Alla ricerca dei tesori di MORIVIONE, il quartiere dei banditi

Un quartiere dalle origini romanzesche e una realtà fatta di tesori segreti

Annesso al Comune di Milano nel 1873, Morivione è un quartiere tra i più antichi della città, anche se ancora oggi non è da tutti conosciuto. È situato nella zona sud di Milano, lungo la riva del torrente della Vettabbia, all’imbocco della via dei Fontanili e via Verro ed è racchiuso tra la circonvallazione 90-91 (viale Tibaldi, Liguria, Cassala ecc.) e la linea 95 (Cermenate, Antonini, Quaranta).

Le sorprese di MORIVIONE, il quartiere dei banditi

Un tempo affiancato da quartieri malfamati, Morivione negli ultimi anni ha iniziato una riconversione in zona residenziale alternativa, presentando architetture abbastanza variegate. Rimane tuttavia un rione alla ricerca di una maggiore identità cittadina.

Le origini del nome: Qui morì Vione!

Il quartiere ha una tradizione e una storia molto antiche ed il suo nome è legato ad una leggenda. Durante gli anni di Luchino Visconti, Signore di Milano dal 1339 al 1349, il borgo era disseminato di briganti, capeggiati dal feroce e sanguinario Vione Squilletti (detto così perché urlava in maniera assordante al momento dell’attacco ai nemici), che seminavano il panico tra la popolazione.

Alla vigilia della festività di San Giorgio, stanchi delle azioni dei banditi, i milanesi si recarono dal loro signore chiedendogli di liberarli dalle angherie e dalle scorribande dei briganti. Il Signore decise di intervenire e il 24 aprile 1339, Vione venne catturato e ucciso (alcuni dicono fu trafitto dalle lance, altri che fu impiccato). Per onorare la vittoria, su un muro del quartiere venne dipinta l’immagine di San Giorgio che ammazza il drago, con la scritta: “Qui Morì Vione” (ed ecco la derivazione del nome).

Come testimonianza dell’avvenimento, ogni anno effettivamente i milanesi il 23 aprile erano soliti recarsi in questo borgo (tradizione andata avanti sino agli anni ’50), per festeggiare San Giorgio con la “panerada”, bevendo latte fresco appena munto, “panera” appunto (cioè panna), servita in tazze di maiolica, e mangiando il “pan de mèj dolz”, ossia il pane di farina di miglio e fior di sambuco. Da quel giorno, San Giorgio, oltre che protettore dei Cavalieri, divenne anche santo patrono dei lattai.

quartiere morivione
Oratorio della Sacra Famiglia di Morivione, XV sec.

Il glicine di Leonardo

Una variante meno accreditata della storia, racconta che il brigante si chiamasse Alessandro Vione e che fosse un ex soldato al servizio dei Signori Sforza, trasformatosi poi in malvivente. Una volta catturato, Vione venne pugnalato dalle guardie ai piedi di un glicine secolare. All’ombra della stessa pianta sembra, peraltro, che Leonardo Da Vinci avrebbe elaborato il progetto della Conca Fallata e dei navigli per Ludovico il Moro.

quartiere morivione

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La cappella intitolata ai “prodi di Morivione”

A poca distanza da questo luogo, ci sono la via dei Fontanili e la via Corrado il Salico, costeggiate dalla roggia della Vettabbia, che conservano ancora tracce dell’antico Comune di Morivione, tra cui una graziosa cappella dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale e intitolata “AI PRODI DI MORIVIONE”. Ai lati della cappella si trovano due lapidi dove sono riportati grado, nome, cognome, e fotografia, dei soldati originari del borgo e morti in guerra. La cappella, che fu di proprietà dei Conti Greppi, ha due colonne con capitello, su cui poggia un arco; questo è a sua volta sormontato da un timpano che regge una croce. All’interno si trova una statua raffigurante la Vergine con Bambino, San Giuseppe, la Colomba e, in alto, il Padreterno tra gli Angeli. La cappella è stata restaurata nel 2011, anche grazie al contributo degli abitanti del borgo.

quartiere morivione

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Civico n 4

Il palazzo di via Fontanili 4

Percorrendo via dei Fontanili, il manto stradale si restringe, e gli edifici appaiono decisamente più antichi di quelli circostanti. In particolare, per quanto riguarda quelli ad uso civile, sulla destra si fa notare il civico 4, con portone ad arco nel cortile, androne con travi in legno (una delle quali visibile sulla facciata stradale) ed una piccola bottega con infissi in legno antico, tra cui una trave al di sopra dalla porta e della piccola vetrina.

VALENTINA PETRACCA

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