Vado CONTROCORRENTE. Ho un SOGNO: una Milano meno uguale e più IDENTITARIA

In una Milano internazionale bisognerebbe riscoprire le tradizioni e le nostre caratteristiche distintive

Milan textures from above. Credits: Elena Galimberti

Quando l’obiettivo è diventare sempre più internazionali, vorrei che tornassimo un po’ indietro, o meglio. Il bello di Milano è che può diventare la città di tutti. Non ci sono più quei milanesi doc che parlano solo il dialetto, a parte una leggere cadenza e le vocali aperte. Ma in generale, dove sono finite le tradizioni milanesi, quelle legate al passato che si tramandano di padre e in figlio? Il classico aperitivo diventerà sicuramente una di queste, ma forse nel 2050, ora è solo un’abitudine che si sta diffondendo sempre di più. Milano è futuro ed è bella proprio per questo, ma perché non potrebbe essere futuro e passato insieme? Un mix di tradizioni e innovazione? 

Vado CONTROCORRENTE. Ho un SOGNO: una Milano meno uguale e più IDENTITARIA

# La Milano internazionale

Credits: Andrea Cherchi – Foto area Piazza Gae Aulenti

Negli ultimi decenni, l’obiettivo di Milano è stato quello di affermarsi a livello internazionale, sia per quanto riguarda gli scambi economici e finanziari, sia per quelli culturali. Milano è probabilmente la città più cosmopolita d’Italia, è riuscita ad innovarsi e a farsi notare. La stessa popolazione residente è ormai internazionale. Nel 2017, il 18% dei residenti era di provenienza estera e nella città si contavano più di 150 etnie diverse. Inoltre, molte imprese multinazionali scelgono il capoluogo lombardo come sede o come trampolino di lancio per espandersi sul mercato italiano. Alla città di Milano direi: missione riuscita! Milano è innovazione e accoglienza, è ambiziosa, veloce e dinamica. È una città instancabile.


# L’ identità di Milano

Credits: houseloft.com
milano frenetica

Se si chiede a qualcuno di descrivere Milano, tra le prime cose che vengono in mente troviamo Milano città della moda e città italiana del lavoro. Si sa che Milano però non è solo questo, è sì economia ma anche cultura con i suoi teatri e musei. Inutile negare, però, che Milano è frenetica: camminare piano a Milano è impossibile, a meno che non si voglia essere travolti da una mandria di persone. In realtà non è assolutamente un male, anzi i milanesi sono orgogliosi della loro dinamicità e la città è bella anche per questo. La critica più fatta agli abitanti del capoluogo lombardo, però, è che pensano soltanto a questo, al lavoro, 24 ore su 24, 7 giorni su 7.  A Milano lo stress è all’ordine del giorno. Si tratta sicuramente di uno stereotipo, ma con un filo di verità. Si crede che a Milano non si abbia più tempo per pensare e per assaporare il bello intorno a noi. Tutto questo però è la nuova identità di Milano, quella che la città si è creata negli ultimi anni.

# Un passo indietro?

Credits: ilgiorno.it
il firunatt

Qualche anno fa Milano si è trovata di fronte ad un compito difficile: raggiungere l’obiettivo di internazionalizzazione senza perdere la propria identità. Non sono sicura che in questo caso ci sia riuscita. Il rischio di perdere la proprio “anima” era altissimo, doveva riuscire a integrare il nuovo con il vecchio. Eppure, la città cosmopolita che è credo abbia un po’ cancellato le tradizioni milanesi e la memoria storica della città. Se si va semplicemente al sud Italia, è difficile trovare un giovane che non conosca le tradizioni del proprio paese o che non sappia il dialetto; un giovane milanese invece probabilmente capisce il dialetto ma non lo saprà quasi mai parlare. Se si dovesse chiedere ad un ventenne quali sono le tradizioni milanesi, probabilmente andrebbe su Internet a cercarle perché conosce solo la Milano internazionale. In un mondo proiettato nel futuro, ci si potrebbe chiedere che senso avrebbe tornare nel passato, eppure riscoprire le tradizioni per non dimenticare la storia della città non costa nulla. Anzi Milano sarebbe molto più apprezzata e caratteristica.

Bisogna essere consapevoli del proprio passato e valorizzarlo, per potersi proiettare nel futuro nel migliore dei modi.



Continua la lettura con: Ma le auto non dovevano volare? Ho un SOGNO: Milano SENZA MACCHINE

BEATRICE BARAZZETTI

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