I MESTIERI della VECCHIA MILANO 

Quali sono i mestieri più antichi del capoluogo meneghino? Eccone alcuni che devono essere conosciuti per forza

Credit: clubmilano.net

Quali sono i mestieri più antichi del capoluogo meneghino? Eccone alcuni che devono essere conosciuti per forza

I MESTIERI della VECCHIA MILANO 

L’argomento è già stato trattato in questo articolo, ma ci sono ancora tanti mestieri dell’antica Milano che vale la pena di ricordare.


# Gli ambulanti: dal caffettee al polentatt

Immaginate una Milano senza supermercati né centri commerciali, con pochi negozi, ma tante figure di commercianti e artigiani che giravano per le strade, reclamizzando a gran voce i loro servizi e la loro merce. 

Qualcuno di questi personaggi l’abbiamo già incontrato negli articoli precedenti: el caffettee (venditore di caffè, magari non di prima qualità ma comunque bello caldo), el gambaree (venditore di gamberi), el ranee (venditore di rane), el giasee (venditore di ghiaccio), lo strascèe (straccivendolo) e el firunatt (venditore di collane di castagne). Ma se, anziché infilate in collane,  avessimo voluto comprare delle castagne sfuse? Allora avremmo dovuto cercare el castegnatt e, se nella nostra ricerca fossimo passati vicino a una scuola, avremmo sicuramente visto stazionare gli straccadent, che  vendevano le castagne peste, le “caramelle degli studenti”, lessate e condite con sale e semi di finocchio. 

Altri venditori ambulanti erano el ancioatt (venditore di acciughe), i Gigi de la gnaccia, cioè i venditori di castagnaccio e di torta di ceci, che giravano per le strade con un grosso tegame di rame stagnato con dentro le loro prelibatezze, el limonatt (venditore di limoni), el polentatt (venditore di polenta), el polliroeu (pollivendolo), quej dej nos (venditori di noci). Questi ultimi viaggiavano sempre in coppia: uno che richiamava l’attenzione della gente decantando ad alta voce le qualità delle sue noci e il secondo, armato di sasso, che rompeva i gusci e dava un assaggio ai passanti.



Dai venditori ambulanti, oltre ai prodotti alimentari, si poteva trovare un po’ di tutto: per esempio, cesti di vimini dal cavagnin, scope dallo scovinatt, aghi, spilli, bottoni, rocchetti di filo, “stringhe e bindelli” dal masciader (merciaio). 

C’era poi chi, anziché merce, vendeva servizi: abbiamo già conosciuto el moletta (arrotino) e el ciaparatt (chi accalappiava i topi),  ma c’era anche chi accalappiava i cani,  el ciappacan, e se el cadregatt riparava sedie, l’umbrelee (o ombrellat) e  el pigotee riparavano, rispettivamente, ombrelli e bambole.

Ma il mestiere più strano era quello del castragaj, colui che girava per le cascine castrando i galli e trasformandoli in capponi. Costui raramente si faceva pagare in denaro, preferendo infatti barattare il proprio lavoro con prodotti della cascina o, alla fine della stagione, con qualche cappone.

# I negozianti della vecchia Milano

Credit: anticacredenzasantambrogiomilano.org

Non c’erano tanti negozi, giusto quelli essenziali e un negoziante l’abbiamo già incontrato: el barbee (barbiere). Vediamone qualcun altro: el bagàt (calzolaio), el speziee (farmacista), el becchee (macellaio), el cervelee (salumiere), el formagiatt (venditore di formaggi), el fundeghee (droghiere),  el lattee (lattaio), el prestinee (panettiere), el fruttiroeu (fruttivendolo), dal quale si andava a comprare la frutta, ovviamente in base alla stagione: i magiuster (fragole) – da qui deriva il nome italiano  del cappello di paglia, rigido con cupola piatta, la “magiostrina”,  che sembra fosse indossato da chi andava per i campi a raccoglier fragole – i mugnag (albicocche), i narànz brusch  (arance dal sapore aspro) da distinguersi dal portugàll (arancia dolce), i pomm granàa (melograni), ona pica de uga (un grappolo d’uva), i scireg (ciliegie un po’ aspre, tipo amarena) alla quale facevano da contraltare i sgalfiòn (ciliegie tipo durone, dal sapore dolcissimo), i loriòn (mirtilli), i persech (pesche). E dal fruttivendolo si comprava, ovviamente anche la verdura: i tomates (pomodori), i faseau (fagioli), ona brancada de succoria (una manciata di cicoria), ona gamba de seller (una gamba di sedano), … 

C’era poi el sciostree (rivenditore di carbone), che nella sua sciostra (scantinato lungo i navigli dove si vendeva un po’ di tutto, dal carbone ai materiali da costruzione) aspettava l’arrivo dei barconi dai quali i tencit (carbonai) avrebbero scaricato la loro merce.

# E altri mestieri…

curiosità mezzi pubbliciDel menafrecc (spazzacamino) e del brumista (vetturino di carrozze) abbiamo già parlato. C’erano poi, el cavadent (dentista), el daziee (chi riscuoteva i dazi alle porte di accesso a Milano), l’mpastador de avvis (chi attaccava i manifesti) e el lampedee o pizzalamped, che girava per le strade della città non appena calava il sole ad accendere i lampioni. Un modo di dire della vecchia Milano è “Cargà come on lampedee“, espressione usata per indicare chi si muoveva carico di fardelli; infatti, il lampionaio doveva sempre portare con sé scale, smoccolatoio e bricco del carburante. 

Alla professione del pasticciere, l’ofelè, è legata un’altra espressione tipica milanese: “Ofelè fa el to mesté!” che significa “Pasticciere, fai il tuo mestiere!” e si dice a coloro che si improvvisano esperti di lavori e materie che non sono alla loro portata. 

Possiamo continuare l’elenco con el magnan o ramee (stagnino), i mizzadin (selciatori), el penelat (imbianchino), el stucheta (stuccatore) e  el trombee (idraulico). 

Si sa, in passato, nelle classi sociali più povere, anche i bambini dovevano contribuire al sostentamento della famiglia. A Milano, fra gli altri, troviamo: la piscinina, una bimba tra i 6 e i 13 anni che era apprendista della sarta, della modista o della stiratrice e che era incaricata di portare i vestiti a casa dei clienti, e el garzon del prestinee (garzone del panettiere), che, a piedi o in bicicletta, consegnava il pane e andava al mulino a prendere i sacchi di farina.

Per finire, un mestiere che, a ben vedere, è praticato ancora oggi: el manetta, il manovratore del tram, diverso dal travier, che era invece il bigliettaio. I primi tram elettrici, che entrano in servizio a Milano nel 1893, prendevano energia dalla rete elettrica tramite la perteghetta, la piccola pertica che attaccava il tram ai fili della corrente. L’altro nome della “perteghetta” è el troller, termine che dovrebbe derivare dall’inglese trolley cars, da cui “Taches al troller!”, equivalente dell’italiano “Ma attaccati al tram!”. 

Leggi anche: El MENAFRECC, el FIRUNATT, lo STRASCEE: altri 5 MESTIERI ANTICHI che hanno fatto la storia di MILANO

ANNA RITA BORDONI

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