ALFA ROMEO: 111 anni di storia per il celebre marchio made in Milano

"Quando vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello" (Henry Ford)

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Credits: @alfaromeoofficial ALFA Romeo

111 anni di storia di uno dei più prestigiosi marchi automobilistici del pianeta sono impossibili da condensare in poche righe. Senza mancare di rispetto alle moltissime persone e alla storia di ogni singolo modello, cercheremo di condensare i tratti più salienti della Alfa Romeo, storico marchio milanese e vanto di tutta l’Italia nel mondo.

ALFA ROMEO: 111 anni di storia per il celebre marchio made in Milano

# Nata a Milano da padre francese

Credits: wikipedia.org
ALFA Romeo al Portello

Pierre Alexandre Darracq è un francese, per la precisione di Bordeaux, che da produttore di biciclette decide di fare il grande passo e produrre auto. Le cose vanno bene ed apre alcune succursali, tra cui una a Napoli. Ma la logistica di allora rende difficile il collegamento con la casa madre e alla fine del 1906 trasferisce la produzione a Milano, al 95 di strada del Portello. Le sue macchine, però, non sono adatte ad un nascente mercato italiano. Nel 1909 decide di disfarsi della sua attività in Italia (in Germania la sua attività produttiva diede una svolta alla famiglia Opel, proprietaria dell’omonimo marchio).

# Nasce la “Anonima Lombarda Fabbrica Automobili”

Credits: quandoilbiscionemordeva.forumalfaromeo.it
Alfa Romeo

L’amministratore delegato in Italia, cavalier Ugo Stella, con alcuni finanzieri lombardi e la garanzia della Banca Agricola Milanese rileva lo stabilimento e riassume gli oltre 200 operai ma, soprattutto, individua in Giuseppe Merosi la persona che potrà progettare le nuove auto, dando una svolta che darà inizio alla storia della Alfa Romeo. Merosi, lavorando senza sosta nel suo alloggio milanese, progettò la 12 Hp e la 24 HP. La seconda vettura sarà pronta prima ancora che il marchio dell’azienda venga depositato. La prima A.L.F.A. acronimo di Anonima Lombarda Fabbrica Automobili ha già in sé tutto della natura delle future vetture del Biscione: elegante e sportiva, tecnologicamente avanzata e dotata di grande fascino. Nel 1911 sviluppa la 24 HP Corsa. La prima vittoria arriva alla Parma-Poggio di Berceto del 1913.

# La Grande Guerra

Si tenga conto che le vetture uscivano prive di carrozzeria, dato che ogni cliente poteva rivolgersi al proprio carrozziere di fiducia e “vestire” l’auto a seconda delle proprie necessità o desideri. Il conte Ricotti chiede al carrozziere Castagna di sperimentare sullo chassis A.L.F.A. una carrozzeria che tenga conto di alcuni studi avveniristici riguardanti l’aerodinamicità e nasce l’Aerodinamica, vettura pionieristica e ancor oggi piena di fascino. Ma la Grande Guerra è alle porte e serve convertire le fabbriche nella produzione di armamenti e mezzi bellici. L’Ing. Nicola Romeo acquista la fabbrica implementando il reparto produttivo con nuovi macchinari, arrivando ad una forza lavoro di 1.200 unità. L’unione con altre fabbriche via via comprate dall’ingegnere e una battaglia legale con i precedenti proprietari della ALFA convincono il patron di battezzare la nuova realtà industriale come ALFA Romeo.

# Vince il primo campionato di formula 1 della storia

Credits: wheels.iconmagazine.it
Vittorio Jano

Si torna alla normalità e alle competizioni e l’Alfa Romeo affida le proprie vetture a piloti quali Giuseppe Campari, Antonio Ascari ed un giovane Enzo Ferrari. I successi sono tanti ma ancora sempre legati all’Italia. Manca quel successo internazionale che catapulti il marchio nell’Olimpo delle migliori al mondo. Mentre Merosi confeziona la RL, indiscusso capolavoro, Ferrari coglie l’occasione della nuova direttiva aziendale che scinde la produzione di vetture serie da quelle da Gran Premio, facendo assumere Vittorio Jano, progettista che arriva dalla precedente esperienza in FIAT. Tra la sovralimentazione di vetture di piccole cilindrata e altre soluzioni innovative, una vettura di Jano ottiene il primo premio nel Primo Campionato del mondo Gran Prix. Per celebrare la vittoria, il logo Alfa Romeo verrà circondato da una corona d’alloro. Jano porta alla luce alcuni modelli che faranno la storia dell’auto, la 6C 1750, poi seguite dalla 1900, 2300 e 2500 con prestazioni e soluzioni che faranno scuola nel mondo delle automobili. I successi sulle piste di tutto il mondo fanno capire che è con l’Alfa Romeo che chiunque dovrà fare i conti.

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# “Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello” (Henry Ford)

Compatibilmente con le richieste sempre maggiori di auto ad un prezzo più accessibile, nel 1933 viene inaugurato un reparto di carrozzeria interno alla fabbrica anche se non sostituisce completamente il lavoro dei carrozzieri. Sempre nel 1933, in concomitanza con il passaggio di proprietà di ALFA Romeo al gruppo statale IRI, entra in azienda l’Ing. Ugo Gobbato, uomo di straordinaria esperienza che, chiamato per risollevare le sorti dell’azienda che stava attraversando un momento di difficoltà, detterà la regole per una organizzazione industriale che faranno scuola. Gobbato porterà Alfa Romeo ad un completo risanamento economico oltre che ad una diversificazione della produzione, introducendo una sezione di motori per l’industria aerea nel distaccamento di Pomigliano d’Arco. Proprio Gobbato sarà protagonista di un episodio che racchiude in se tutto il successo della ALFA Romeo. Trovatosi a colloquiare con Henry Ford, uno che di automobili se ne intendeva parecchio, ebbe l’onore di sentirsi dire “Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello”, affermazione che consacra definitivamente ALFA Romeo come una delle industrie di automobili migliori al mondo.

# Intanto negli Stabilimenti di Milano si giocava a pallone

Nel 1938 viene costruito un campo da calcio con anello di atletica e tribune. La squadra del dopolavoro aziendale vince la divisione regionale l’anno prima, e giocherà in serie C. Viene quindi ingaggiato una giovane promessa nonché futuro capitano della Nazionale e del Grande Torino Valentino Mazzola.

# Mai battuta 

Credits: ruoteclassiche.quattroruote.it
vittoria Alfa Romeo

Il prezzo pagato dall’azienda è enorme. I bombardamenti alleati hanno raso al suolo buona parte della sede industriale del Portello e la ricostruzione è difficile in quanto, se pur rimesso in piedi lo stabilimento, mancano le materie prime per la produzione. Durante il conflitto erano rimaste alcuni modelli di Alfetta 158, ennesima perla prodotta dall’ALFA, chiusi nello stabilimento del Portello. Grazie ad un’azione degna di una unità commando, alcuni dipendenti aiutati da appassionati del marchio, oltre che dal famoso motonauta Achille Castoldi, recordman mondiale grazie ad un motore del Biscione, riuscirono a sottrarre ai tedeschi il prezioso carico portandolo ad Abbiategrasso, ove le macchine vennero nascoste tra officine e cascine del posto in attesa della fine del conflitto. Finita la guerra le Alfetta 158 tornarono a ruggire sui vari circuiti fintanto che non venne inaugurato, nel 1950, il primo campionato mondiale. Il British Grand Prix di Silverstone del 1950 è la prima delle sette gare del neonato Campionato mondiale FIA di Formula 1 e il podio finale sarà tutto della Alfa Romeo. La casa milanese è la squadra da battere. Si parlerà durante la stagione della “squadra delle 3 F”: Farina, Fangio e Fagioli. Si chiude il campionato con Nino Farina come primo Campione Mondiale di Formula 1 della storia. L’anno successivo ALFA Romeo bissa il successo all’ultima gara nonostante la fortissima concorrenza della Ferrari. Manuel Fangio alza di nuovo il titolo iridato. Il Biscione uscirà dal mondo della Formula 1 imbattuta e dedicherà tutte le sue energie alla produzione di serie.

# Collaborazione con Pinin Farina

Pinin Farina, con una audace carrozzeria che riveste la 6C 2500, conquista un pubblico mondiale fatto di star cinematografiche, sportivi e aristocratici di ogni parte del globo. Sarà la prima di una serie di vetture straordinarie che diventeranno leggenda. Duetto l’ALFA comparirà in molte pellicole e Dustin Hoffmann ne “Il laureato” ne guiderà una, scatenando una sorta di mania collettiva che ancor oggi raccoglie i suoi effetti. Nel mentre la casa milanese doterà le forze dell’ordine e l’esercito con le proprie vetture. La mitica Giulia sarà la Pantera o la Gazzella e la Matta saranno protagoniste di azioni, inseguimenti e operazioni contro il crimine per moltissimi anni apparendo anche in molte pellicole che ne consacreranno il meritato successo. Sono i risultati dell’Ing. Orazio Satta Puliga, un manager che continuerà il percorso intrapreso da Gobbato e snellirà molti processi produttivi, passando da una fabbrica quasi artigianale a un complesso industriale.

# Giuseppe Luraghi

Credits: wheels.iconmagazine.it
Giuseppe Luraghi

Milanese, bocconiano e praticante della boxe ma anche filosofo e poeta, dal 1960 al 1974 sarà presidente del Biscione. Alfa Romeo Spider 1600, erede della Duetto, Alfa Montreal, Alfasud con oltre 900.000 unità vendute, ma anche la 33 Stradale (prodotta in soli 12 esemplari e a tutt’oggi una delle macchine più care e ricercate di sempre) sono alcuni risultati della gestione Luraghi, che riporta l’anima sportiva nell’azienda con la Autodelta per la partecipazione al Mondiale Sport Prototipi, nella quale collaborerà anche l’Ing. Chiti, geniale progettista autore di innumerevoli motori dal ruggito inconfondibile. Luraghi soprattutto capisce che sta vivendo gli anni di un boom economico incredibile e sforna una serie di vetture adatte al grande pubblico, ottenendo un enorme successo. Intanto il 12 marzo 1967 la 33 entra, vincendo, nel mondo delle competizioni. Una cavalcata che porterà la 33 TZ2 sul tetto del mondo, con le vittorie iridate nel Campionato Marche del 1975 e del 1977. Seguirà una fase di grandi successi commerciali per quanto concerne la produzione di vetture di serie con l’Alfasud, la più venduta di sempre, l’Alfetta e la Giulietta. Nonostante questo, una nuova crisi economica porta l’azienda ad un forte indebitamento e ALFA ha un altro passaggio di proprietà. Tra la Ford e la FIAT la sputa quest’ultima, nonostante l’offerta sia quasi quattro volte inferiore a quella della casa americana. E’ il 1986 e da questo momento ALFA inizia una fase nella quale perde parte della propria identità, quell’anima fatta da motori roboanti, prestazioni eccellenti e cura dei particolari.

# ALFA Romeo oggi

Lentamente, però, ALFA Romeo ha riconquistato una propria autonomia nello sviluppo delle vetture, tornando a dotarne l’anima con motori ruggenti. La berlina Giulia Quadrifoglio e il SUV Stelvio Quadrifoglio sono ad oggi le macchine più veloci al mondo nelle rispettive categorie e, dal 2020, ALFA Romeo è tornata a schierare in Formula 1 una propria vettura. Bentornata ALFA.

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ROBERTO BINAGHI

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.