MILANO è BRUTTA

Cos'è la vera bellezza di una città?

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Milano è brutta! Sono il torinese innamorato di Milano, però Milano dai è brutta!

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MILANO è BRUTTA

# Cosa c’è fuori dal centro?

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mappa Milano

Facciamo così: prendiamo una matita e dopo averci legato un filo della lunghezza sufficiente a circoscrivere tutto intorno il “centro della città”, la “zona bella” per così dire, una volta puntata la mina proprio nel fulcro della piantina, cominciamo a ripercorrere con la mente tutte le aree circostanti. Cosa vediamo?

Vedremo viale Certosa fino alle autostrade, Corso XXII marzo fino a Linate, Corso Lodi fino alla barriera per Bologna e per finire Viale Zara fino a Monza. Il centro è un’area di appena 9 km quadrati e sì chiama Zona 1 Centro storico. La planimetria di Milano è di 181 Km quadrati.

# Cos’è la vera bellezza di una città?

Ora prendiamo Torino ad esempio e mi terrò molto lontano da Roma per questo mio articolo perché….meglio così! Torino ha un centro storico di 4 km quadrati ed una planimetria di 130. La mia intenzione è di essere quanto più possibilmente oggettivo perché, sì sa, l’amore gioca brutti scherzi. Ti fa vedere bello quello che non lo è. Ecco quindi la necessità dei numeri.



Se il Centro Storico di una città è sempre giustificatamente bello per definizione e quindi per qualche verso non superiore ad altri, fuori dal centro la “bellezza” è quella che semplicemente i suoi cittadini avranno saputo edificare nella vita della città. E guardiamola quindi questa bellezza partendo proprio da Torino.

# Milano e Torino a confronto: i grandi capolavori delle due città

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Mole Antonelliana

Nel centro di Torino un turista può trovare il Palazzo Reale con i suoi Giardini, perfettamente conservato e curato, prospiciente al quale sì trova il Castello della piazza di forma e misura molto più contenute di quello milanese prospiciente Piazza Cairoli, ma in condizioni meno “reperto storico da tenere in piedi” e molto più lussureggiante e curato. Il Parco Sempione con la sua Torre Branca potremmo confrontarlo con il parco del Valentino, la torre Branca con la Mole Antonelliana ed è chiaro quale delle due torri il mondo conosce. E qui state cominciando a capire a cosa voglia fare riferimento con questo articolo, ma proseguiamo.

Sempre restando nel verde e nelle acque, ai navigli e alla darsena e ai vari parchi che possiede Milano, apporre il Fiume Po con i sue due affluenti la Dora Riparia e la Dora Baltea, che scorrono alle pendici della collina torinese attraversando di nuovo il Parco del Valentino con la sua Università di Architettura di Juvarra e per altro con la presenza di un altro castello poco distante da questa. E’ certamente un arduo confronto di bellezza. Le cose non cambiano molto quando penso a Piazza del Duomo o all’Ultima Cena di Leonardo in Santa Maria delle Grazie, perché qui sicuramente qualcuno mi accuserebbe di ignoranza sé non citassi di Torino la sua Piazza Vittorio Veneto, la più grande piazza d’Italia e poi, nella chiesetta alle spalle del Duomo di Torino, la presenza della Sacra Sindone.

# Milano: fuori dal Municipio 1 sembra un insieme di residenze senza una precisa ubicazione

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QT8

Capite che è difficile difendere l’impossibile. Ma se qualcosa dovesse mancare nel computo, forse citare la Basilica di Superga con all’interno le tombe dei Re di Savoia e magari la Chiesa del Monte dei Cappuccini, più qualche altra chicca sui generis chiarirebbe ancora di più un confronto inequiparabile. Quando usciamo dalla Zona 1 di Milano quello che incontriamo sono una miriade di case e strutture civili di abitazioni ed uffici senza, a mio parere, alcuna articolazione culturale, senza alcun precetto di alcun tipo sé non il rispondere ad una richiesta di ubicazione di residenze destinate alla domiciliazione delle persone.

La zona universitaria della Bicocca fa eccezione e quindi rappresenta quello che  voglio dire. Parlo di una zona con una sua collocazione propria e non semplicemente residenziale come tutto il resto della città di Milano. Questa osservazione mi serve per mettervi in rilievo come le case non seguano una logica particolare se non quella usata di volta in volta nel gusto del costruttore.

# Lo stile inconfondibile di Torino che manca a Milano

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Porta Palazzo Torino

A Torino non è così, quasi da nessuna parte. Per km potete osservare palazzi con lo stesso stile, quasi sempre del fine ‘800 o primi del ‘900 e che nella loro interezza rappresentano uno stile. Uno stile che appunto nella nostra Milano lavoratrice ed efficiente manca totalmente. Se usciamo dal centro, le case sono una diversa dall’altra, oppure la differenza è quella di un complesso di case differente da un altro, come per esempio le casette di QT8, o quelle bellissime a ridosso di San Siro. Ma questo non è uno stile. È la voglia di costruire una zona di case differenti e basta.

A Torino delle umili case, come quelle di Porta Palazzo con i suoi lunghissimi portici, rappresentano ancora un esempio di questo stile che quasi ovunque sì può ammirare nella città di Torino. Bisogna veramente arrivare a ridosso della periferia per vedere la mancanza di stile. In altre parole la zona del centro di Torino smette di esserlo dal punto planimetrico, ma non dal punto di vista visivo. A Milano invece finito corso Venezia, o Via Dante o già dall’inizio di Corso Sempione, o addirittura dalla fine di Corso Monforte lo stile non è più riconoscibile, ma diventa quello di microzone che a mio avviso non sì può più considerare lo stile di una città. Che dire poi della bellezza del Museo Egizio di Torino o quello del Risorgimento o della tecnica o dell’automobile di Italia 61?

# A Milano serve una spinta: deve pensare al bello per tutti

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Corso Sempione

Non cambierei mai e mai lo farò la mia Milano con nessuna altra città del mondo. Perché Milano siamo tutti noi. E questo “noi “ ha un valore che non sì può copiare, edificare o progettare. “Noi” non siamo una cosa, un muro o un investimento, “Noi” siamo un concetto, una linfa vitale che alimenta altri a vivere il proprio presente. Ma forse, se la sera prima di lasciarci abbracciare dal meritato riposo, dedicassimo un attimo al bello potremmo decidere non di costruire due palazzi con i giardini pensili per chi se lo può permettere, ma se davvero ci piace, costruire una zona intera di palazzi così fatti e per tutti perché sarà la città a beneficiarne.

Lasciamoci contaminare ancora di più dalla cultura e dall’arte. Non accontentiamoci della Scala (ormai vecchia e provocatoriamente antisociale), ma, noi che ne siamo capaci, costruiamo degli aggregatori culturali di rispetto, generosamente destinati alla città, perché la Torino che vi ho raccontato è così perché rifletteva la volontà di un singolo. Era la Dimora di un re, ecco perché così bella, ma noi potremmo costruirci una dimora per NOI se solo riuscissimo a vederla.

Dai Milano, dai che ce la fai!

Continua la lettura con: La Ca’ BRUTTA: la storia del palazzo ribattezzato dai milanesi disgustati

ANTONIO CHIMIENTI

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1 COMMENTO

  1. Milano, il piano Beruto, il piano Mesera, la Milano spagnola, la Milano Napoleonica, la Milano Austroungarica, l’architettura razionalista, etc. Credo aver dato alcuni spunti di approfondimento e di riflessione. Comparare le città credo sia un esercizio complesso. Cordialmente Alessandro

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