Secondo i dati elaborati da ISTAT sono queste le cinque città capoluogo con la maggiore presenza di residenti stranieri in Italia.
#5 Parma: 17,4%

Parma 2021
Da sempre una delle città più internazionali d’Italia. A Parma si respirano ancora oggi atmosfere francesi, eredi delle influenze degli Angiò, Farnese e dei Borbone. Si dice che anche la famosa “erre” arrotata, tipica dei parmensi, derivi dall’epoca francese. Non poteva dunque che aprire la top-5 con un 17,4% di stranieri residenti. Universitaria, ben collegata e con un’economia orientata all’agroalimentare avanzato, alla logistica e ai servizi, la città emiliana ha consolidato negli ultimi anni filiere occupazionali capaci di integrare stabilmente manodopera internazionale. Il risultato è un mix demografico in crescita, sostenuto sia da arrivi per lavoro sia da ricongiungimenti familiari e percorsi di studio.
#4 Brescia: 19,1%

La “Leonessa d’Italia” è il risultato di un mix tra Longobardi, Veneziani e Austriaci con uno spolvero di effervescenza napoleonica. Un passato internazionale che prosegue con i residenti di oggi. A Brescia gli stranieri sono il 19,1% del totale. Il principale magnete è la manifatturiera diffusa (metallo-meccanica, rubinetteria, lavorazioni specializzate) e una lunga storia di domanda di lavoro che ha attratto ondate migratorie già dagli anni Duemila. La città ha visto consolidarsi reti comunitarie e imprenditoria etnica, con un impatto visibile su quartieri, commercio di vicinato e scuole.
#3 Piacenza: 19,1%

Non ci si sposta di molto e si fa ritorno nell’alta Emilia. Con una storia affine a quella di Parma, Piacenza tocca il 19,1% e sale sul podio grazie a una posizione strategica sulla Via Emilia e all’incrocio di grandi assi logistici. Interporti, magazzini, agro-industria e filiere di trasformazione hanno generato una domanda di lavoro continua, spesso organizzata tramite agenzie e turnazioni, che ha favorito insediamenti stabili di comunità straniere. La dimensione urbana medio-piccola amplifica l’incidenza percentuale: a parità di flussi, l’impatto sul totale residenti risulta più marcato che nelle metropoli.
#2 Milano: 21,2%

L’unica metropoli in classifica non poteva che essere lei. Più di un abitante su cinque a Milano ha il passaporto straniero. Un 21,2% di residenti stranieri che le vale il secondo posto in Italia. Il primato economico nazionale, l’attrattività universitaria e il ruolo di hub per finanza, moda, design, ICT e sanità privata alimentano flussi costanti e molto diversificati per provenienza e profili professionali. La scala metropolitana consente percorsi di integrazione più articolati (dal lavoro qualificato ai servizi alla persona), ma alza anche l’asticella su casa e costo della vita. Una voce a parte, poi, si meritano i super-ricchi in entrata, attirati dalla vantaggiosa flat-tax per chi arriva da oltre frontiera,,
#1 Prato: 24,6%

Conserva il primato la città che da decenni è stata trasformata radicalmente dalla sua componente straniera. Prato è la città più internazionale d’Italia, con il 24,6% di stranieri: quasi un abitante su quattro. In questo caso si tratta di qualcosa di atipico. Gli stranieri in larga parte arrivano da uno stesso Paese: la Cina. E operano soprattutto in un settore: quello tessile. In questo distretto, infatti, si producono capi di abbigliamento per tutte le principali firme della moda nazionale e internazionale. Originale, poi, anche la presenza storica di comunità imprenditoriali, che ha innestato reti familiari e produttive molto dense.
Queste le città più internazionali. Ma quali sono invece quelle dove ci sono meno abitanti che arrivano dall’estero?
# Taranto la città meno residenti stranieri: appena il 2,85%
Dal lato opposto della graduatoria c’è Taranto, con appena il 2,85% di residenti stranieri. Il dato riflette una realtà tipica di parte del Mezzogiorno, dove le opportunità di lavoro sono più limitate e i flussi migratori in ingresso si concentrano meno rispetto al Centro-Nord. Ne deriva una presenza straniera ridotta e poco radicata, con comunità numericamente esigue e un impatto minimo sul tessuto urbano e sociale. La città si conferma così fanalino di coda nella classifica nazionale, a distanza di oltre venti punti percentuali dalle realtà più multiculturali come Prato e Milano.
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MILANO CITTA’ STATO