Halloween era un’antica festa milanese: ecco la sua storia segreta

Molti rifuggono Halloween considerandola una festa pagana importata dagli Stati Uniti come San Valentino, i flash mob e le code fuori dagli Apple store. In realtà, forse non tutti sanno che Halloween era una antica festa milanese, anzi, una delle quattro feste centrali dell’anno di Medhelan o Medhelon, Milano in celtico.
Così come proprio dalle nostre parti gli americani hanno preso la tradizione dell’intagliare le zucche… ma andiamo con ordine!

Quando Milano era dei celti…

Numerosi storici ormai sono concordi sul fatto che l’origine del nome di Milano non sia romana.

Alcune ricerche hanno documentato che prima che Mediolanum Milano era Medhelan o Medhelon, una terra di mezzo fondata dai celti, dove sorgeva un potentissimo santuario. Siamo nel VI secolo a.C. e Medhelan o Medhelon era un luogo mitico, mistico.

Allora, la fine dell’anno cadeva con il termine di ottobre.

Quello era il momento dell’alternarsi del ciclo delle stagioni, un periodo assai propizio, anzi, quello considerato il migliore per intraprendere ogni tipo di attività.

Solo allora si apriva la comunicazione fra il mondo sotterraneo dei morti e quello dei vivi.
E solo durante il Capodanno, che allora si chiamava Samain, si celebrava l’arrivo della nuova stagione con una grande festa fatta di spade, focolari, musiche, banchetti, danze all’ombra degli accampamenti.capodanno_celtico_halloween_milano_2010_01

Un Halloween lunghissimo

Per i celti Halloween non durava solo una notte ma proseguiva per tre giorni, dal 30 ottobre al 1° novembre. Erano le cosiddette “Tre Notti di Samain” in cui poteva accadere qualunque cosa.

Il Capodanno celtico rivisitato a Milano

Fino a una decina di anni fa anche il pubblico contemporaneo di Milano poteva rivivere quella tradizione grazie alle rievocazioni storiche, danze irlandesi e concerti di numerosi gruppi di cosplayers e amanti del tempo dei Celti. Era usanza – e approvazione del Comune – che ad Halloween Piazza Castello si trasformasse in un grande accampamento costellati di gruppi folk nazionali e internazionali impegnati con corni, violini, arpe e cornamuse, mentre artigiani impartivano lezioni sugli antichi mestieri (come la lavorazione del feltro e la bulinatura del metallo, ma anche il conio della moneta) e impavidi Bravehearts si sfidavano in duelli all’ultimo sangue.

capodanno_celtico_halloween_milano_2010Da qualche anno, purtroppo, questa fiera non si organizza più.

Misticismo e leggenda? 

Nel dubbio, due autori, Bruno Balzano e Daniel Conci, ci hanno scritto una saga: La Saga di Medhelan. La foto di copertina è la interpretazione di quelle suggestioni fatta dal Blog Urbanfile. Qui sotto invece vi proponiamo altre tre suggestioni di una Milano fantasy, tratta da questa epopea ambientata in una Milano celtica, da scoprire ancora oggi libro in mano.

E c’è perfino qualche indizio che dimostrerebbe che i celti abbiano fatto nascere proprio a Milano se non l’idea di Halloween, alcune sue caratteristiche che sono state poi diffuse nel mondo. Halloween infatti riprende alcuni usi e costumi tramandati di generazione in generazione a Milano e in buona parte della Brianza.

Come possono confermare i nostri nonni, infatti, non sono mica stati gli americani a creare l’usanza di intagliare delle zucche arancioni con facce buffe o mostruose!

A Milano quelle zucche, coltivate nelle ‘melonere’, erano dette “Lumere”. Cave all’interno, proprio come avviene oggi, venivano riempite e illuminate con alcune candele accese che venivano imbracciate come armi dai meneghini coraggiosi. Costoro andavano di porta in porta per spaventare i vicini in cambio di noci, nocciole, castagne, che erano i frutti più dolci degli autunni a Milano. Una tradizione troppo simile ad Halloween per sembrare un fatto casuale.

1 COMMENTO

  1. Un cospicuo ginepraio di amenità che davvero riesce difficile riscontrare altrove, per quanto ormai ve ne siano quantità ingenti in giro. Occorrerebbe una sede ben più ampia (e più opportuna) per elencarne le ragioni.
    È solo per dire di come l’entusiasmo non sia sufficiente se non retto da studi seri.
    Se si è innamorati d’un luogo forse sarebbe più intelligente amarlo, per l’appunto, senza inventarsi fantomatiche origini mistiche o mitiche (sic!).

    Saluti,
    Brenno

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