i più, fu quella di emigrare. Chi ha venduto casa (se ancora esistente!) e gioielli, ha potuto acquistare un biglietto di sola andata per il Brasile. Si è presto accorto, però, di essere stato vittima di un raggiro, e il biglietto era solo un pezzo di cartastraccia.

Credits: @stivorstivor(FB) – Valsugana alluvionata nel 1882

Soluzione alternativa: l’emigrazione verso la ex-Jugoslavia, dove da poco tempo l’Impero austro-ungarico aveva preso il comando, dopo la guerra contro i turchi. Francesco Giuseppe cominciava a mettere insieme terre colonizzate e contadini rimasti senza terra. La Valsugana rispondeva: chi si sposa prima di partire, carica il carro e si prepara a fare un viaggio di oltre 800km, in compagnia dei propri buoi, per raggiungere la Bosnia. Un lembo di terra disabitata significherà la rinascita di questo popolo, di queste 200 anime scappate al nulla lasciato dalle piogge nella loro terra natìa.

Credits: @stivorstivor(FB) – Gruppo di emigrati a Stivor, anni ’30

# Štivor: accoglienza in italiano

Štivor si trova nella municipalità di Sibovska (Republika Srpska, Bosnia – Herzegovina). Ad accogliere chi la raggiunge, un cartello stradale scritto in bosniaco e italiano.



Credits: stivorstivor(FB)

Nessuno conosce esattamente l’etimologia del suo nome, ma l’ipotesi più credibile sembra essere quella di sljive, il nome locale della prugna, da sempre coltivata nella zona. Oggi il villaggio conta più di 150 case con giardino. La buona parte di esse ormai è vuota, perché la gente torna sempre più spesso in Italia o all’estero per lavorare. Gli abitanti di Štivor di origini trentine hanno riacquisito la cittadinanza italiana e mantengono dei solidi legami col Trentino, terra di partenza dei loro antenati. Ad oggi, il villaggio conta circa 270 abitanti.

A Stivor chiunque ha passaporto italiano, a scuola si studia italiano, si legge la stampa italiana e si vive con pensioni provenienti dall’Italia. Gli abitanti del villaggio sono particolarmente orgogliosi della loro cittadinanza italiana, riottenuta qualche anno fa grazie a una legge che ha previsto il suo conseguimento per le sole origini. Più precisamente, in base ai registri anagrafici custoditi nelle chiese.

Credits: @questotrentino.it – Il Bar Trentino a Štivor

Al “Circolo Trentino” si legge con fierezza la rivista “Trentini nel mondo” per tenersi aggiornati su quanto succede nella Provincia Autonoma di Trento. E’ vero che, in maniera meno romantica ma più comoda, le notizie arrivano anche qui all’istante attraverso la televisione e il web.

L’attività economica principale rimane l’agricoltura. Tuttavia, quasi chiunque è tornato a fare lavori in altri settori, oltre confine. L’agricoltura sembra diventata più un hobby per riempire il tempo libero. Accanto alla via principale del paese c’è un piccolo cimitero. Sulle lapidi sono incisi tutti cognomi italiani.

Continua la lettura con: Il VILLAGGIO ITALIANO dove si parla un TEDESCO MEDIEVALE (a due ore da Milano)

LUCIO BARDELLE

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Nasco a Dolo (VE) nel 1979. Padre padovano, mamma vicentina, cresco nella terraferma veneziana. Studio Economia a Venezia, poi viaggio, per lavoro e per piacere. Vivo 7 anni in Lombardia, poi torno a Venezia. Sono appassionato di musica rock, suono la chitarra e il basso. Spesso corro. Scrivo per una associazione locale a sostegno del cittadino (Oltre il muro), creata da Pietro, uno dei miei migliori amici, infortunatosi 15 anni fa durante una partita di calcio.