STEREOTIPI LOMBARDI: come i milanesi vedono gli abitanti delle altre città

Quali sono gli stereotipi più comuni con cui i milanesi vedono i cittadini delle altre città lombarde? E qual è la loro origine storica?

La Lombardia ha un reddito pro capite del 38% superiore alla media nazionale. Un territorio che ricava la sua forza sulla specializzazione e l’interscambio tra realtà diverse ma complementari. Milano è il centro di questo interscambio. Qui si può individuare una realtà ormai affermata in grado di valorizzare prodotti e servizi generati nel circondario e di proporli su scala mondiale. L’altra faccia della medaglia di una forte identità e di frequenti interscambi è la formazione di stereotipi.

Ma che cos’è uno stereotipo?


Lo stereotipo rappresenta un modello convenzionale di atteggiamento, definendo l’opinione generalizzata e semplicista in riferimento a un insieme di persone. In questo caso specifico, sottolinea e, a volte, banalizza le diversità dal punto di vista lavorativo, culturale, economico e storico tra due o più società che per quanto vicine dal punto di vista geografico, presentano notevoli diversità. 

Ma Milano come vede le altre realtà lombarde? E da dove nasce lo stereotipo?

STEREOTIPI LOMBARDI: come i milanesi vedono gli abitanti delle altre città

# Bergamo, la “città del muratori” che hanno costruito i palazzi milanesi

Credits: storylab – Muratori bergamaschi

Bergamo, città a circa 50 km da Milano, è conosciuta da sempre come la città dei muratori. Tutto ebbe inizio quando, a seguito della seconda guerra mondiale, si iniziò a utilizzare il termine “metropoli” per identificare la città di Milano che necessitava sempre più importanti interventi edilizi così da renderla maggiormente attraente dal punto di vista estetico, operativo e allo stesso tempo facilmente raggiungibile grazie a una cospicua introduzione di collegamenti autostradali.



La figura del muratore bergamasco, a volte un po’ burbero nei modi, rappresentava la forza lavoro che, grazie a intensità e sacrificio, si era impegnato nella costruzione di edifici nella città di Milano garantendo sempre il rispetto dei tempi e soprattutto l’efficienza. Tale stereotipo venne ancor più calcato grazie alla parodia di Enrico Bertolino, noto comico milanese, che rappresentava la figura del bergamasco armato di cappello di carta e del suo dialetto che lo contraddistingueva.

# Brescia, la “città delle fonderie” che lavoravano la ghisa

Brescia, nota da sempre per le numerose fonderie, è una città a circa 90 km da Milano. I maestri bresciani nel XIV secolo sperimentarono un nuovo metodo per raggiungere le temperature necessarie alla fusione che permettevano di lavorare non più soltanto il ferro bensì una sua lega: la ghisa. Con il passare degli anni sempre più fonderie, specializzate principalmente nella trattamento dell’alluminio, si sono stabilite nel bresciano e ancora oggi operano portando avanti la tradizione che tanto ha contraddistinto questa provincia.

# I “mobilieri della Brianza” che arredavano le case dei signori milanesi

Credits: storiedimenticate.itLa Brianza invece, a circa metà strada tra Bergamo e Milano, è ormai nota per i numerosi mobilifici che da oltre due secoli esprimono la loro arte nella lavorazione del legno. Questa tradizione ha origini storiche e facciamo riferimento principalmente a quando Napoleone Bonaparte, dopo essere venuto a conoscenza delle abilità dei contadini della città di Lissone nel lavorare il legno, gli affidò il compito di costruire un letto tanto grande quanto capace di garantire comodità a Privat, ufficiale dell’esercito francese di Napoleone stesso, alto oltre due metri. 

La bravura dei brianzoli a produrre mobili venne subito notata da numerosi signori milanesi, al punto di creare una domanda così alta da obbligare i contadini a trasformare magazzini, cantine e abitazioni in veri e propri laboratori per la produzione di mobili. Con il passare degli anni Milano fu il palcoscenico per la mostra dei prodotti realizzati, tanto che l’attuale piazza Mentana veniva sfruttata per esporre sedie, cassettiere e tutto ciò veniva prodotto nei laboratori, dando vita alla prima esposizione di mobili.

Ancora oggi Lissone resta la principale città brianzola specializzata nella produzione di mobili e, nonostante sia costretta a resistere agli attacchi della concorrenza straniera, porta avanti la propria arte.

# I vigevanesi “scarpari”: producevano le migliori calzature del mondo

Vigevano, nota per il museo internazionale della calzatura, è una città che conta più di 60 mila abitanti famosa per la figura del “calzolaio”, cioè quell’artigiano che ripara e realizza scarpe, borse, cinture e abbigliamento in pelle. Tale figura venne messa in risalto da “Il calzolaio di Vigevano” del Lucio Mastronardi, romanzo che narra la storia di Mario Sala che, in piena epoca fascista, decise di aprire un’azienda di calzature. L’uomo, sempre più accecato dall’avidità e ricchezza, purtroppo deve rispondere alla chiamata militare. Luisa, la moglie, tratta in inganno dall’ex fidanzato entrato in società con il Mario, chiude la società.

Una volta tornato dalla guerra, Mario, privo delle proprie ricchezze, decide di ricominciare a lavorare in proprio pur di riuscire a riaprire una nuova azienda senza sapere però che allo stesso tempo si stava sviluppando la catena di montaggio, che piano piano farà chiudere i battenti ai piccoli artigiani. Con la crisi economica degli anni 2000 sono molti coloro che hanno ripreso l’attività dello “scarparo”, con la speranza di far risorgere un mestiere così antico grazie alla propria creatività.

# I “montanari” di Sondrio: dalle malghe ai mercati di Milano

Altra nota città lombarda è Sondrio, a circa 140 km da Milano, è la provincia più a nord della regione Lombardia, quasi a confine con la Svizzera. Proprio per questa sua collocazione geografica sempre più persone decidono di trasferirsi nelle sue valli: pendolari più vicini al confine, chi per motivi di carriera lavorativa o per chi cerca pace, che difficilmente trova nelle città sempre più caotiche, e acquista seconde case. Grazie alle proprie bellezze naturali e alle tradizioni agricole alimentate soprattutto dalle malghe, attira molti turisti pronti ad essere accolti dai “montanari” che con passione e duro lavoro sfruttano tutte le bellezze che questo territorio offre.

Concludo nel dire che Milano racchiude un po’ tutti gli aspetti analizzati nelle varie città lombarde che, anche se con linee stereotipizzate, presentano numerose attività che unite saranno sempre più in grado di concorrere per raggiungere i propri obiettivi. 

MARCO ABATE

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