Non è un mistero. Non si considerano francesi. Né nel modo di pensare, né nel linguaggio. Si tratta di una delle regioni d’Europa dove è più forte il sentimento indipendentista. Ma cosa accadrebbe se la Corsica diventasse una nazione autonoma? Uno spunto della pagina instagram brunomaltor spinge a pensare a come potrebbe diventare.
# Una nuova isola indipendente nel Mediterraneo

Con i suoi 8.700 chilometri quadrati, la Corsica sarebbe la seconda isola indipendente più grande del Mediterraneo dopo Cipro, davanti a Malta. La popolazione è di circa 350.000 abitanti, un numero poco inferiore a quello dell’Islanda. Il nuovo Stato entrerebbe così in un ristretto gruppo di isole che hanno conquistato l’autonomia politica.
La scelta della capitale ricadrebbe su una delle due principali città: Ajaccio, favorita con i suoi 75.000 abitanti, o Bastia, con 47.000. La bandiera storica con la testa di moro, già oggi simbolo identitario, potrebbe diventare il vessillo ufficiale del nuovo paese. La posizione geografica, al centro delle rotte marittime, ne rafforzerebbe l’importanza strategica. Un riconoscimento internazionale segnerebbe l’inizio di una nuova fase storica per l’isola. Un’isola che ha già parecchi elementi identitari.
# Lingua, costituzione e istituzioni

La lingua ufficiale sarebbe il corso, oggi parlato attivamente da circa il 40% della popolazione adulta. Una lingua che è più vicina al genovese antico che al francese o all’italiano. L’indipendenza darebbe probabilmente nuovo impulso alla sua diffusione, con un rafforzamento nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche.
Per quanto riguarda la cornice giuridica, i corsi dispongono già di un riferimento: la costituzione scritta nel 1755 da Pascal Paoli, documento che precede quelle della Francia e degli Stati Uniti. Questo testo potrebbe costituire la base per le nuove istituzioni, riducendo i tempi di definizione di un ordinamento statale. L’isola dovrebbe comunque aggiornare il sistema legislativo alle sfide contemporanee. Servirebbe inoltre un assetto amministrativo in grado di gestire bilancio, sicurezza e rapporti internazionali.
# Uno Stato “Mc Donald’s free”

L’economia della Corsica è fortemente orientata al turismo, che rappresenta circa il 40% del prodotto interno lordo. A questo settore si affiancano l’agricoltura, con particolare rilevanza per il vino, e l’edilizia. La combinazione di attività legate al territorio e al patrimonio naturale costituirebbe la struttura portante del nuovo Stato.
Curiosità ulteriore: la Corsica sarebbe anche uno dei pochi paesi al mondo a non ospitare ristoranti McDonald’s, un dettaglio che rafforzerebbe l’immagine di unicità e indipendenza culturale. Resterebbe tuttavia il tema della sostenibilità dei conti pubblici in assenza di trasferimenti da Parigi. Le politiche di attrazione di investimenti esteri sarebbero decisive per la stabilità economica.
# Relazioni estere e geopolitica: il rischio escalation è il principale ostacolo

Un’eventuale indipendenza della Corsica aprirebbe un delicato capitolo diplomatico. Il nuovo Stato dovrebbe decidere se chiedere l’ingresso nell’Unione Europea o mantenere una posizione autonoma, con conseguenze dirette su moneta, dogane e mobilità dei cittadini. I rapporti con la Francia resterebbero centrali, sia per ragioni storiche che economiche, dato che Parigi rappresenta ancora il principale partner commerciale dell’isola. La collocazione nel Mediterraneo la porrebbe inoltre in un sistema di equilibri che coinvolge Italia, Spagna e le altre isole indipendenti. Una politica estera attenta diventerebbe dunque indispensabile per garantire riconoscimento internazionale e stabilità interna. Il grande rischio per Francia ed Europa intera a riconoscere la volontà indipendentista della Corsica sarebbe quello dell’escalation: non è un mistero che la nazione transalpina abbia all’interno del suo territorio, in particolare in quelli d’oltremare, molte rivendicazioni sovraniste. E anche l’Europa è terrorizzata da una frammentazione di mini-nazioni sovrane.
Continua la lettura con: Milano… indipendente? I 5 vantaggi (e i rischi)
FABIO MARCOMIN