La METROPOLITANA SPAZIALE

Tre linee e 29 stazioni rimaste segrete a lungo. Tutte quante sono opere d'arte urbana ma solo una è letteralmente spaziale. Dove si trova? 

credit: FB @Soviet Visuals

Tre linee e 29 stazioni rimaste segrete a lungo. Tutte quante sono opere d’arte urbana ma solo una è letteralmente spaziale. Dove si trova?

La METROPOLITANA SPAZIALE

Sembra il set cinematografico di una serie TV fantascientifica, degna delle più futuristiche navicelle spaziali. Quando si dice che qualcosa è “spaziale” spesso si intende dire che è a dir poco eccezionale, ma non è questo il caso. Stiamo parlando di una metropolitana composta da 29 stazioni che possono tutte essere considerate opere d’arte urbana. Ciascuna di queste omaggia i traguardi raggiunti dall’Urss, tra cui l’esplorazione spaziale con mosaici mitologici, colonne scolpite e lampadari dorati. Nonostante la loro estrema bellezza, fino al 2018 queste perle infrastrutturali sono rimaste “segrete”, non potevano neppure essere fotografate.


Dove si trova questa metropolitana letteralmente spaziale e perché è rimasta “segreta” tanto a lungo?

# Il sole dopo la tempesta: venne progettata dopo un disastroso terremoto

credit: mapa-metro.com – Ingresso della metropolitana di Tashkent

Immaginate di trovarvi in Unione Sovietica circa 10 anni dopo la fine della Guerra Fredda.

Il clima che si respirava era ancora quello di rivalsa e affermazione, e all’improvviso, nel 1966, ci fu un indesiderato imprevisto: un fortissimo terremoto colpì la città di Tashkent, in Uzbekistan. Circa 300 mila persone rimasero senza casa e la città venne rasa al suolo dalle potenti onde sismiche. Il Paese reagì a questo disastro con un atteggiamento decisamente resiliente e non solo la città venne ricostruita, ma l’occasione venne colta come uno stimolo per costruire una monumentale metropolitana che omaggiasse l’Urss e che agevolasse la mobilità.



# Una stazione museale interamente dedicata allo Spazio

credit: nationalgeographic.com

La progettazione di questo ambizioso progetto venne avviata nel 1968 e i lavori iniziarono nel 1972. La prima delle tre linee, Chilanzar, fu inaugurata nel 1977 mentre per le altre due si dovette attendere rispettivamente sino al 1984 e al 2001. Tutte le fermate di queste tre linee sono dedicate ai traguardi dell’Urss ma ce n’è una che in particolar modo trasporta i viaggiatori in un film fantascientifico, celebrando i cosmonauti e le esplorazioni spaziali dell’Unione: Kosmonavtlar. Questa fermata si trova a sud del centro città ed è colma di mosaici che raffigurano i volti di celebri astronauti, ad esempio quello di Valentina Tereshkova, prima donna nello spazio e divenuta celebre anche nel mondo femminista per la sua frase “Se le donne in Russia possono lavorare per le ferrovie perché non possono volare nello spazio?”. Insomma più che una stazione metropolitana, Kosmonavtlar è un vero e proprio museo dedicato allo spazio.

# “Niente foto”: lo strano divieto tra utopia sovietica e mitologia uzbeka

credit: FB @Soviet Visuals

La stazione si trova sulla linea blu e questo è esattamente il colore dominante. La luce soffusa illumina i corridoi pieni di colonne e decorati da mosaici e grandi medaglioni con i volti e i nomi degli astronauti. L’utopia e il futurismo rincorsi dall’Unione Sovietica si mescolano con gli elementi della tradizione e della mitologia uzbeka, creando un’atmosfera surreale e magica. Ma la sua bellezza estetica non è l’unico aspetto che attira l’attenzione di curiosi e turisti, infatti fino al 2018 gli interni della metropolitana di Tashkent non potevano assolutamente essere fotografati. Può sembrare una follia e invece la motivazione nascosta dietro a questo divieto è proprio ciò che rende queste linee estremamente sicure: gli interni sono stati costruiti a prova di bomba poiché in caso di bombardamenti sarebbero dovuti diventare dei rifugi, quindi soggetti a rigide restrizioni.

credit: matadornetwork.com

Fortunatamente dal 2018 questo divieto non è più in vigore e chiunque visiti la città può portarsi a casa qualche ricordo di questa, e di tutte le altre “spaziali” fermate.

Fonte: Corriere 

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ROSITA GIULIANO

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