La DOMENICA POMERIGGIO della Milano di fine ’70

Così il sabato del villaggio si trasforma nella domenica pomeriggio, in zona San Siro a fine anni Settanta


Questo di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia. Il sabato del villaggio, la poesia di Leopardi che celebrava il piacere di pregustare la festa della sera.
I tedeschi per descrivere questa sensazione invece di una poesia usano una parola: VorFreude. Significa la gioia che si prova prima di qualcosa di bello, forse la gioia vera è nell’attesa, è meglio della cosa che ci si aspetta. O peggio.

Già, perché lo stesso discorso vale anche al negativo. Se attendere qualcosa di bello trasmette gioia, l’attesa di qualcosa di brutto è essa stessa dolore. 
Così il sabato del villaggio si trasforma nella domenica pomeriggio, in zona San Siro a fine anni Settanta. 


Un tempo tutte le partite di calcio si svolgevano nello stesso momento.
Il fischio di inizio era la domenica pomeriggio, alle 15
, anche se poteva essere anticipato o ritardato a seconda dell’ora del tramonto. Fischio di inizio, radioline, tutto il calcio minuto per minuto, scusi quanto fa l’Inter? (seguito da “e il Milan?”, o viceversa a seconda del lato di cuginanza).

Vivere vicino allo stadio era diverso rispetto ad oggi. C’era chi scavalcava la cancellata, chi per entrare a sbafo attendeva l’apertura dei cancelli che anticipava di qualche decina di minuti la fine della partita. Soprattutto, per raggiungere San Siro non c’erano vincoli al traffico.

Si parcheggiava fin sotto lo stadio e alla fine della partita le auto restavano imbottigliate in via Harar, il lungo viale che collega Zavattari con la Tangenziale, che diventava una ciminiera. Sui due corsi di marcia della strada si formava un mega ingorgo che, soprattutto nei mesi freddi, trasformava il quartiere in una camera a gas, con il tanfo dei gas di scarico, a quel tempo puzzolenti come uova marce. 



Il Sabato del Villaggio è la donzelletta che vien dalla campagna con un mazzolin di rose, la Domenica pomeriggio era l’odore nauseante dei gas di scarico e il gorgoglìo dei motori impaludati. Talvolta era pure gli scontri tra i tifosi, a quell’epoca piuttosto frequenti, che si prendevano a schiaffoni tra le auto. 

La nausea da uova marce, i clacson, le auto che dopo lo spettacolo sono frenate nella loro unica voglia di fare ritorno a casa. Questa era la domenica pomeriggio, questo era il sapore del lunedì di scuola che ai tempi delle elementari segnava la fine di ogni gioia, come un palloncino che lascia la mano. 

#milanograffiti 

ANDREA ZOPPOLATO

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