Le prime auto erano… ELETTRICHE!

Un tempo tutte le auto erano elettriche

auto elettriche
Jenatzi a bordo della Jamais Contente

Molti guardano alla mobilità elettrica come a qualcosa di innovativo, quasi fantascientifico.
In realtà le auto elettriche antidatano le comunissime motorizzazioni a combustione interna di diversi anni.

Questo perché da un punto di vista ingegneristico, sviluppare un’auto elettrica richiede molta meno progettazione e componenti che una benzina o diesel. Il motore, o meglio i motori, devono solamente far girare una ruota spinti dall’energia conservata a bordo nella batteria. I motori a combustione oltre ad avere molte più componenti hanno poi la funzione di “contenere” l’esplosione generata dall’ignizione del carburante. Oltre che più complessi sono quindi più pesanti e ingombranti.

La locomotiva elettrica

Era il 1828 quando Ányos Jedlik inventò il primo rudimentale motore elettrico e lo installò su una piccola auto di sua costruzione.
Giusto per capire di che epoca stiamo parlando, Napoleone Bonaparte era morto da appena 7 anni e l’Italia non sarebbe stata una nazione unita per altri 33 anni.
Qualche anno dopo, nel 1837, il chimico scozzese Robert Davidson progettò la prima locomotiva elettrica alimentata da celle galvaniche (le batterie dell’epoca). Per quanto fosse ancora poco performante rispetto alle vecchie locomotive a vapore, la locomotiva elettrica fu la prima vera applicazione commerciale di un motore elettrico.

Le prime vere auto elettriche

Per la mobilità elettrica rimaneva però un’enorme incognita: come immagazzinare efficacemente l’energia per garantire un’autonomia di marcia accettabile alle auto?

La risposta arrivò nel 1859 grazie all’invenzione della batteria al piombo-acido da parte del francese Gaston Planté, migliorata poi dal suo connazionale Camille Faure nel 1881. Questi inventori consentirono infatti di immagazzinare in modo consistente quantità di energia elettrica tali da garantire diverse decine, se non centinaia, di chilometri di autonomia.
All’auto elettrica si devono poi alcuni record motoristici. Nel 1899 il primo veicolo a rompere la barriera dei 100 km/h fu infatti la “Jamais Contente” (mai contenta) di Camille Jenatzi. Un veicolo dalla forma particolarmente affusolata a missile, frutto dei primi rudimentali studi di aerodinamicità.

Gli anni d’oro dell’elettrico

Tra la fine del 19esimo secolo e gli inizi del ‘900 le auto elettriche divennero i più comuni mezzi a motore in circolazione per le strade d’Europa. Questo perché le auto a benzina e diesel di massa del signor Ford erano ancora lontane e si stava cominciando a sviluppare una rete di logistica dell’elettrico degna ancor oggi di ammirazione.
Il problema della rete di colonnine di ricarica, tanto sentito nel 2019, già affliggeva la mobilità elettrica di oltre 100 anni fa. Alcuni produttori cominciarono quindi ad offrire veicoli pensati per avere una batteria rapidamente sostituibile (concetto ripreso oggi dalla concept car Fiat Centoventi).

La concept car Fiat Centoventi, presentata nel 2019

Già dal 1896 Hartford Electric Light Company offriva un servizio con cui il proprietario acquistava l’auto e, con l’aggiunta di un canone mensile, era in grado di sostituire la batteria esausta con una carica presso le stazioni della azienda. Alla faccia del car sharing!
I taxi di molte città tra cui Londra e Parigi erano elettrici e affiancavano auto a motore e carrozze a cavallo. A Londra i taxi elettrici erano soprannominati “hummingbirds” (colibrì) a causa del fruscio generato dai motori elettrici.

 

Il declino

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Thomas Edison con un’auto elettrica nel 1913

Con l’industrializzazione di massa del settore automobilistico e la comparsa delle catene di montaggio, molti produttori cominciarono ad offrire a prezzi concorrenziali auto a benzina.
Ogni giorno venivano scoperti nei più remoti angoli del mondo nuovi giacimenti petroliferi. Questo consentiva di avere combustibile a basso costo in un momento in cui, con l’elettrificazione delle città e delle fabbriche, il prezzo della corrente elettrica continuava a salire.
Ford, Daimler-Benz e molti altri marchi ancora esistenti furono i pionieri della mobilità di massa che, per ragioni di logistica e produzione, scelse la combustione interna piuttosto che l’elettrico.
Per concludere possiamo quindi pensare che la mobilità elettrica di cui tanto parliamo oggi non sia affatto rivoluzionaria ma solamente “riemersa” dal passato in un momento storico in cui i benefici dell’elettrico diventano più apprezzati.

 

ALESSANDRO MAIOCCHI

 

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