COME ERAVAMO: cresciuti a Milano negli anni settanta e ottanta

Con il nuovo anno a volte si viene presi dalla nostalgia. Qualche ricordo della preistoria a Milano.

COME ERAVAMO: cresciuti a Milano negli anni settanta e ottanta

#1 I ragazzini per strada

Il pallone viene verso di te, prendi la rincorsa e colpisci con tutta la forza che hai, sognando un gol mundial. Invece no, hai colpito di punta, il pallone si impenna, una traiettoria stramba, va oltre la porta fatta di mucchi di vestiti e di una traversa immaginaria che dipende dall’altezza delle braccia del portiere, finisce al di là del campo fino in strada. Rumore di frenata. Sulle strade di Milano oggi non cadono più palloni.

#2 Le cabine del telefono

Erano i cellulari di allora. L’unico modo di tornare in connessione con famiglia o amici. Se ci si dava un appuntamento e non ci si trovava, l’unica via per rintracciarsi era trovare una cabina della Sip, provare a chiamare a casa dell’amico o dell’amica e lasciare un messaggio ai genitori. Se dovesse chiamare sarò ad aspettare davanti al negozio X fino alle 5. Gli appuntamenti davanti alla porta del Duomo. Una volta a Sestri Levante mi sono dato appuntamento con Monica il 2 gennaio. L’ho rivista solo a inizio estate.

#3 Il senso di Burghy

L’arrivo di Burghy a Milano ha avuto un impatto che nemmeno il primo iphone. Anche se era italianissimo, Burghy portò l’America a Milano, anni prima del Mc Donald’s. Burghy a San Babila divenne un punto di riferimento, soppiantando il Duomo.

#4 Le compagnie

I cellulari, prima, e poi Facebook hanno distrutto le compagnie. Prima l’unico modo per avere più contatti in poco tempo era di ritrovarsi tutti assieme, in uno stesso luogo, da cui non ci si spostava mai. Se andavi lì sapevi che ci saremmo stati. Con i telefonini e ancora di più con Facebook ognuno si crea le sue infinite relazioni. Senza bisogno di un riferimento fisico.

#5 Gli amici del mare

Esisteva una netta distinzione tra gli amici del mare e quelli dell’inverno. Quando finiva l’estate ci si salutava come se si dovesse partire per la legione straniera. Anche se si era della stessa città la regola sacra era che gli amici del mare si frequentavano solo nei mesi estivi. Guai incontrarli anche di inverno. Non ricordo perchè ma era così.

#6 La lotta per il telefono di casa

Il momento più eccitante di quando si stava a casa era lo squillo del telefono. Un suono carico di sogni e di speranze infinite. E chi aveva fratelli si sfidava nella corsa per rispondere, anche per evitare imbarazzi di dover spiegare chi era.
Quando si chiamava a casa di un’amica si sperava rispondesse di persona per evitare l’impappinamento con la mamma o, peggio, con il papà. Se lei non era in casa poteva anche essere sparita per sempre.

#7 I passatempi

I trasferelli. La gara di bolle con le Big Babol. La prima Saltafoss. La solennità della televisione, Sandokan, Goldrake, i giovedì con Mike Bongiorno, Stursky e Hutch, Happy Days, Fantastico con la lotteria Italia. Novantesimo minuto e le domeniche in giro con il sottofondo delle radioline, quanto fa il Milan? Le biglie con i ciclisti e le piste fatte trascinando per i piedi sulla sabbia il bambino più piccolo. Le caramelle tedesche che esplodevano in bocca con i pezzettini che rimbalzavano tra gola, denti e palato. 

#8 La musica

Lo stereo in spiaggia. Le prime radio. Poche canzoni che si conoscevano a memoria. L’uscita evento di un nuovo LP. Il Vasco pre Bollicine, i Police, i primi U2, i Duran a Sanremo, la new wave. I concerti di culto. Musica commerciale contro musica d’autore. La pubblicità della Coca Cola a Natale.

 

#9 L’autorità

Era un mondo di autorità assolute. Fermi a tavola finchè non si è finito. No, perchè?, perchè no! Sull’attenti all’entrata dell’insegnante. Guai rispondergli. Il telegiornale, il prete. Alla messa arrivare prima del Vangelo se no non conta.

#10 La sensazione di essere immortali

Non esistevano pericoli. Si usciva da soli, si prendevano i mezzi pubblici fin da bambini, si stava in giro senza lasciare segni di sé fino al tramonto, ci si rovinava cadendo con la bici, pestandosi, ci si lanciava i sassi, ci si legnava coni bastoni, ci si rincorreva tra le auto. L’unico pericolo era lo sconosciuto che ti offriva delle caramelle. Ma nessuno lo ha mai incontrato.

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