Da diversi anni in varie città del mondo autobus dismessi vengono riconvertiti per scopi sociali. Alcune associazioni e amministrazioni locali hanno individuato in questi mezzi una soluzione pratica a un problema sempre più evidente: garantire condizioni minime di igiene a chi vive per strada. Il riutilizzo di veicoli destinati alla rottamazione consente di portare servizi mobili laddove le strutture fisse non riescono a coprire le necessità.
# I primi progetti negli Stati Uniti

Il modello nasce a San Francisco nel 2014 con il progetto “Lava Mae”, che ha trasformato autobus dismessi in docce mobili per persone senza fissa dimora. Ogni mezzo è stato attrezzato con cabine per l’igiene personale, acqua calda e spazi sicuri. L’iniziativa, promossa da un’associazione no profit, ha risposto a un’emergenza crescente in una città con migliaia di homeless privi di accesso a bagni e docce. L’idea si è diffusa rapidamente in altre aree della California e ha ispirato iniziative simili in diverse città americane. Una soluzione che ha consentito di contenere i costi e raggiungere quartieri difficilmente serviti da strutture stabili.
# A Parigi l’iniziativa di Mobil’douche

Sull’esempio statunitense, anche alcune città europee hanno adottato modelli simili, seppure con mezzi diversi. A Parigi, ad esempio, l’associazione Mobil’douche utilizza camper attrezzati con docce e servizi igienici, gestiti da volontari con fondi pubblici e privati, per raggiungere i senzatetto nei vari quartieri. In Italia, invece, non si è diffuso l’uso di autobus, ma sono stati avviati progetti paralleli: a Roma l’Elemosineria Vaticana ha installato docce fisse sotto il colonnato di San Pietro e in altre strutture cittadine per garantire l’accesso all’igiene personale a chi vive in strada. Iniziative simili, basate su unità mobili o servizi fissi, hanno trovato sostegno da parte di associazioni e operatori sociali.
# Una soluzione flessibile e replicabile

L’uso di autobus riconvertiti in docce mobili si presenta come una soluzione flessibile e replicabile in contesti urbani diversi. Il loro vantaggio principale è la mobilità: i mezzi possono raggiungere aree periferiche o zone centrali dove la presenza di senzatetto è più alta, offrendo un servizio altrimenti difficile da garantire. Le associazioni che gestiscono i progetti sottolineano l’importanza di accompagnare il servizio con attività di assistenza, distribuzione di beni primari e ascolto. A Milano non sono state realizzate esperienze di bus-docce, ma esistono iniziative specifiche: tra queste il “bus degli Angeli” dei City Angels, che percorre le strade della città portando cibo caldo, bevande, coperte e vestiti a chi vive per strada, offrendo sostegno immediato anche se non attrezzato per l’igiene personale.
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FABIO MARCOMIN
Una volta esistevano le docce comunali. Ora sono tutte chiuse, ad eccezione, forse, di una dalle parti di corso XXII marzo. Non ricordo se l’hanno rinnovata, o chiusa per farne altro. Questo è quanto offre Milano, la “Milano da bere”. Sarebbe ora che si dotasse di luoghi pubblici (magari gestiti da cooperative) dove i turisti potessero fare i propri bisogni durtante le escursioni in città, proprio come avviene a Venezia. Non quegli abitacoli chimici che vengono usati nei cantieri, assai disdicevoli e, soprattutto, scomodi. Fare un giro per Venezia dovrebbe essere parecchio istruttivo, almeno su questo argomento