Zuck ha colpito anche me: profilo BLOCCATO per tre giorni

Anche il direttore di Milanocittastato.it è stato colpito dai blocchi di Facebook

Nel giorno in cui Germania e Francia hanno attaccato Facebook e Twitter per aver bloccato il profilo di Trump, nel nostro piccolo ci è capitata una cosa simile. Al direttore di MilanoCittàStato.it, Andrea Zoppolato, Facebook ha bloccato il profilo, senza preavviso, per tre giorni. Vediamo cosa è successo. 

Zuck ha colpito anche me: profilo BLOCCATO per tre giorni

11 gennaio 2020. Nel giorno del quinto compleanno del sito milanocittastato.it Facebook mi ha voluto fare un regalo. A modo suo. Mi ha infatti bloccato il profilo personale per tre giorni. Senza preavviso. La prima volta che mi accade. 


L’antefatto: il mio post contro l’abuso di potere dei social

Coincidenza curiosa, perchè è accaduto il giorno dopo che avevo postato un articolo che riprendeva l’attacco di Cacciari contro Facebook e Twitter per la censura a Trump: “È scandaloso che un social decida chi parla e chi no”, dice il filosofo veneziano nell’articolo che ho condiviso.

Condivido infatti il pericolo che un privato che ha una posizione di dominanza in un ambito così rilevante come quello del mondo dell’informazione, possa decidere a sua totale discrezione chi ammettere o chi rifiutare sulla base di sue simpatie o di policy che non trovino corrispondenza con le leggi sull’editoria. Un po’ come se una compagnia aerea leader su una determinata tratta o se Trenitalia e Italo non accettassero qualche passeggero sulla base di loro preferenze. Lo stesso se un’autostrada impedisse l’accesso ad alcune auto a suo piacimento. Anche per questo servono le leggi: a tutelare il cittadino dagli abusi di potere. 



Anche perchè lo stesso Zuckerberg ha sempre rifiutato di definirsi editore proprio per non dover rispondere come editore di tutti i contenuti pubblicati. 

La presa di posizione di Cacciari è stata la stessa posizione espressa in seguito anche dai governi di Germania e Francia che il giorno dopo hanno dichiarato che Facebook e Twitter se decidono liberamente chi accettare o meno sulle loro piattaforme commettono una violazione contro i principi della libertà di espressione regolati in Europa. Ma questa è un’altra storia. Torno alle mie vicende. 

Facebook non ama gli indigeni Selknam?

Il primo pensiero dopo aver ricevuto il blocco è stato al post su Cacciari. Non tanto perchè pensavo di essere stato punito per ciò che avevo scritto, ma perchè mi sono ritrovato a capire cosa significa di punto in bianco non poter usare la principale piattaforma di comunicazione dei nostri tempi. 

Il primo problema che ho riscontrato è che ognuno di noi è indifeso. Come è successo a me, a chiunque penso possa accadere di vedersi bloccato come profilo o come pagina in qualunque momento con l’accusa di aver violato le policy di Facebook. 

Ma qual è la policy che avrei violato? Ho scoperto che sono stato bloccato per aver condiviso su alcune pagine di cui sono co-amministratore questo articolo pubblicato sul sito di milanocittastato.it: Finiremo come la tribù perduta della Terra del Fuoco?

Il blocco non è stato innescato dalle triste vicende dei Selknam, la tribù estinta della Terra del Fuoco, ma da questa foto degli indigeni che accompagnava l’articolo: 

I Selknam, la tribù estinta della Terra del Fuoco

Foto antica, copyright free, presa da Google, su cui, come si vede, era già stata attivata la modalità di offuscare le parti nobili del corpo degli indigeni. Un offuscamento che per l’occhio di lince dell’algoritmo evidentemente non è risultato sufficiente. Così da violare la policy di Facebook che punisce immagini di nudo o di tipo sessuale. 

Non vorrei qui sindacare sulla causa della violazione. E’ evidente, mi sembra, che questa immagine dei Selknam non è di tipo sessuale, ma è altrettanto evidente che l’algoritmo di Facebook così come è intervenuto per punire me probabilmente si aziona in tanti altri casi con automatismi che potrebbero individuare come violazioni contenuti che in realtà sono corretti. 

Ognuno di noi è come un Selknam

Gli indigeni Selknam erano una tribù così indifesa che nell’incontro con gli occidentali sono stati spazzati via da un semplice raffreddore. E se penso alla mia condizione, mi sento indifeso come loro. Non solo per il fatto di essere stato bloccato da questo automatismo. Ma per quello che è successo dopo. Ho cercato di mettermi in contatto con l’assistenza per fare capire che non ho commesso alcuna violazione. Ma così come Facebook si basa su algoritmi e automatismi per controllare i contenuti pubblicati, allo stesso modo li utilizza per rispondere a chi si vuole mettere in contatto con lei. Provare a cliccare l’assistenza apre ad altre pagine con domande e risposte preconfezionate. Alla fine sono riuscito a trovare schiacciando il triangolino in alto a destra alla pagina del profilo, la sezione “segnala un problema” in “assistenza e supporto”. Ho mandato la mia richiesta di informazioni ma senza ottenere nessuna risposta. 

Dopo alcune ore anche grazie ad altri canali più diretti sono riuscito ad avere un intervento di un tecnico. Una donna molto gentile che però mi ha risposto che, dopo aver convenuto sull’assurdità dell’intervento, anche causa Covid, non sarebbero potuti intervenire in tempi rapidi. Dopo oltre un giorno sono ancora qui in attesa e ormai mi sono messo il cuore in pace di dover scontare i tre giorni di punizione nonostante la stessa Facebook abbia di fatto riconosciuto l’errore: lo stesso post con il link “incriminato” è stato infatti riammesso alla pubblicazione. Però il mio profilo rimane bloccato. E l’esperienza di avere il profilo bloccato è davvero straniante. 

Vedere senza poter comunicare, come l’angelo del film di Wenders

E’ straniante perchè io posso vedere tutto quello che viene scritto sul mio profilo, ogni commento o messaggio, ma senza poter rispondere. Mi sento come l’angelo del Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders che sta in mezzo alle persone mortali ma senza poter interagire con loro. Un’esperienza straniante, anche curiosa, sopportabile anche perchè tre giorni non è la fine del mondo (anche se di questi tempi non si può escludere nulla), però è angosciante. Angosciante perchè fa capire il potere immenso che abbiamo messo nelle mani di qualcuno che anche per un semplice automatismo potrebbe cancellare nostri pensieri, esperienze, lavoro di anni, senza alcuna possibilità per noi di tutela. 

Una cosa che in un paese moderno e civile non dovrebbe essere concesso. Né a un governo nè tantomeno a un privato. Io credo che questo periodo così duro per tutti ci stia mostrando che forse è proprio questo il punto.

Come cittadini dobbiamo pretendere di riprendere il potere sulla nostra vita che abbiamo consegnato a privati in posizioni egemoniche e a governanti. Privati e governanti che spesso trasformano il potere in un abuso di potere, sentendosi in diritto di decidere sulla vita di quelle stesse persone che invece dovrebbero essere loro a servire, non il contrario. 

Continua la lettura con: Finiremo come la tribù perduta della Terra del Fuoco?

ANDREA ZOPPOLATO

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