Una piccola repubblica decise di investire tutto in un progetto imponente, convinta che da lì dipendesse la sua sopravvivenza. Secoli dopo, quell’opera è rimasta intatta, ma la funzione che ha avuto nella storia è stata lontana da quello che i suoi costruttori avevano immaginato. Tutto questo è avvenuto in Italia.
# Una fortezza inaccessibile, mai messa alla prova

Nel 1544 la Repubblica di Lucca, piccola ma orgogliosa realtà indipendente, decise di proteggersi dai vicini più potenti con un progetto destinato a cambiare per sempre il volto della città. Si trattava di una cerchia muraria rinascimentale, capace di resistere non più solo ad arieti e catapulte, ma ai nuovi cannoni che stavano rivoluzionando l’arte della guerra. Gli ingegneri militari chiamati a realizzare l’opera misero in campo le tecniche più avanzate: bastioni angolati, terrapieni, cortine robuste, un perimetro destinato a scoraggiare ogni assalitore. La costruzione durò oltre un secolo, fino al 1648, attraversando intere generazioni di lucchesi. Una città intera vide innalzarsi davanti ai propri occhi questa possente cintura difensiva, lunga più di 4 chilometri e articolata in undici baluardi. Nelle intenzioni doveva rappresentare il confine invalicabile della libertà della Repubblica: un messaggio chiaro agli occhi di Firenze, Pisa e del Granducato di Toscana. Invece si trasformò in un “deserto dei Tartari all’italiana”: una difesa perfetta, pronta all’uso, che tuttavia non venne mai messa alla prova.
# La paradossale inutilità delle mura: l’unico episodio in cui vennero messe alla prova. Dalla natura

Eppure, nonostante tanta fatica, quelle mura non spararono mai un colpo, non furono mai lambite da un assedio, non videro mai un nemico ammassarsi sotto le loro cortine. Nessuno osò mai metterle alla prova, e paradossalmente il loro successo stava proprio qui: costituivano una presenza talmente solida e minacciosa da scoraggiare qualsiasi tentativo d’attacco. Lucca mantenne così la propria autonomia senza dover sperimentare la brutalità della guerra dentro le proprie vie. L’unica volta in cui la cinta muraria venne davvero messa in gioco fu nel 1812, ma non contro un esercito: fu la devastante piena del Serchio a minacciare la città. Le porte vennero sprangate e rinforzate con materassi e pagliericci per fermare l’acqua, riuscendo a proteggere il centro storico. Addirittura Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Lucca, venne issata con un argano oltre le mura per non costringere ad aprire i varchi. Un episodio che testimonia come il destino dell’opera fu più quello di barriera naturale che non di fortezza da battaglia.
# Da fortezza militare a parco urbano
Dopo la stagione delle guerre e con l’arrivo del XIX secolo, la funzione militare delle mura perse significato. Non furono abbattute, come accadde altrove, ma trovarono una seconda vita grazie alla lungimiranza di Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca. Fu lei a trasformare quel colosso difensivo in un grande parco urbano: viali alberati, aree verdi e passeggiate sopraelevate ridiedero alle mura un ruolo diverso, quello di spazio pubblico aperto a tutti. Ancora oggi i 4 chilometri e oltre dell’anello murario ospitano passeggiate rilassanti, corse all’aria aperta, picnic e momenti di socialità. Non mancano gli eventi che animano questi spazi, dal Lucca Summer Festival con i suoi concerti internazionali fino al Lucca Comics & Games, che ogni anno richiama migliaia di visitatori trasformando le mura in un palcoscenico a cielo aperto.
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FABIO MARCOMIN