10 GHOST TOWN ITALIANE da visitare

I paesi e borghi italiani abbandonati in cui è d'obbligo sostare per chi vuole calarsi in un'atmosfera spettrale di grande impatto visivo

Credits: @volgoitalia

Da una recente ricerca pare siano oltre mille i paesi o borghi italiani in completo stato di abbandono e le motivazioni sono le più disparate. Va da sé che chi si trovi nelle vicinanze di uno di queste ghost town dovrebbe fare una visita per calarsi in un’atmosfera spettrale di grande impatto visivo.

10 GHOST TOWN ITALIANE da visitare

# Savogno (Lombardia)

Credits: @andrea_paleari

Gli oltre 2800 scalini necessari per raggiungere il paese sono probabilmente il motivo principale del lento ma inesorabile spopolamento.
La chiesa del XV secolo è la prova tangibile dell’importanza che ha rivestito il borgo fin dal medioevo. La posizione che incrocia numerose vie di percorrenza che si utilizzavano per spostarsi tra i borghi allora esistenti diede a Savogno una certa importanza.


Alcune cavità naturali (i crotti) che consentono una temperatura fresca stabile e una bassa umidità sempre costante erano utilizzate per la stagionatura dei formaggi e la conservazione di molti alimenti.
Come già detto però, i molti gradini o le vie alternative certamente più impervie hanno fatto sì che il paese si svuotasse fino ad arrivare al completo abbandono verso la fine degli anni ’60.

Ora una strada percorribile solo con un permesso fa sì che in alcuni periodi dell’anno il borgo riprenda vita grazie ad un rifugio e una cooperativa di consumo che offre prodotti a km zero.

# Poveglia (o Poveggia – Veneto)

Credits: @muertecuriosa

Assunse una importanza strategica quando Venezia si trovò a fronteggiare l’avanzata dei Franchi. Una successiva costruzione di difesa, l’Ottagono di Poveglia, fu utile per resistere a varie incursioni straniere e la posizione di privilegio nella Laguna permisero all’isola di essere sempre utilizzata per vari scopi.



Dopo alcune tormentate vicissitudini divenne un lazzaretto e, arrivando fino al dopoguerra, sede di un ospedale geriatrico e psichiatrico.

Chiamata anche isola maledetta in quanto, oltre a contare numerose migliaia di sepolture di persone morte per peste e altre malattie contagiose, fu teatro di alcuni esperimenti da parte del dottor Sarles che praticò per anni l’inumana lobotomia a numerosi pazienti.

Proprio su questa isola il dottore si suicidò buttandosi dal campanile aumentando la nomea di isola maledetta.

# Castel d’Alfero (Emilia Romagna)

Credits: @martigaddi

Collegamenti quasi inesistenti col resto del mondo e soggetta a frequenti scosse di terremoto la piccola cittadina, sede di un castello fortificato e che vanta una storia centenaria, venne via via abbandonata al destino fino a diventare completamente disabitata.

Protetta dal Ministero dei Beni culturali per la sua bellezza e la sua particolarità di essere tutta costruita su una unica strada, Castel d’Alfero presenta alcune costruzioni risalenti dal 500 in poi in un discreto stato conservativo.

# Canale Monterano (Lazio)

Credits: @discover.lazio

Una storia altalenante tra grandi fasti e periodi di oblio hanno caratterizzato questo borgo.

Certamente il periodo di massimo splendore fu raggiunto quando, prima gli Orsini e poi la famiglia degli Altieri che diedero i natali al futuro Papa Clemente X, acquistarono il borgo portando ricchezza e grande vitalità tra le mura di Monterano.

La fortune discontinue svanirono del tutto in occasione del saccheggio da parte delle truppe borboniche a fine 800. Da quel momento il centro abitato si spopolò fino a rimanere un insieme di case abbandonate.

In questa città fantasma, come già premesso, la fortuna è sempre stata altalenante al punto che, grazie al suo aspetto che si presta perfettamente come set cinematografico, la cittadella divenne sede di molte scene in film famosi.

Mario Monicelli utilizzò Monterano per alcune scene del Marchese del Grillo e Brancaleone alle crociate ma l’apice fu toccato con la produzione del kolossal Ben Hur che proprio nel borgo girò alcune scene.

# Craco (Basilicata)

Credits: @volgoitalia

Mentre la parte nuova è abitata e sede di alcune attività commerciali, la parte vecchia è in completo stato di abbandono. Il terreno franoso sul quale poggia la parte vecchia ha reso obbligatorio lo sgombero della cittadina originale anche se le case appaiono ancora intatte.

Per questa particolarità anche Craco si è prestata a numerosi set cinematografici, da Cristo si è fermato a Eboli con uno straordinario Gian Maria Volontè a Quantum of Solace, una delle avventure dell’agente segreto più famoso del mondo uscito nel 2008.

Costruzioni di ottima fattura e grande impatto architettonico, una torre normanna e Palazzo Grossi che all’interno mostra i suoi bellissimi affreschi sono lì, pronte per essere visitate con tour organizzati. Al ritorno nella parte nuova si può avere la fortuna di imbattersi in qualche anziano residente che ha avuto la fortuna di avervi abitato prima dello sgombero forzato.

# Ischiazza (Trentino)

Credits: @andrea.mattevi

Fatale fu l’alluvione del 1966 che costrinse gli abitanti a trasferirsi altrove abbandonando case e attività produttive. Un borgo rurale con laboratori per metalli, i mulini di macinazione e le fornaci per la produzione di calce per la costruzione (le calchère) rimangono a testimoniare una vita di montagna dura e molto povera che solo la gente che nasce e cresce in quei posti è in grado di affrontare.

# Apice Vecchia (Campania)

Credits: @mariacira88

Anche Apice Vecchia ha la sfortuna di essere stata edificata in un luogo ad alta concentrazione sismica. Nel 1962 si ebbe la prima violentissima serie di scosse di terremoto e i quasi 6.500 abitanti furono costretti ad evacuare il paese.

Nonostante l’imposizione delle autorità alcuni caparbi cittadini resistettero sia alle scosse che all’obbligo di abbandono del paese. Fatale fu il terremoto del 1980 che sconvolse l’intera Irpinia.

A quel punto non fu più possibile continuare ad abitare ad Apice Vecchia che divenne una delle più famose ghost town in Italia.

# Gessopalena (Abruzzo)

Credits: @mark.trob

Situato nella Maiella e diviso in due parti il paese presenta la parte vecchia in completo stato di abbandono.

Sia un terremoto nel 1933 che una scellerata azione militare eseguita dai tedeschi in ritirata verso la fine del secondo conflitto mondiale hanno condannato quella frazione del paese all’oblio.

Circondate da case di nuova costruzione, le vecchie mura fanno fatica a definire il loro aspetto originale e rimangono a testimoniare quanto la natura e la follia della guerra possano essere determinanti per l’uomo.

# Gairo Vecchio (Sardegna)

Credits: @sihmels

Mentre dal paese originale sono sorte tre “frazioni”: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu, a Gairo non c’è più un solo abitante.

Stretti nelle vecchia mura mentre alcune alluvioni nel corso dei secoli provocavano danni sempre più ingenti, cedettero all’ultima e più imponente alluvione del 1963 decidendo di spostarsi altrove.

Già nel 1951 un nubifragio aveva messo a dura prova i pochi rimasti ma quella del ’63 mise la parola fine a ogni possibile ulteriore tentativo. In realtà delle tre frazioni solo Gairo Sant’Elena è stata edificata poco più in alto ma in una posizione decisamente più sicura mentre le altre due distano alcuni km e poco hanno a che fare con la parte vecchia del paese.

Anche se non ha un grande valore storico è probabilmente la ghost town più visitata della Sardegna (Borgo Sant’angelo e le varie miniere abbandonate sono comunque una valida alternativa nella meravigliosa isola)

# Consonno (Lombardia)

Credits: @andre_deutzmann

Molte righe sono state scritte sulla “Città dei Balocchi” nata da una idea di un imprenditore milanese sulle ceneri di un antico borgo, frazione di Olginate.

Rase al suolo le vecchie abitazioni ad eccezion fatta per la chiesa, si costruirono numerose e appariscenti costruzioni che avrebbero dovuto essere la parte iniziale di un progetto ben più ampio. Nel momento di massimo splendore si pensò anche di edificare un autodromo che se pur di dimensioni ridotte avrebbe avuto, stando all’ideatore della città dei Balocchi, alcune caratteristiche uniche al mondo.

Due frane avvenute a pochi anni di distanza e che interruppero l’unica via di collegamento col mondo esterno indussero gli investitori di rinunciare al loro sogno mentre il paese si spopolava fino a non vedere una sola anima viva girare per le vie e i palazzi.

Rimangono gli scheletri delle costruzioni a testimoniare un breve ma intenso passato.

CONTINUA LA LETTURA CON : C’era una volta… i BORGHI STORICI di Milano

ROBERTO BINAGHI

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Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.