I 5 DELITTI più ATROCI della storia di Milano

Milano si tinge di nero. Omicidi e misteri avvolgono la città sotto le luci della Madonnina. Ma quali sono i delitti più feroci?

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Milano è una città frenetica, sempre all’opera, VIVA. Spesso nasconde il fatto che sia anche stata, e continua ad essere, teatro di MORTE. Ma quali sono gli omicidi più macabri che si sono svolti tra le sue vie?

I 5 DELITTI più ATROCI della storia di Milano

#1 Il primo serial killer italiano è il Mostro di Milano. Sarà l’ultimo civile ad essere condannato a morte

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1859. Sono gli ultimi anni del dominio austriaco su Milano quando Ester Maria Perrocchio, la proprietaria di alcuni stabili nella zona di via Torino, scompare. Il figlio inizia ad indagare, finchè scopre che Antonio Boggia, inquilino della donna, sostiene di essere stato dichiarato amministratore del palazzo dove risiede. Solo qualche mese dopo, un notaio scrupoloso si accorge che la procura in mano all’uomo è un falso, si aprono allora le indagini sulla sparizione della Perrocchio e Boggia diventa il primo sospettato. A quel punto alcuni vicini si fanno avanti dichiarando di aver visto l’uomo uscire con una grossa gerla dopo un incontro con la proprietaria e il corpo di Ester Perrocchio viene ritrovato ormai in decomposizione nel sottoscala del palazzo. L’uomo confessa, ma l’intuito del giudice incaricato delle indagini gli suggerisce di continuare ad indagare: qualcosa non quadra. Boggia possiede infatti altre tre procure, ovviamente false, e non si deve faticare molto per trovare i rispettivi cadaveri. L’uomo, non solo aveva il vizio di uccidere i proprietari di immobili, ma anche quello di nasconderne i corpi nello stesso scantinato del locale in Stretta Bagnera, una piccola via non accessibile a carrozze o cavalli e poco frequentata. Boggia viene condannato a morte e la sua sarà l’ultima condanna di un civile fino alla Seconda Guerra Mondiale. Dopo la morte, il celebre Cesare Lombroso, primo pseudo-scienziato forense, analizzerà il suo cranio dichiarando che la fisionomia era quella tipica di un assassino.


#2 La verità viene sempre a galla…in questo caso in una valigia. La condanna è di 1 settimana di carcere e 135 lire

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Genova, 1903. Una valigia contenente il cadavere di una donna viene ripescata nel porto. Ma cosa c’entra questo con Milano? La risposta arriva con un po’ di ritardo, sono altri tempi infatti e la comunicazione non è rapida come oggi, ma il caso riesce comunque ad essere ricondotto alla scomparsa di una donna milanese, Ernestina Beccaro. Il marito, Alberto Olivo, contabile di 48 anni, viene interrogato dagli inquirenti e confessa: il 16 maggio, durante una violenta lite ha ucciso sua moglie. Torniamo quindi a quel giorno. Olivo uccide la consorte, ma non si limita a questo. Nel tentativo di evitare la prigione, cerca in ogni modo di disfarsi del cadavere: seziona il corpo, butta gli organi nello scarico, sfregia il viso per rendere difficile l’identificazione e mette ciò che resta della donna in una valigia. Come nulla fosse, non perde un giorno di lavoro e il weekend seguente prende un treno diretto a Genova, dove, durante una breve escursione in barca, si disfa del pesante bagaglio buttandolo in acqua. Durante il processo, alcuni vicini testimoniano che la donna urlava troppo spesso pesanti insulti al marito e che spendeva molti soldi tra vestiti nuovi e frequentazione di locali. L’uomo viene allora ritenuto colpevole solo di vilipendio e occultamento di cadavere e il delitto viene dichiarato uxoricidio d’onore. La condanna per Alberto Olivo è una settimana di carcere e 135 lire di sanzione.

#3 Suicidio o insabbiamento? La storia della Povera Rosetta

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Elvira Andrezzi, conosciuta da tutti come Rosetta, era una giovane prostituta e canzonettista la cui vita si spense una notte di agosto del 1913. Molti dubbi avvolgo ancora la sua morte e diverse teorie sono state formulate negli anni, ma cosa successe veramente? Quella sera del 27 agosto, Rosetta e altre cinque persone vengono fermate dalla polizia per disturbo della quiete pubblica. La situazione presto degenera: i giovani rifiutano di obbedire agli ordini e i poliziotti passano alle mani. Secondo i verbali della polizia, Rosetta viene colpita da una bastonata e durante il trasporto in ospedale ingerisce volontariamente delle pillole di sublimato corrosivo per evitare l’arresto, viene dichiarata morta suicida all’ospedale Maggiore. La stampa, però, non è convinta: il giornale “L’Avanti!”, diretto allora da Benito Mussolini, indaga e scopre che in effetti nel lavaggio gastrico praticato alla ragazza in ospedale, non è stata trovata alcuna traccia del veleno. L’ipotesi più accreditata sembra essere quindi quella che Rosetta, di appena 17 anni, sia morta a causa delle percosse. Questa versione non viene mai confermata ufficialmente e i poliziotti indagati vengono assolti. Il caso, però, non viene dimenticato e Rosetta diventa una leggenda. La sua storia viene tramandata nella mitologia popolare dalla canzone La povera rosetta e Leonardo Sciascia le dedica un saggio intitolato proprio Storia della povera Rosetta.

#4 La gelosia è una brutta Bestia. Dopo aver ucciso una madre e i suoi figli ottiene la grazia dal Presidente della Repubblica

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È il 1946, l’Italia sta cercando di rimettere insieme i pezzi dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando una sera di novembre Francesca Pappalardo e i suoi tre bambini, di 10 anni, 5 e 10 mesi vengono uccisi a colpi di spranga nella loro casa in via San Gregorio. Per la polizia non ci sono dubbi: la colpevole è Caterina (Rina) Fort, amante di Giuseppe Ricciardi, marito e padre delle vittime. L’ipotesi è che la donna, resa folle da un attacco di gelosia, abbia ucciso la famiglia dell’amante. Si viene infatti a sapere che la famiglia dell’uomo, originaria del Sud Italia, si era da poco trasferita a Milano, raggiungendo il capofamiglia, proprio per mettere fine alla loro tresca. La Fort all’inizio nega tutto, ma torchiata da numerosi interrogatori confessa solo una volta di essere colpevole. Negli interrogatori successivi cambia più volte versione, sostenendo anche di aver avuto dei complici o di aver ucciso solo la madre, ma non i bambini. I giudici, però, non si lasciano convincere e, certi della sua piena colpevolezza, la condannano all’ergastolo, pena che sconta fino al 1975, quando riceve la grazia dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Data l’efferatezza degli omicidi, l’opinione pubblica soprannominerà la donna: La Bestia di San Gregorio.



#5 Omicidio all’Università Cattolica. Ragazze uccise a coltellate da un serial killer o pura casualità?

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Un giorno di luglio del 1971, Mario Toso, giovane seminarista iscritto alla facoltà di filosofia dell’Università Cattolica di Milano, si reca in ateneo e, con occhio attento, nota che nel bagno delle donne c’è un rubinetto rimasto aperto. Una volta superata l’indecisione e l’imbarazzo, dopotutto quello è il bagno delle donne, decide di entrare e trova in terra una ragazza trafitta da 42 coltellate. Il corpo è quello di Simonetta Ferrero, 26 anni, ex-studentessa della Cattolica, la cui scomparsa era stata denunciata due giorni prima dai genitori. Gli inquirenti seguono ogni pista, le indagini vanno avanti per anni, ma nessuno sembra essere il responsabile dell’efferato omicidio. A distanza di quasi 50 anni il delitto di Simonetta rimane ancora irrisolto, ma un altro dubbio accompagna la sua storia. Sembra infatti che tra il 1970 e il 1975 altre undici donne siano state uccise a Milano a coltellate, proprio come lei, che sia stata dunque l’opera di un serial killer?

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CHIARA BARONE

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