È allarme per BRERA: il quartiere sta sprofondando nel degrado?

La denuncia della rivista d'arte Art Tribune. E se la soluzione ipotizzata fosse il vero problema di Milano?

Ph. artribune.com

Allarme lanciato da ArtTribune: Brera sta sprofondando nel degrado!
La serie infinita di emergenze geopolitiche sta cambiando il cuore di Brera, uno dei quartieri più caratteristici di Milano. Ma è probabile che ci sia più di una chiave di lettura. Cerchiamo di fare luce. 

È allarme per BRERA: il quartiere sta sprofondando nel degrado?

# Brera non è solo una cartolina

Credits: @calzetterosse IG

Da quando sono nata nel 1969, credo di aver sentito nominare più volte “le varie malattie di Brera” rispetto al celeberrimo Ponte sullo Stretto di Messina. Questo per dire due cose: la prima è che, se vogliamo, a Milano non scherziamo in fatto di perenni problemi irrisolti; la seconda per mettere l’accento sulle lamentele che gli abitanti di Brera rivolgono alle amministrazioni e alla cittadinanza di Milano, per far prevalere i propri capricci.


Gli abitanti di Brera vogliono vivere in una fiaba, svegliarsi tutte le mattine ed ammirare il ciottolato delle strade come se stessero ammirando una personalissima cartolina illustrata, di quelle che si usava spedire negli anni ’70 (Saluti da Brera). Soprattutto, quando non possono rivendicare la nuda proprietà dei propri vicoli, inizia lo stillicidio del benaltrismo. Cari amici di Brera, aprite il libro delle favole a pagina ventotto che iniziamo a leggerlo insieme…

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# Artribune: dehors e jersey i principali motivi di degrado

Credits: @cs7kalos IG

ArtTribune scrive che “È all’alba, quando è ancora deserta, che Brera, (…) appare più malinconica, perché il degrado del tessuto urbano storico e dell’atmosfera del quartiere simbolo della cultura milanese si fa più evidente.” Dove emergerebbe il degrado secondo il sito d’arte?



Innanzitutto dai dehors
“Negli ultimi anni Brera è mutata: un turismo volgare, ben diverso da quello culturale che meriterebbe, ne ha spento lo spirito artistico, deprimendo i residenti e allontanando i milanesi, mentre i dehors, esplosi con il Covid, ne hanno offeso il paesaggio.” 
“Si tratta di veri e propri volumi addossati ai palazzi, che occupano selvaggiamente il suolo pubblico, nascondono le vetrine e le facciate e negano persino la visione prospettica di Via Fiori Chiari, strada-gioiello di Milano.”

Ai dehors si aggiungono altre lacune o interventi che deturpano la sua bellezza.  “Vi si avverte una provvisorietà preoccupante ma consolidata. Va osservato che Brera è tra i pochi quartieri che non hanno beneficiato degli investimenti per l’Expo. Lo dimostra quanto sia mal illuminata di notte e poco pulita di giorno (non per l’ineccepibile lavoro di Amsa ma per la mancanza di cestini) o come sia mortificato il verde. Emblema della trascuratezza sono le misure provvisorie antiterrorismo che deturpano da cinque anni piazzetta e via Brera: guard-rail in cemento disseminati per rendere tortuosi i percorsi e costringere i veicoli a moderare la velocità. Anche gli investimenti privati a Brera sembrano in stallo. I cantieri non sono conseguenza dei bonus edilizi: vari ponteggi, snobbati anche dalle pubblicità, sono fermi da anni, con teli ingrigiti dallo smog.”

# Critiche comprensibili anche se…

Artribune offre uno spunto di riflessione, come tutto ciò che può aiutare a migliorare Milano. Le considerazioni dell’autrice, Renata Cristina Mazzantini, sulle cause del “degrado” di cui soffrirebbe Brera sono di grande impatto emotivo. Peccato che, a parere di chi scrive, sulla scia dell’emotività non si trovano soluzioni di testa, ma solo “di pancia”.
Brera sta cambiando, da quartiere degli artisti sta progressivamente diventando un distretto di tendenza per il divertimento notturno. Giovani e meno giovani si ritrovano per passare la notte a Brera in compagnia degli amici e di una birra. Il chiasso notturno è insopportabile, ma il degrado di Brera viene individuato dalla mancata «visione prospettica di Via Fiori Chiari, strada-gioiello di Milano», causata dai dehor spuntati ai lati dei vicoli. 

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# Brera vista dalla periferia

 

È purtroppo vero che il quartiere ha subito l’abbandono di gallerie d’arte e showroom di alta moda. Ma la colpa, a parere di chi scrive, non si può ricondurre alla nightlife sviluppatasi negli ultimi anni.
«Ah, come sarebbe bello se Brera ritornasse quella dei tempi in cui Manzoni vi passeggiava con il Fontana!», come scrive l’autrice dell’articolo di Art Tribune. 
A me spiace molto dirlo in questi termini, ma quell’immagine è una leggenda. La realtà è che molti abitanti di Brera, se potessero, la trasformerebbero in una Gated Community, un quartiere chiuso. E qualcuno doveva pur dirvelo.

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# La proposta: chi vive a Brera torni a pensare a tutta Milano non solo alla via sotto casa 

La Brera del Manzoni – Credits: milanoincontemporanea.it

A Brera tutto è sempre stato un problema. Prima i bordelli, perché quando il Manzoni passeggiava su quel ciottolato, Brera sfruttava donne e bambine con la prostituzione, così come spesso accade il problema è stato spostato un po’ più in là, al Bottonuto (livello benaltrismo: pro). Oggi le preoccupazioni maggiori ricadono sui dehor dei locali. Poco importa che siano un motivo di attrazione per chi vive Brera la notte e nei suoi locali. Ciò che conta è tutelare il decoro per i residenti. Anzi, qualche dehors in meno significa anche meno schiamazzi e disagi per chi ci vive. Un classico di una Milano che ama dormire sonni tranquilli, schivando i problemi degli altri.
Ma questo benaltrismo è da sempre una tradizione di questo quartiere, come quando il problema prima dei dehors erano i pittori, allontanati dai tavolini dei ristoranti perché l’odore della trementina mal si univa a quello della parmigiana di melanzane servita al ristorante.
Adesso mi viene il sospetto che dopo anche l’aroma della parmigiana possa aver in qualche modo infastidito la sciura del primo piano.

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# La soluzione proposta (più burocrazia) è in realtà il vero male della Milano di oggi

Credits: @cuoduepuntiio IG

ArtTribune auspica come soluzione più controlli e più interventi della Soprintendenza quando forse è proprio ciò che auspica il sito dell’arte radical a essere il vero problema della Milano di oggi. Le soluzioni a questo puzzle di dehor messi insieme senza criterio, non sono da ricercare nell’iter burocratico autorizzativo della Soprintendenza: Milano è stata uccisa dalla burocrazia, non so se ve ne siete accorti.
A Milano l’intervento della Soprintendenza e della burocrazia in generale è quasi sempre il problema, più che la soluzione. Perché i blocchi, ritardi e le correzioni continue possono tutale forse la tranquillità di chi vive di prospettive estetiche ma quasi sempre significano arrestare il dinamismo e lo spirito di iniziativa che sono il motore ormai inceppato di Milano.  

No, cara Renata Cristina Mazzantini, non si dice benvengano ai guard rail di cemento, che hanno trasformato Brera e il centro di Milano in un check point di Bagdad. Si osserva la situazione e si cerca di migliorare città e quartiere, in una visione meno miope, perché Brera, come ogni quartiere, è un bene di tutta la città e anche di chi la vive venendo fuori, non è un’esclusiva dei suoi residenti. 
Quindi perché invece non possiamo dichiarare de-militarizzata Milano, togliendo tutto, anche quelle ridicole transenne intorno al sagrato del Duomo?
La soluzione, volendo, è nel criticare la scellerata gestione delle emergenze, che riduce i nostri quartieri in deserti pericolosi o luoghi di aggregazione improvvisati.

Soprattutto, amici burocrati: fate in fretta. Se necessario chiedete i miei recapiti che vengo a dare una mano a pulire e sistemare Brera, così potrete spendere una parola credibile in periferia.
Perché se non mettete a posto il quartiere centrale che è anche la vostra casa, in periferia dove abito io, come pensate di ricevere la necessaria fiducia per pronunciare una qualsiasi sentenza?

Articolo di riferimento: Artribune

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LAURA LIONTI

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