Tutto quello che serve sapere sul referendum per l’autonomia della Lombardia

Il 22 ottobre in Lombardia e in Veneto si vota per votare sì o no a dare più autonomia alla propria regione. Il riferimento normativo è l’articolo 116 della Costituzione che assegna una speciale autonomia a Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta, ma che prevede che “Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” possano “essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata”. Finora nessuna regione italiana si è appellata all’articolo 116 per avere più autonomia.

Chi è per il sì?

Appoggiano le istanze del referendum, il movimento 5 stelle, la Lega Nord, la gran parte delle forze del centrodestra e buona parte del PD regionale, il cui promotore più acceso è il probabile sfidante di Maroni alla carica di presidente della Regione: Giorgio Gori.

C’è chi dice no?

Sono contrarie le forze dell’estrema sinistra più alcuni cani sciolti, in massima parte nello schieramento della sinistra.

Perchè no?

Tra i principali motivi dell’avversione al referendum c’è quello che si tratta di un referendum puramente consultivo, senza valore vincolante o formale, e che secondo alcuni sarebbe una mossa di Maroni per vincere le prossime elezioni. I suoi detrattori, infatti, accusano Maroni perchè se avesse voluto realmente l’autonomia della Lombardia avrebbe potuto procedere direttamente sul governo di Roma, senza dover attendere il referendum.

Perchè sì?

Se si vuole più autonomia per la Lombardia, l’unico modo è di votare sì a questo referendum, pretendendo poi che il futuro presidente della Regione rispetti la volontà popolare e si metta in azione con Roma. Se infatti vincessero i no o ci fosse scarsa affluenza, ogni possibilità di avere una regione più autonoma cadrebbe nel nulla.

I dilemmi dell’autonomia: la Lombardia non ne ha già abbastanza? E con più autonomia non si rischia di rendere ancora più povere le regioni del Sud Italia?

Cerchiamo di dare risposta a queste domande con qualche dato o esempio concreto.

Quanto è il residuo fiscale della Lombardia?

Il residuo fiscale è la differenza tra quanto una regione versa come imposte allo stato e quanto ne riceve indietro.
Secondo gli ultimi dati disponibili (Dati CGIA Mestre), il residuo fiscale della Lombardia sarebbe di 54 miliardi di euro, risultato della differenza tra quanto la Lombardia versa allo stato (92 miliardi) e quanto riceve indietro come spesa pubblica (38 miliardi), per un residuo fiscale superiore al 17% del PIL territoriale.

Quanto è grande il residuo fiscale della Lombardia rispetto alle altre regioni europee?

Tutte le nazioni hanno al loro interno regioni che presentano dei residui fiscali attivi, questo perché le regioni più ricche possano finanziare quelle più povere, secondo un principio di redistribuzione delle risorse. In Europa sono solo tre le regioni con un residuo fiscale rispetto al PIL superiore al 10%: sono Lombardia (17%), Emilia Romagna (10,7%) e Veneto (10,3%). In queste tre regioni italiane oltre il 10% della ricchezza prodotta viene perduta a causa di un trasferimento in altre aree della nazione.
Secondo questi dati, il residuo fiscale nella Lombardia incide su ogni abitante della regione per quasi 6.000 euro e rappresenta un caso unico a livello internazionale. Con il suo 17% calcolato sul PIL precede di quasi sette punti percentuali le altre due regioni più svantaggiate dalla redistribuzione nazionale, Veneto ed Emilia Romagna. Le altre regioni in Italia e in Europa sono al di sotto del 10%. La Catalogna è al 5,8%, la regione di Parigi è al 4,4%, il Trentino Alto Adige è al 4,3%, la Baviera è al 3,5%.

E’ vero che lo Stato finanzia la sanità lombarda?

I 38 miliardi di spesa pubblica sono stati così destinati: la quota principale va alla Regione Lombardia (10,5 miliardi) e agli altri enti territoriali (3,1 miliardi), in parte va alla spesa per interessi del debito pubblico (13,4 miliardi) e per gli stipendi dell’amministrazione dello stato sul territorio (5,6 miliardi). Il restante della spesa pubblica (15%) viene destinata soprattutto a scuole (4,4 miliardi), trasporti e infrastrutture (1,8 miliardi) e istruzione universitaria (1,1 miliardo).
La principale voce di spesa del bilancio della Regione Lombardia, 18,3 miliardi per la sanità, viene coperta direttamente dalle imposte regionali (nel 2012 il gettito IRAP in Lombardia è stato di 19,7 miliardi).

E’ vero che se si aumenta l’autonomia, aumenta la disuguaglianza tra regioni ricche e regioni povere?

L’unico dato esistente in questo senso è quello che proviene dalla Germania.
In Germania il residuo fiscale dei diversi stati (Laender) è molto basso, sia in attivo che in passivo. Questa scelta è stata decisa dopo la riunificazione, per evitare che i ricchi stati dell’Ovest finanziassero in modo permanente i poveri stati dell’Est. Una scelta dettata esplicitamente dalla volontà di non ripetere il caso italiano dove il trasferimento di risorse dalle regioni ricche a quelle povere nel corso dei decenni non è riuscito a ridurre le disuguaglianze.
Il risultato ottenuto in Germania dal concedere maggiore autonomia e minore redistribuzione tra le regioni è stato inizialmente di grave crisi nelle regioni orientali, ma successivamente ha consentito loro di raggiungere standard simili a quelle occidentali, con tassi di crescita attualmente superiori.