Il NATALE GASTRONOMICO milanese: i 10 comandamenti

Le regole da rispettare a tavola durante le feste, se ci si trova a Milano

Credits: @le_rocette Ricetta di Natale

Quali sono le regole del pranzo o della cena di Natale? Molte sono innate in ogni italiano, ma ogni Regione o città ha le sue. Ecco allora i 10 comandamenti da rispettare a tavola durante le feste se ci si trova a Milano.

Il NATALE GASTRONOMICO milanese: i 10 comandamenti

#1 Non avrai altri occhi che per lui

Credits altromercato IG – Panettone Don Bosco

Sua maestà il panettone. Anzi Panettone. Nato nella notte dei tempi come panetun o pan grand panaton denatà è lui ad essere il fulcro della sacralità laico-gastronomica milanese del 25 dicembre. Nonostante gli eccessi a tavola tendano ad oscurarne il desiderio e a minimizzarne l’opportunità di consumo, lasciamo il doveroso spazio per concludere il santo desco con il dolce lievitato simbolo di Milano.

#2 Non nominare altri panettoni farlocchi con il suo nome

Credits: @sevdabakeryandcake
Panettone al cioccolato

Saranno buonissimi, estrosi, artistici, gastronomici e gourmet. Ma le gocce di cioccolato e lo zenzero, la polvere di caffè e le pere non rientrano nel concetto di “Panettone tipico della tradizione artigianale milanese”. Sono altro: opere pregevoli e magari stellate. Ma a Natale all’ombra della madunina occorre santificare quello tradizionale che sa di burro, uvetta, cedro e arancio canditi. 

#3 Ricordati di santificare la tavola di Natale

Credits: @aliciafdesign
Tavola di Natale

Non è giorno di dieta e di leggerezze, di innovazioni e aperipranzi. A Natale ogni piatto vale, purché preparato con passione e amore, con voglia e desiderio di condividerlo con le persone più preziose.

#4 Onora il brodo e le lunghe cotture

Credits: @greenfarm_aziendaagricola
Cappone natalizio

Il primo corrobora, riscalda e dona preziosi nutrienti all’organismo. Le seconde, beh, se non a Natale, quando? Lasciamo bollire un cappone o cuocere a fuoco lentissimo un arrosto. Approfittiamo dei tempi non lavorativi per cuocere a ritmi umani.

#5 Non uccidere la fine del pasto con spumante o champagne

credit: amantidivino.it

Che sia Franciacorta o un Trento doc, le bollicine si stappino all’apertura delle danze gastronomiche natalizie. La finezza e il perlage di questi vini speciali mal si sposano con la pesantezza e il trionfo zuccherino della fine pranzo.

#6 Non commettere atti impropri

Credits: @maurofragascio
Panettone e mascarpone

Non assassinare il panettone (la sua fragranza e leggerezza, la sua divina struttura alveolata creata dai saccacromiceti) con il mascarpone. È come usare il cemento per un castello di carte. Il panettone, se è fatto come dio comanda, si apprezza da solo. Non c’è crema che possa esaltare ciò che dovrebbe essere già perfetto da solo.

#7 Non rubare troppe idee da Giallozafferano e dalla Prova del cuoco

O meglio: non esagerare, non osare troppo. Natale è comfort food, è viaggiare su preparazioni di cui si sa il punto di partenza e quello di arrivo. Benissimo le cocottine di verdure come aperitivo, ma il petto d’anatra con salsa d’uva al Porto e purè di sedano rapa possiamo lasciarlo per altre situazioni.

#8 Non dire falsa testimonianza su quanto c’è in tavola

Credits: @passionecooking
Pranzo di Natale

Se lo chef che ha preparato il cocktail di gamberi o le capesante gratinate è il gastronomo dell’Esselunga, non bariamo e riconosciamogli il merito. Se il limoncello è passato di mano in mano fino ad arrivare sulla nostra tavola, beh, non decantiamo la strenua opera di estrazione di aromi e colore dalle bucce del dorato agrume.

#9 Non desiderare la location d’altri

Mercatini di Natale – Credits: chriswanders, Pixabay

La neve di Cortina o le spiagge di Miami appartengono ai film, sono proiezioni che basta spegnere per catapultarsi con gioia nelle soddisfazioni delle case, delle famiglie, degli amici e dell’allegro e sincero trantran del Natale ambrosiano.

#10 Non desiderare la roba d’altri

Credits: @le_rocette
Ricetta di Natale

Allontana desideri gonfiati dei pensieri come i muscoli anabolizzati di certi culturisti. Certo, il Moet & Chandon è il top, così come il caviale di storione albino iraniano o il gambero rosso di Mazzara del Vallo. Ma la pietanza più pregiata e l’ingrediente più ricercato sono la passione e l’affetto che, chi ha preparato, ci ha messo dentro nel piatto.

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STEFANO CORRADA

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