Il futuro del “PONTE VECCHIO” di Porta Nuova

Quale è la storia di questo edificio che fa da ponte su via Melchiorre Gioia e cosa ne sarà del suo futuro?

Ponte vecchio firenze milano
Ponte vecchio firenze milano

La scintillante Porta Nuova è diventata ormai è uno dei nuovi centri di Milano, il mosaico di grattacieli si sta ampliando a macchia d’olio, accanto a nuove aree verdi come la super fotografata Biblitoteca degli Alberi. Rimane però ancora un parallelepipedo di acciaio, ferro, vetro, grigio, lasciato a se stesso, sopra la fiumana di mezzi che lo solca da sotto in via Melchiorre Gioia. E pensare che immaginando il Naviglio che un tempo passava lungo la via, quella costruzione potrebbe rappresentare il nostro Ponte Vecchio. Con le debite differenze, si intende. Ma quale è la storia di questo edificio che fa da ponte su via Melchiorre Gioia e cosa ne sarà del suo futuro?

Il futuro del “PONTE VECCHIO” di Porta Nuova

# Il colosso in disuso sopra via Melchiorre Gioia

Ponte vecchio firenze milano
Ponte vecchio firenze milano

Ogni giorno migliaia di automobili passano sotto questo colosso caduto in disuso per tanto tempo e che si staglia come un ponte sopra Melchiorre Gioia, il lungo viale dedicato al sacerdote, patriota e martire, studioso, esperto di scienze economiche, autore, tra gli altri scritti, del “Nuovo Galateo”, 1838. Si potrebbe ribattezzare “il Ponte Vecchio di Milano”, un po’ per prenderlo in giro, un po’ per tornare con l’immaginazione agli inizi del ‘900, quando la via era solcata dai battelli e dall’acqua. 

Su questo punto di via Melchiorre Gioia, fino agli ’60 scorreva il Naviglio della Martesana, così come il canale artificiale era stato voluto in età sforzesca attorno al 1460. Il fratello più moderno, e più brutto, del Ponte Vecchio, è stato costruito come Centro Direzionale di Milano con gli uffici comunali, ovvero era una emanazione di Palazzo Marino, seguendo il piano regolatore del 1953. Peccato che non sia mai stato completato. 

Qualche irriducibile e fautore della riapertura dei Navigli l’ha immaginato come un palazzo-ponte sotto cui far tornare a scorrere l’acqua. Prima di sognare però è lecito chiedersi come mai questo edificio così in vista sia stato per anni in abbandono.

# A cosa doveva servire il “Ponte Vecchio” di Milano?

Credits Jorjoson-pixabay – Milano

L’obiettivo del palazzo, conosciuto oggi anche come Pirellino, era farne un polo terziario posto a nord del centro cittadino, fra le due importanti stazioni ferroviarie Centrale e Garibaldi, più agevole da raggiungere considerata la congestione del centro cittadino con il traffico delle auto. Un posizione strategica tra la Stazione Centrale e la vecchia stazione di Porta Nuova, oggi hotel di lusso e di eventi by Maison Moschino.

Inoltre si sarebbe trovato all’incrocio tra due autostrade urbane mai realizzate, la M2, la nuova stazione ferroviaria collegata alle linee regionali delle Ferrovie dello Stato (attuale Porta Garibaldi FS), le Linee celeri della Brianza mai realizzate e poi incluse nella linea M2. A questo si sarebbe dovuto arretrare stazioni e sventrare quartieri e palazzi, da Corso Como a via Borsieri, ma i lavori si interruppero agli inizi degli anni ’60 per la mancanza di normative “che limitassero l’ulteriore espansione del terziario nel centro storico, che proseguì inesorabilmente per tutti i decenni successivi” e “l’ostilità al progetto degli abitanti dei vari quartieri” e al costo degli espropri.

Tutto intorno, un’anarchia architettonica. Se da una parte sorgevano i grattacieli come il Pirellone, le aree rimaste vuote e inedificate per decenni venivano parzialmente occupate dal Luna Park delle Varesine.

# Il nuovo distretto di Porta Nuova nato dalle ceneri del centro direzionale rimasto sulla carta

Credits Andrea Cherchi – Skyline Milano 2022

Il progetto venne definitivamente abbandonato nel 1978, con la variante al “piano regolatore che sancì il definitivo abbandono del progetto, definendo genericamente le aree “di interesse pubblico”, sostanzialmente impedendo qualsiasi edificazione o sviluppo della zona”. 

E così rimase abbandonato e ignorato fino al 2004, quando il progetto di riqualificazione “Progetto Porta Nuova“, fece dell’area delle ex-Varesine e dell’attiguo quartiere isola un po’ come accadde alla Fenice: risorse dalle sue ceneri.

Neppure la riqualificazione dell’area lo ha sottratto dal suo degrado. Il Pirellino, occupato fino a qualche anno dagli uffici tecnici comunali, è stato venduto a Coima ed è in fase di bonifica prima della sua riqualificazione. E il “Ponte Vecchio” di Milano?

# Il futuro del “ponte vecchio”

Credits Urbanfile – Serra in Porta Nuova

Nel 2021 Coima Sgr, proprietaria del “Pirellino” ha assegnato a Diller Scofidio + Renfro (DS+R) e Stefano Boeri Architetti il concorso internazionale di architettura per l’edificio di Via Pirelli 39 in una competizione che vedeva 70 raggruppamenti composti da 359 studi di archittettura provenienti da 15 Paesi. 

La sua riqualificazione si inserisce nel processo di rigenerazione dell’area su scala di quartiere iniziato con Gioia 22 e che si completerà nei prossimi anni con lo sviluppo dei progetti di Pirelli 35 e Gioia 20. Nel progetto era previsto in origine:

  • la “Torre botanica”, un grattacielo di 110 metri con 1.700 metri quadrati di vegetazione;
  • il restyling del Pirellino con una terrazza panoramica che lo porterà ad un’altezza di 95 metri;
  • la trasformazione del ponte a scavalco su via Melchiorre Gioia in un nuovo hub a servizio della città con all’interno una serra delle biodiversità.

Purtroppo la riduzione dell’indice volumetrico al 10% da parte del Comune di Milano non consentirà di mantenere il progetto originale per quanto riguarda il ponte, che verrà quindi demolito o riqualificato senza serra e spazi culturali. Ancora una volta il destino del “ponte vecchio” rimane senza certezze.

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FABIO MARCOMIN

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