Le curiosità straordinarie del LAZZARETTO DI MILANO: dai due Lazzaro alle patatine San Carlo

Distrutto per realizzare una nuova linea ferroviaria, rimane solo la piccola chiesa di San Carlo al Lazzaretto e incredibili aneddoti

Lazzaretto con sfondo Caselli di Porta Venezia

In una Milano che cerca di superare la paura del coronavirus scopriamo qualcosa in più sul vecchio luogo deputato ai malati e agli appestati: il suo Lazzaretto.

5 + 1 cose che forse non sapevi sul Lazzaretto

#1 Fu progettato da due architetti di nome Lazzaro


Il progetto fu affidato a fine ‘400 a due architetti: Lazzaro Cairati e Lazzaro Palazzi, ma non lasciamoci trarre in inganno. Il nome Lazzaretto non deriva dai suoi costruttori. Una delle ipotesi lo rimanda alla serenissima Repubblica di Venezia, dove i lebbrosi venivano confinati sull’isola di Santa Maria di Nazareth che per successive distorsioni fonetiche si trasforma via via da Nazareth a Nazaretto a Lazzaretto.

#2 In origine era quadrato

Lazzaretto con sfondo Caselli di Porta Venezia

Aveva una forma quasi quadrata (370 x 378 metri) e si estendeva al di là delle mura spagnole, ci trovavamo quindi fuori dalla città, sullo sterrato che portava verso Monza, anni luce dalle passeggiate dello shopping di Corso Buenos Aires. Se prendiamo google maps riusciamo a tracciare facilmente il perimetro facendo incrociare: Corso Buenos Aires appunto, con via San Gregorio, via Lazzaretto e viale Vittorio Veneto

#3 Resiste la chiesa di San Carlo (che ha dato il nome alle patatine)



Adiacente a Viale Tunisia c’è ancora la piccola chiesa di San Carlo in Lazzaretto. Posta al centro, di forma ottagonale e con grandi arcate aperte, oggi murate, permetteva ai malati di poter assistere e vedere la funzione anche da lontano. Fatta edificare dal cardinale Carlo Borromeo, da cui il nome, ha dato poi, secoli e secoli dopo, il nome alla storica fabbrica di patatine, la cui prima rosticceria era in via Lecco, a pochi metri appunto dalla chiesa.

#4 Le colonne del porticato sono state portate nella Villa Bagatti Valsecchi

Possiamo renderci conto di com’era la costruzione attraversando via San Gregorio, poco lontano dalla celebre pasticceria infatti c’è ancora una piccola porzione dell’architettura originaria, oggi diventata chiesa ortodossa russa dedicata a San Nicola. Mentre se ci spingiamo fuori Milano, a Varedo, nel giardino di Villa Bagatti Valsecchi è stato portato, ad ornare il giardino, uno degli ingressi, oltre a numerose colonne del porticato interno.

#5 Fu distrutto a fine ‘800 per costruire una nuova linea ferroviaria

Il Lazzaretto fu distrutto a fine ‘800, con grande biasimo di Luca Beltrami, per far spazio alla nuova linea ferroviaria che correva lungo l’attuale viale Tunisia. L’intera area circostante fu poi  lottizzata per erigere gli eleganti palazzi di Porta Venezia. Uno in particolare, casa Luraschi, sita all’angolo tra Corso Venezia e Piazzale Oberdan è celebre per una doppia particolarità: fu il primo ad infrangere la servitù del Resegone, il divieto per i palazzi ubicati a nord di Porta Venezia di avere più di tre piani per non impedire la vista delle Alpi Lombarde. Inoltre all’interno del cortile sono stati posti dodici tonti con i busti dei personaggi dei Promessi Sposi, a memento del connubio tra il luogo e il romanzo.

#5+1 Renzo e Lucia si ritrovarono proprio qui

Proprio nel Lazzaretto infatti Renzo, dopo la bellezza di 35 capitoli e centinaia e centinaia di pagine di romanzo, con grande giubilo di moltissimi studenti, finalmente, incontra Lucia.. ammettiamolo: ormai non ci speravamo quasi più!

ROBERTO BRACCO

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