All’estero si fa a gara a estendere i confini amministrativi delle città più grandi. Così accade per la Grande Londra, per la Regione di Parigi, per la Città Stato di Berlino. Ma in Italia si fa l’opposto, almeno per Milano. La città reale non coincide più con quella amministrativa, perché da oltre un secolo i confini comunali sono rimasti invariati. Nel frattempo l’area urbana si è estesa ben oltre i limiti storici e oggi appare evidente la necessità di affrontare la questione di un loro possibile ridisegno. Anche perché è assurda e anacronistica la frattura esistente tra il Comune di Milano e l’hinterland.
# La situazione: i confini di Milano sono immutati da oltre 100 anni

Dal 1923 i limiti del Comune di Milano sono rimasti allo stesso punto. Con il Regio Decreto del governo fascista furono inglobati 11 comuni esterni, tra cui Affori, Baggio, Greco, Niguarda e Vigentino. Da allora, salvo piccoli aggiustamenti successivi, l’estensione comunale è rimasta invariata. Oggi la città amministrativa conta circa 1,4 milioni di abitanti, mentre l’area metropolitana “funzionale” supera i 4 milioni. L’espansione edilizia e infrastrutturale ha reso continuo l’abitato ben oltre i confini formali, fino a Monza, Busto Arsizio, Gallarate e alla provincia di Como. Si è creato un divario crescente tra la città che esiste di fatto e quella riconosciuta dalle istituzioni. Perché questo si traduce in una frattura antistorica: tra ciò che è dentro il confine del Comune di Milano e ciò che è immediatamente fuori.
# L’idea di una nuova Milano: inglobare 47 comuni di prima e seconda cintura

Diverse proposte mirano ad aggiornare la delimitazione territoriale. Il gruppo “l’altra Milano” ha lanciato un dibattito per valutare l’inclusione dei 47 comuni della prima e seconda cintura. Gli studi internazionali delineano scenari più ampi: secondo Demographia, il nucleo urbano di Milano avrebbe 5,5 milioni di abitanti su 2.225 kmq, mentre per l’OCSE l’area metropolitana estesa raggiungerebbe gli 8 milioni, comprendendo province come Varese, Bergamo, Pavia e Novara.

La prospettiva è quella di una metropoli con peso comparabile a Parigi o Londra, dotata di maggiore coerenza territoriale e capacità di pianificazione unitaria. Una trasformazione che implicherebbe anche costi rilevanti, legati alla gestione di servizi, infrastrutture e governance.
# I vantaggi e l’alternativa della città-regione

Un ampliamento dei confini consentirebbe di gestire trasporti e collegamenti sotto un’unica regia, uniformando sistemi tariffari e piani urbanistici. Roma, che già dispone di un’estensione comunale molto ampia, ha recentemente avviato l’iter per diventare un ente territoriale speciale assimilabile a una città-Stato, con poteri legislativi e finanziari propri, analoghi a quelli delle regioni. Parigi ha scelto la formula della Métropole du Grand Paris, una governance metropolitana unitaria. Per Milano le opzioni potrebbero essere due: l’incorporamento progressivo di comuni limitrofi oppure, o in aggiunta, la creazione di una città-regione con poteri propri, in grado di coordinare una rete metropolitana senza modificare i confini amministrativi. Entrambe le soluzioni mirano a superare la frammentazione che oggi ostacola competitività e servizi.
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# Gli esempi di città-Stato nel mondo

Il modello della città dotata di autonomia speciale è già applicato in diversi contesti. Londra è organizzata come Greater London Authority, con un sindaco e un’assemblea metropolitana dotati di competenze proprie. Berlino, Brema e Amburgo, in Germania, sono insieme città e Land federale, con lo stesso livello istituzionale delle altre regioni. Madrid è riconosciuta come Comunidad Autónoma, con un governo regionale che coincide con la capitale spagnola. In Europa sono città stato, con poteri affini a quelli delle regione (o Lander o cantoni) anche Vienna, Budapest, San Pietroburgo, Praga, Bruxelles e le città cantone della Svizzera (come Zurigo o Ginevra). Fuori dall’Europa si può citare il caso più recente: Città del Messico ha assunto lo status di entità federale autonoma, con un proprio capo di governo e poteri paragonabili agli Stati della federazione. Singapore rappresenta un caso ancora più radicale: è un intero Stato che coincide con la città, governato da un unico livello amministrativo.
# Un primo passo potrebbe arrivare dall’immobiliare?

Un possibile punto di partenza si trova già nei progetti immobiliari in corso. Il Comune di Milano, proprietario di terreni fuori confine a Cologno Monzese, Gorgonzola e Gessate, ha avviato il piano “Sistema Abitare” per realizzare alloggi sociali e servizi. L’operazione, frutto di accordi intercomunali, mostra come sia possibile agire oltre i limiti amministrativi utilizzando risorse esistenti. Questa sperimentazione locale potrebbe anticipare un nuovo assetto più ampio, trasformando l’immobiliare da strumento di speculazione a leva di integrazione territoriale. Non una riforma imposta dall’alto, ma una costruzione dal basso che potrebbe aprire la strada alla nascita della Grande Milano o persino di una futura città-regione.
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