Il muro del Messico

Invece di usare slogan per prendere voti adesso si usano slogan per amministrare il Paese

credits: @ignazioingrao (INSTG)

In una democrazia la politica ha due tempi.
C’è il tempo elettorale, fatto di slogan e frasi a effetto per conquistare il voto.
E c’è il tempo governativo, in cui si passa all’amministrazione della realtà. Un’amministrazione spesso sconnessa rispetto agli slogan del periodo elettorale.

Nell’epoca odierna è come se si fosse cancellato il tempo dell’amministrazione e si fosse prorogata la fase degli slogan. Invece di usare slogan per prendere voti adesso si usano slogan per amministrare il Paese. Si tratta spesso di slogan che non hanno rispondenza con la realtà e soprattutto con i problemi che si è chiamati a risolvere.


Perché per sua stessa natura lo slogan è una semplificazione ma la realtà è complessa, soprattutto in periodi di grave turbolenza come questo. E il risultato è che provare a dare risposte amministrative semplici a problemi complessi porta a non risolvere il problema. Non solo: porta anche a caricare tutta l’attenzione delle persone su aspetti marginali o addirittura estranei alla reale soluzione del problema.

Gli slogan sono delle forme di richiamo di attenzione ma non sono la soluzione dei problemi. Esempio: Trump che dice che bisogna fare un muro alla frontiera con il Messico. È chiaramente uno slogan. Se lo si intende come attenzione a un problema può essere utile perché richiama la necessità di trovare una soluzione all’immigrazione incontrollata. Ma se viene preso come una soluzione diventa una follia perché come si fa a costruire un muro di migliaia di chilometri e pensare che possa essere la soluzione?

L’unica via per riportare la politica a essere utile alla gente è capire che è giusto usare gli slogan per richiamare l’attenzione su determinati problemi, ma con la consapevolezza che gli slogan rientrano nella dimensione del problema, non in quella della soluzione.



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