STAZIONE BOVISA da SMANTELLARE: il quartiere in fermento merita un TERMINAL all’altezza

La stazione Bovisa odierna è brutta e poco funzionale. In un quartiere in grande slancio, perché non si costruisce un terminal all'altezza?

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La stazione Bovisa odierna è brutta e poco funzionale. In un quartiere in grande slancio, perché non si costruisce un terminal migliore?

STAZIONE BOVISA da SMANTELLARE: il quartiere in fermento merita un TERMINAL all’altezza

# La stazione Bovisa non è sempre stata così: aveva un fascino retrò

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Costruita nel 1879 alla convergenza delle linee per Erba e Saronno, serviva principalmente le industrie che si stavano sviluppando sempre più velocemente nella zona. I treni partivano ed arrivavano sbuffando attraverso gasometri e ciminiere delle industrie chimiche note per le tossiche e puzzolenti esalazioni. 


La stazione era semplice ma nella sua essenzialità caratterizzata da panche di legno, orologi alle pareti, muri scrostati, sala di aspetto di prima e seconda classe, conservava un suo fascino retrò. 

Le vecchie fabbriche, le case di ringhiera, le botteghe che la circondavano, pullulavano di una umanità oramai scomparsa. Il viavai di viaggiatori, principalmente operai e studenti delle scuole superiori, era spesso avvolto dalla nebbia e dai fumi prima e, una volta dismesse le fabbriche, dallo smog delle auto e dei camion. L’atmosfera della stazione, prima della sua demolizione, ricordava vagamente Timisoara o Stettino di qualche tempo fa. 

# Ma c’era un problema: la stazione doveva essere abbattuta

Stazione di Timisoara

La stazione, citata anche dal Tessa nei suoi racconti, ha visto due guerre mondiali, i bombardamenti, l’immigrazione dal Sud, la deindustrializzazione, le varie immigrazioni straniere e, purtroppo, tragici fatti di cronaca… Con il tempo è diventata sempre più snodo fondamentale del traffico ferroviario lombardo fino ad essere uno scalo di smistamento tra i più grandi d’Europa (così dicono ferrovieri informati). Certo il vecchio stabile non poteva più reggere i nuovi volumi di traffico con le nuove linee del passante, perciò, nonostante qualche timida protesta alla fine degli anni ’80, si decise per l’abbattimento dell’antica stazione (poteva essere diversamente a Milano?).



La nuova Bovisa, ancora molto lontana dal divenire, appariva una enorme area post industriale piuttosto triste. Certo non un polo tecnologico internazionale, né tantomeno uno dei distretti del design protagonisti durante il Salone del Mobilie come la conosciamo ora.

# La vecchia stazione è stata sostituita da una nuova, più brutta e meno efficiente

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In piena epoca di tangenti, nota per gli eterni cantieri dai tempi di realizzazione indefiniti e dai costi incerti, in una Milano che architettonicamente non ha lasciato praticamente nulla di rilevante, si eresse tra i tanti questo obbrobrio indegno, con una scalinata di accesso che solo la matita di un mentecatto poteva progettare! Tanto scomoda che chi è costretto a percorrerla tra uno scalino e l’altro, sotto la pioggia, la neve e raffiche di vento, non può trattenersi dall’imprecare.

Brutta e anonima come solo un certo tipo di architettura poteva concepire, la stazione fa bella vista di sé nello squallido parcheggio antistante (luogo di un anacronistico mercatino domenicale di cianfrusaglie!) e regolari sono le infiltrazioni di acqua al suon interno durante il periodo dei monsoni…

# Incoerente con il dinamismo del quartiere

La Stazione si trova pero in uno dei quartieri più dinamici della città, le vecchie fabbriche hanno lasciato il posto alla facoltà di architettura, al Politecnico, all’incubatore di start up, alla sede europea della prestigiosissima Tsinghua University di Pechino, le case di ringhiera ristrutturate in buona parte e vendute a prezzi molto elevati, sono ora abitate da designer e studenti di tutto il mondo! 

Alla Bovisa sono diversi i poli di attrazione e il comune ha inoltre appena spostato in zona  alcuni uffici: troviamo il celebre Spirit di Milan alla livellara (non vediamo l’ora che riprenda al più presto la sua ricchissima programmazione!) la Scighera e tanti altri locali da rendere la Bovisa estremamente vivace.  

# Si dovrebbe pensare ad un terminal ferroviario moderno e funzionale

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La regione pertanto, pare intenzionata ad intervenire per finanziare importanti lavori di ammodernamento ed ampliamento. Al momento però non si è visto nemmeno un imbianchino e, chiaramente, non ci aspettiamo la ricostruzione della vecchia stazione,  figuriamoci, Milano non è Varsavia. Ci attendiamo però, anche in previsione delle trasformazioni che interesseranno il quartiere nei prossimi anni, (ricordiamo il recupero dello Scalo Farini e della Goccia) che si demolisca quella porcheria e si pensi a qualcosa di più ambizioso, bello e magari futuristico. Un terminal dove si possa arrivare direttamente al suo interno con il tram o con la filovia senza dover percorre duecento metri  in balia delle intemperie, trascinando magari pesanti e ingombranti valigie se diretti all’aereoporto. Un terminal ferroviario prestigioso e accogliente.

La Milano che si sta sempre più rapidamente delineando moderna e accattivante, non deve più lasciare spazio a cagate tirate su in fretta e furia con materiali scadenti e concezioni superate!

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ANDREA URBANO

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