Milano come DRESDA: perchè era definita la “città bersaglio” e che cosa l’ha salvata

II guerra mondiale. Milano subì sessanta attacchi aerei che provocarono tra i 1.200 e i 2.000 morti. Un terzo delle costruzioni furono distrutte o gravemente danneggiate. Tutto ebbe inizio nel 1940 quando gli inglesi considerarono Milano un obiettivo prioritario per le fabbriche, per lo snodo ferroviario e per le caratteristiche della città: il fatto di essere a cerchi concentrici la faceva assomigliare a un grande bersaglio, di cui il centro risultava particolarmente affollato e, per le strade strette, facilmente incendiabile.

Per salvare le persone, una mezzora prima dell’attacco si levava una prima sirena, mentre una seconda segnalava il bombardamento imminente. In caso di attacco, i portinai avevano il dovere di aprire i portoni per aiutare i viandanti a trovare riparo negli androni.
Inizialmente gli attacchi avvennero di notte ma successivamente furono anche di giorno.

Nelle ultime fasi della guerra gli strateghi angloamercani avevano studiato per Milano un trattamento simile a Dresda che andò interamente distrutta anche per il grande incendio che le bombe provocarono sui palazzi. Ma Milano riuscì a salvarsi soprattutto per le caratteristiche dei palazzi: in gran parte fatti di pietra e cemento e dunque non infiammabili come le case in legno tipiche della Germania.

Nella parte ovest del Parco di Trenno, lungo la via Cascina Bellaria, sorge il cimitero di guerra inglese, dove si trovano 417 lapidi di soldati caduti, in massima parte piloti abbattuti dalla contraerea.

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