Umberto Urbinati. Milanese, ma nato a Ibiza il 25 settembre 2005. Sta per compiere vent’anni. Dovrebbe festeggiare al traguardo del suo viaggio. Da Milano a Capo Nord e ritorno. Lo si può seguire sul suo profilo Instagram. Al momento si trova sulla strada del rientro. Nel sud della Finlandia. Lo abbiamo raggiunto per saperne di più sul suo viaggio, sulle sue motivazioni e su ciò che di buono da questa esperienza potrà portare a Milano.
# Cosa ti ha spinto a partire?
Sono sempre stato una persona a cui piace stare all’aperto e andare in bici, fin da piccolo, quando andavo sul seggiolino con mia madre. A partire mi hanno spinto le mie origini e la voglia di scoprire, di inseguire il mio sogno.
# Hai avuto un momento preciso in cui hai deciso: “Lo faccio”?
Dopo il Covid avevo voglia di prendere un po’ d’aria e ho iniziato a fare dei giri in bici, mano a mano più lunghi, fino ad arrivare a Capo Nord.
# Com’era la tua vita a Milano prima di partire?
Avevo una vita normalissima. Ho appena finito il liceo, mi sono diplomato con 80 su 100 in Trasporti e Logistica all’Istituto Maxwell di Milano. Una vita come un normale studente, con i suoi amici, non mi piaceva fare festa di sabato sera ma preferivo stare con la natura. Una persona non troppo studiosa, mi impegnavo quanto basta e ho sempre avuto la “dote” di fare quasi niente e di prendere sempre bei voti, perché mi piaceva quello che facevo.
A partire mi hanno spinto le mie origini e la voglia di scoprire, di inseguire il mio sogno.
# Quanto tempo ci hai messo a pianificare tutto? Ti sei allenato in modo specifico?
Per pianificare tutto il viaggio ci ho messo circa 6 mesi. Sono partito a luglio e ho incominciato a pensarlo appena finito il viaggio invernale, quindi ai primi di gennaio.
# Qual è stato finora il tratto più difficile? E quello più bello?
A livello fisico il tratto più difficile sicuramente è la Svezia. Sono paesaggi bellissimi, ma difficili da pedalare, perché c’è un sacco di sterrato non compatto: o fai lo sterrato non compatto oppure fai la E4, l’autostrada. L’ho fatta solo due volte, perché sono come dei pazzi, quindi no. Quel pezzo lì è bellissimo ma da pedalare impossibile: ci sono un sacco di salite e poche discese. Però è uno dei più belli.
# Hai mai avuto paura? Di cosa?
La paura non voglio dire che non ce l’ho, non voglio apparire immodesto. Però una cosa da paura in questo viaggio l’ho avuta in un episodio recente sulla costa finlandese: alle quattro di mattina, mi sveglio in tenda con dei rumori, mi giro e sento un ululato fortissimo. Mamma mia! Mi sono cagato addosso, se si può dire, un ululato assurdo. Che faccio? Mi giro e mi metto a dormire così, mi dico, se muoio non me ne accorgo. Poi quando mi sono svegliato alle 5.30 apro la tenda: era un cane che urlava, cioè un cane piccolino che ululava e io pensavo che fosse un lupo. Vabbè, questo è stato il fatto più pauroso.
# Cosa ti ha sorpreso dei Paesi del Nord?
La semplicità della vita. In ogni paesino vedi gli abitanti che vivono tranquillamente, felicemente. E poi parlano un inglese perfetto, anche il vecchietto, ti parlano un inglese C2. Ho parlato con dei local e mi hanno spiegato che tipo anni 80 e 90 sulla TV i film arrivavano tutti dall’America e non venivano doppiati in svedese, quindi tutti gli svedesi o i norvegesi e i finlandesi hanno imparato l’inglese guardando la TV. Un’altra cosa che mi ha colpito sono questi Shelter che sono tipo delle capanne in legno a uso gratuito: tu ci puoi entrare per fare il fuoco, ci puoi passare la notte, c’è la legna per fare il fuoco, c’è anche il bagno, alcune hanno anche l’elettricità e a volte una pseudo-doccia solare
# Cosa porteresti a Milano di quello che hai visto fuori?
A Milano del Nord porterei un po’ tutto. Sicuramente il rispetto che si ha per i ciclisti perché comunque a Milano, come in tutta Italia, le infrastrutture non sono buonissime: ci sono le ciclabili, a volte anche le Bike Lane, però la gente deve essere sensibilizzata al fatto che ci siamo anche noi ciclisti. Tipo in Corso Buenos Aires c’è una giungla anche se ci sono due metri di ciclabile, perché la gente proprio non ci calcola. Quindi porterei questo del Nord.
# Cosa hai imparato su te stesso durante questo viaggio?
Non per presunzione, ma mi conoscevo abbastanza bene anche prima di partire. Questo viaggio per adesso mi ha insegnato che non pensavo di poter catturare così tanta attenzione di tanta gente. Perché, se mi vedevi prima, ero un ragazzo normalissimo, che balbettava a volte davanti alla videocamera: invece adesso, mi sono stupito che fin dal primo video, non ho mai avuto una balbuzie e sto comunque intrattenendo un pubblico di più di 20.000 persone.
# Qual è la cosa a Milano che ti manca di più?
Il caos. Qui sono tutti ordinati. Anche se è una cosa un po’ negativa, però mi manca il caos di Milano. E poi la vita italiana: ad esempio il cappuccino. Il cappuccino! Qui, vi prego, fanno il caffè americano, quello che sembra acqua sporca. Sì, il cappuccino mi manca troppo.
Di Milano mi manca il caos. E il cappuccino
# Come immagini la Milano del futuro?
Come ho detto prima, la immagino con delle infrastrutture magari migliori per la bici. Però possono esserci quante infrastrutture vuoi, tipo le ciclabili, ma vanno sensibilizzate le persone. Adesso come adesso Milano io la vedo un po’ male per il futuro, perché c’è un sacco di gente che non rispetta gli altri, quindi per adesso non si sta andando verso una buona direzione per quanto riguarda noi ciclisti.
# Se tu fossi sindaco, cosa cambieresti?
Se io fossi Sindaco, toglierei il discorso dell’area B e area C, o comunque le metterei, ma non che si possa pagare: o con il tuo mezzo hai il diritto di entrare, o non entri. Poi un’altra cosa che farei sicuramente è istituire nelle scuole fin da piccoli, perché queste persone vanno educate fin da piccoli che poi te le trovi per strada, insegnando regole sul codice stradale in classe fin dalle elementari.
# Pensi che farai altri viaggi così? Hai già qualcosa in mente?
Sicuramente farò altri viaggi, anche più lunghi. Ho già in mente qualche progetto che non voglio spoilerare, perché è una cosa molto grossa.
Vi ringrazio tanto per questo tempo.
Continua la lettura con: A Berlino i nuovi «semafori spia» solo per ciclisti: da mettere anche a Milano?
ANDREA ZOPPOLATO