Il riscatto del GIAMBELLINO, dove il Cerutti Gino e la mala milanese erano di casa

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Al civico 50 di via Giambellino, un tempo estrema periferia ovest di Milano e oggi, grazie anche alla vicinanza con le nuove zone della movida, via Savona e via Tortona, area destinata ad essere rapidamente riqualificata, c’è ancora il bar Gino (dai locali detto anche “delle due palle”, a causa delle grosse lampade sferiche che ne illuminano l’ingresso).  Che si ricollega al mitico personaggio di fantasia che Giorgio Gaber ha reso immortale con la sua celebre ballata del Cerutti Gino, composta nel 1964.

Il quartiere della lìgera, la mala milanese

Il Giambellino, cinquantamila residenti, nasce nel 1925, attorno alle cascine. Prima area urbanizzata quella delle fabbriche, poi si cominciano a costruire le case di ringhiera. La crescita consistente avviene nell’ultimo dopoguerra, con l’espansione urbanistica e porta nuovi accenti in una realtà profondamente locale. Una storia sfaccettata quella del Giambellino, scritta dagli emigranti italiani di ritorno dalla Francia (e alloggiati da Mussolini nel quartiere), ma anche percorsa dai moti della Resistenza; dalle collaborazioniste del fascismo rasate per vendetta in piazza Tirana (le ciocche di capelli sono riemerse con i lavori per il tram), fino al dopoguerra e alla ligera, la piccola malavita di una volta. Passando per il gangsterismo, quando in piazza Tirana si giocava a dadi sotto la protezione di Francis Turatello.  Dall’esperienza del Centro culturale Crud (Centro rionale di unità democratica), inaugurato alla presenza di Paolo Grassi e Giorgio Strehler alla scuola sperimentale Rinascita.  Qui, tra gli anni 60 e 70 è cresciuto Renato Vallanzasca. Ma qui hanno abitato anche Richi Maiocchi dei Camaleonti, Lucio Battisti, Diego Abatantuono.

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Le due anime del quartiere delle nebbie

Un quartiere popolare di nebbie (ricordate Nebbia al Giambellino di Giovanni Testori?) e casermoni, in cui si mescolano idiomi d’immigrati e di milanesi autentici un po’ “bauscia”. Ma anche socialmente molto vario, con case d’epoca signorili che nascondono giardini inaspettati (fino al civico 56, in cui erano ubicate le famose Cantine Paracchini, una sorta di Scoffone di periferia, molto quotate in zona), ed edifici scolastici all’avanguardia per l’epoca, come la Scuola elementare Nazario Sauro, in via Vespri Siciliani angolo via Bellini, che vanta una bellissima piscina…  che convivono con nuovissime residenze in Classe A molto appetite, tenuto conto del fatto che presto la zona sarà servita dalla linea 4 della Metropolitana.

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La via Giambellino “felliniana”

Dal Bar Gino, dal suo bancone in radica di noce e ottone, prodotto dalla Zanchi e Angeloni e dal suo biliardo (che ora non c’è più…) sono passati in tanti. Dai famosi Duilio Loi, campione del mondo di boxe e Giorgio Gaber, alla meno famosa Tosca, elegantissima ed esile signora che si nutriva con il Bianco Sarti. Personaggi quasi felliniani, come la “trippaia” che gestiva il negozio di trippe vicino al bar, dotato di una vasca di marmo bianco in cui decantavano allegramente foiolo e riccia, la merciaia Astolfi al civico 56, o il fornitissimo Foderami Gnocchi, al civico 41 riferimento indiscusso per la vendita di stoffe, bottoni e fodere alle sarte della zona.

giambellinoAll’inizio della via, il Cinema Ducale, in piazza Napoli 7, che apre i battenti nel 1938. Probabile che – in pieno delirio imperiale-  il nome derivi da quello di dux; lo confermerebbe anche la scelta dei caratteri della scritta, tra i più emblematici dell’era fascista. Durante i bombardamenti del 16 agosto 1943 il cinema venne raso al suolo per riaprire nella seconda metà del 1947. Nella prima metà degli anni cinquanta, durante la stagione estiva, il locale disponeva di un’arena all’aperto denominata Ducale Giardino, situata dietro all’edificio, con ingresso su viale Troya al civico 5. Spazio in seguito occupato (purtroppo) da degli anonimi condomini.

Le fabbriche di via Savona

La parte di case popolari più vicina al Bar Gino è quella che inizia al civico 58 di via Giambellino e copre il quadrilatero Giambellino/Gentile Bellini/Vespri Siciliani/Giacinto Bruzzesi. Strutture ora in preda a un degrado che quasi cancella i passati fasti costruttivi. Tra cui giardini attrezzati per i giochi (una volta frequentatissimi) e oggi disertati dai più piccoli. Le case popolari dei civici 144-142 si affacciavano nel 1939 su una strada sterrata su cui non c’erano ancora i binari del tram. Appena finite di costruire, ospitarono gli italiani rimpatriati dalla Francia con la dichiarazione di guerra del giugno 1940. Tutto intorno le fabbriche che insistevano sulla parte finale di via Savona, come la Siry Shamon, lampade per l’Orient Express e scaldabagni. Della Osram, storico marchio di lampadine, rimane la palazzina degli uffici. E sempre in via Savona, uno sciagurato intervento ha sepolto gli stabilimenti metalmeccanici Loro Parisini, progettati nel 1956 dall’architetto Caccia Dominioni, sotto le tre, assurde, torri di un complesso residenziale. Prossima vittima illustre il deposito dell’Atm, l’azienda dei trasporti urbani, via Giambellino 121, destinato a trasformarsi in macerie.

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L’ora del riscatto

Il G124 (il numero della stanza a Palazzo Giustiniani assegnata all’archistar Renzo Piano quando è stato nominato senatore a vita) è il gruppo di lavoro di giovani architetti, retribuiti con lo stipendio di senatore di Renzo Piano che hanno il compito di produrre studi di “rammendo” su una periferia urbana. Nel 2015 è stato scelto il quartiere del Giambellino. Quel progetto è diventato un libro, edito da Skira, Diario delle periferie / 1 Giambellino Milano 2015. Attraverso le foto, i racconti, le interviste vediamo trasformarsi le case fatiscenti dell’edilizia popolare in un progetto di recupero e riqualificazione che trasforma i luoghi senza stravolgerne l’anima. Qualcosa di quel progetto è visibile nel parco già esistente di via Odazio, su cui si apre il nuovo ingresso sul mercato rionale. Ed è in fondo al parco che ci sono anche la biblioteca comunale e la “Casetta Verde” in cui si svolgono tutte le attività comuni del quartiere, dai centri d’ascolto all’orto collettivo. Piccoli interventi di “rammendo” con cantieri leggeri e poco costosi che ci auguriamo possano dare il via a un più sostanzioso recupero dell’intera zona. Perché, come ha affermato lo stesso Piano, “le periferie devono essere fecondate con luoghi di condivisione: mercati, piazze, musei, auditorium, scuole”. E quel processo di fecondazione per il Giambellino sembra essere avviato.

E questo è il testo della Ballata del Cerutti

giambellinoIl suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
vent’anni biondo mai una lira
per non passare guai
fiutava intorno che aria tira
e non sgobbava mai
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
una sera in una strada scura
occhio c’e’ una lambretta
fingendo di non aver paura
il Cerutti monta in fretta
ma che rogna nera quella sera
qualcuno vede e chiama
veloce arriva la pantera
e lo vede la madama
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
ora è triste e un poco manomesso
si trova al terzo raggio
e’ lì che attende il suo processo
forse vien fuori a Maggio
s’e’ beccato un bel tre mesi il Gino
ma il giudice è stato buono
gli ha fatto un lungo verborino
è uscito col condono
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
è tornato al bar Cerutti Gino
e gli amici nel futuro
quando parleran del Gino
diran che è un tipo duro

 

 

 

DANIELA GRANCINI

 

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