Da Versailles a CENTRAL PARK restando a Milano

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guastalla scalo farini

Cercare il verde a Milano può costare davvero un lungo viaggio tra la memoria e il futuro, tra la grandezza del passato e quello che per ora possiamo solo immaginare. Piccoli tesori antichi che fanno parte della storia cittadina conviveranno presto con paesaggi avveniristici che esistono ancora esclusivamente nei progetti dei grandi studi di architettura chiamati ad immaginare la Milano del nuovo secolo.

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La memoria

Ogni buon milanese sa che nel cuore di Milano esiste un piccolo giardino, il più piccolo della città per l’esattezza: 12.000 mq di superficie per 183 alberi. Non uno di più. In via Francesco Sforza, racchiuso tra Palazzo Sormani, l’Università degli Studi e l’Ospedale Maggiore, in pieno centro città, il Giardino della Guastalla è uno splendido scrigno che custodisce una storia molto antica. Fu costruito nel 1555 su commissione della contessa Paola Ludovica Torelli della Guastalla, una delle più illustri signore della Milano cinquecentesca che, rimasta vedova per la seconda volta a soli 29 anni, fondò qui un collegio per giovani nobili decadute. Una delle più antiche istituzioni educative laiche d’Europa, probabilmente la più antica scuola per ragazze al mondo, che esiste ancora oggi a Monza.

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Non proprio una vita da mammoletta quella della Contessa: abituata al comando, praticamente di casa alla corte di papi, re, principi e duchi, a metà del suo cammino decise di cambiar vita e acquistò questi giardini per l’educazione delle sue ragazze, poiché riteneva che la bellezza stessa fosse educativa e che quindi dovessero vivere immerse in essa: «le fanciulle sono come le viti novelle, che se si appoggiano a pali ritti crescono ritte, se a torti, vengono torte e difettose». Forme geometriche, simmetrie perfette, viali, fontane e tanto verde caratterizzano dunque questo giardinoall’italiana“, cui negli anni si aggiunsero una peschiera barocca – un tempo alimentata dal Naviglio che passa proprio sotto via Sforza – un’edicola seicentesca e un tempietto neoclassico, opera di Luigi Cagnola. Nel 1939 fu espropriato dal Comune di Milano e adibito a parco pubblico, conservando un’eleganza degna di Versailles.

guastalla scalo farini
La vasca barocca della Guastalla

Attraverso i secoli ha mantenuto la sua ispirazione di giardino intimo e chiuso: quella dimensione raccolta, i rumori lontani, i bambini che urlano, i cani, il rumore delle pagine sfogliate, il suono di un pallone preso a calci, l’acqua della vasca dei pesci ne fanno un’oasi di relax apprezzata soprattutto da mamme con i bambini, studenti universitari e giovani avvocati in pausa pranzo. Se il giardino è così ben tenuto lo si deve soprattutto ai cittadini della zona, che cinque secoli dopo la morte della Contessa hanno preso a cuore il loro piccolo polmone verde e se ne occupano ogni giorno. Fino al punto di aver progettato, promosso e reso possibile – trovando persino lo sponsor – un piano per dotarlo finalmente di un impianto di illuminazione pubblica, che lo renda godibile anche nelle ore serali e ne scoraggi le invasioni vandaliche.

Il futuro

Ben altro scenario è quello che si delinea per un’area considerata un tempo periferica alla città, luogo di binari, depositi e magazzini ferroviari, che dovrebbe diventare il Central Park di Milano: più di 400 mila metri quadri di verde, con (quasi certamente) grattacieli sullo stile della vicina Porta Nuova e il nuovo polo artistico della città. Stiamo parlando dell’ex-scalo Farini, che fa parte del più vasto progetto di recupero dei 7 scali dismessi, ovvero il più redditizio piano di investimenti immobiliari del secolo a Milano. 

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L’accordo di programma siglato lo scorso 3 agosto 2017 da Comune di Milano, Regione Lombardia, Ferrovie dello Stato Italiane e Savills, definisce le regole di rigenerazione della porzione dello Scalo Farini con la creazione di aree verdi per una parte sostanziale della superficie fondiaria e 37.900 mq di superficie che potrà essere sviluppata con progetti di coliving e student housing. Un lungo iter – attraverso complesse procedure pubbliche – dovrà perciò realizzare all’ex Scalo Farini, di proprietà delle FS, il quarto parco più esteso della città dopo i parchi Lambro, Sempione e Montestella.

guastalla scalo farini
Uno scenario del parco Farini con al centro l’Accademia

Tra tutti gli scali, la trasformazione del Farini dovrebbe essere la prima a partire. In questi mesi si dovrebbe avviare la procedura per la definizione del masterplan che disegnerà l’asset urbanistico definitivo, mentre la posa della prima pietra è prevista per il 2021.

Per il momento gli elementi certi sono solo due.

In prima istanza, gli accordi tra FS Sistemi Urbani, Comune di Milano e Accademia di Brera per trasferirvi una quota consistente delle attività d’insegnamento su un’area di 15000 metri quadrati, recuperando l’ex magazzino merci tramite una ristrutturazione affidata al Politecnico.

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Rendering del distaccamento dell’Accademia di Brera

Per una Milano verde e verticale

Più recentemente, l’acquisto da parte di COIMA, società indipendente leader nella gestione patrimoniale di fondi di investimento immobiliare (la stessa che ha realizzato Porta Nuova per intenderci), dell’area Valtellina, porzione strategica dello Scalo adiacente proprio a Porta Nuova, il cui unico conduttore fino a dicembre 2022 sarà l’Agenzia del Demanio con spazi occupati dalla Guardia di Finanza e dalla Agenzia delle Dogane. 

COIMA ha dichiarato che garantirà la collaborazione con il Comune e le Ferrovie nell’ambito dell’iter amministrativo e del bando internazionale per selezionare lo studio di architettura che si occuperà del masterplan per impostare le linee guida dello Scalo Farini. Per questo ha costituito un Sustainable Innovation Committee – un gruppo multidisciplinare operante in ambito di sostenibilità, digitalizzazione e tecnologia, community management e smart construction – che sarà attivo anche sul progetto dell’area Valtellina per approfondire ricerca e sviluppo dedicati all’innovazione di prodotto, alle applicazioni tecnologiche con riferimento alle caratteristiche della domanda futura degli utilizzatori, e alla sostenibilità ambientale e sociale.

Le luci stanno dunque per accendersi sull’inizio della più vasta rivoluzione urbanistica di Milano. E speriamo si accendano presto anche i led dei giardini della Contessa. Chissà se oggi la bellezza che cercava per le sue ragazze l’avrebbe trovata proprio qui, nel nuovo regno delle Belle Arti o nei grattacieli che sfideranno il cielo.

 

ROBERTA CACCIALUPI

 

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